Volare dopo un’immersione: quanto bisogna realmente aspettare?

La vacanza subacquea sta finendo.

L’ultima immersione è stata spettacolare.

Il computer non segnala problemi, siamo perfettamente in forma e il volo di ritorno parte domattina.

A questo punto compare una delle domande più frequenti fra i subacquei:

quanto tempo deve trascorrere fra l’ultima immersione e il decollo?

Dodici ore?

Diciotto?

Ventiquattro?

Un giorno intero?

La risposta dipende dal tipo di immersioni effettuate.

Ma prima di parlare di numeri bisogna capire perché salire su un aereo dopo essersi immersi è differente dal semplice trascorrere lo stesso tempo a livello del mare.

Il problema non è l’aereo in sé.

Il problema è la riduzione della pressione ambiente.


Dopo l’immersione la decompressione non è realmente terminata

Quando raggiungiamo la superficie il computer può mostrare:

NDL terminato, nessun obbligo decompressivo.

Ma questo non significa che tutti i tessuti siano già tornati alla condizione precedente all’immersione.

Durante il tempo trascorso in profondità abbiamo assorbito gas inerte, principalmente azoto se respiriamo aria o nitrox.

Durante la risalita iniziamo a eliminarlo.

Una parte viene eliminata immediatamente.

Una parte continua a essere eliminata per ore.

È ciò che normalmente chiamiamo:

desaturazione.

Per questo il computer può mostrare, anche molte ore dopo l’immersione:

  • no-fly time;
  • desaturation time;
  • tissue saturation;
  • eventuale indicazione di altitude restriction.

Il fatto che siamo in superficie non significa quindi che fisiologicamente siamo già ritornati allo stato precedente.


Cosa cambia salendo su un aereo?

A livello del mare la pressione atmosferica è circa:

1 ATA.

Durante un normale volo di linea la cabina è pressurizzata, ma non rimane alla pressione equivalente del livello del mare.

La pressione di cabina corrisponde normalmente a un’altitudine equivalente di circa 6.000-8.000 piedi, ossia approssimativamente 1.800-2.400 metri.

All’estremo superiore, 8.000 piedi corrispondono a circa 0,75 ATA.

Quindi, anche senza lasciare fisicamente l’aereo, per il nostro organismo è come salire rapidamente in montagna.


Perché questo aumenta lo stress decompressivo?

Immaginiamo un tessuto che dopo l’immersione contiene ancora una quantità elevata di azoto.

A livello del mare il gradiente fra gas nel tessuto e pressione ambiente sta progressivamente diminuendo.

Entriamo nell’aereo.

Decolliamo.

La pressione della cabina scende.

Il gradiente aumenta nuovamente.

In termini semplici:

stiamo aggiungendo un’altra fase di decompressione.

È esattamente questo il motivo per cui DAN definisce il volo post-immersione un aumento dello stress decompressivo.


Non serve arrivare a 10.000 metri

Questo è importante.

Qualcuno potrebbe dire:

“Ma un aereo vola a 11.000 metri.”

Per il subacqueo non conta direttamente l’altitudine dell’aereo.

Conta soprattutto la pressione all’interno della cabina.

La fusoliera viene pressurizzata.

Ma non fino a mantenere necessariamente 1 ATA.

Il nostro organismo percepisce quindi una salita equivalente di diverse migliaia di piedi.

Ed è sufficiente a modificare la decompressione.


Le attuali indicazioni DAN

Per subacquei senza sintomi compatibili con malattia da decompressione, DAN indica attualmente come intervalli minimi suggeriti:

Una singola immersione senza decompressione

12 ore o più.

Immersioni multiple nello stesso giorno

18 ore o più.

Più giorni consecutivi di immersioni

18 ore o più.

Immersioni con decompressione obbligatoria

La comunicazione DAN più recente utilizza 24 ore o più come indicazione pratica, mentre il testo del consenso scientifico sottostante parla più genericamente di un intervallo “sostanzialmente superiore a 18 ore”, perché i dati sperimentali per immersioni con decompressione sono molto meno numerosi.

Questi numeri sono importanti.

Ma ancora più importante è capire che sono minimi consigliati, non garanzie.


Una tabella semplice

Tipo di immersioneIntervallo minimo suggerito prima di volare
Una singola immersione no-deco12+ ore
Più immersioni nella stessa giornata18+ ore
Più giorni consecutivi di immersioni18+ ore
Immersione con decompressione obbligatoria24+ ore come riferimento prudente

Intervalli maggiori riducono ulteriormente il rischio.


Da dove arrivano 12 e 18 ore?

Non sono numeri inventati dalle didattiche.

DAN finanziò una serie di studi alla Duke University fra il 1992 e il 1999 proprio per valutare il rischio di Flying After Diving.

Volontari a riposo effettuarono profili iperbarici simulati e successivamente voli simulati di quattro ore con pressione equivalente a circa 8.000 piedi.

Furono effettuate complessivamente 802 prove e si verificarono 40 episodi di DCS durante o dopo l’esposizione al volo.

Per immersioni singole no-stop fino a 60 piedi/18 metri o più profonde non furono osservati casi con intervalli di superficie di almeno 11 ore; nelle esposizioni ripetitive si verificarono casi quando l’intervallo era inferiore a 17 ore.

Questi dati contribuirono allo sviluppo delle raccomandazioni moderne.


Ma attenzione: gli esperimenti non erano vere vacanze diving

Questa limitazione è fondamentale.

I soggetti sperimentali erano:

  • asciutti;
  • in camera iperbarica;
  • a riposo;
  • sottoposti a profili controllati.

Una vacanza diving reale può includere:

  • immersione;
  • corrente;
  • freddo;
  • lavoro fisico;
  • disidratazione;
  • più immersioni;
  • più giorni consecutivi;
  • poco sonno.

DAN stesso sottolinea questa differenza e precisa che le indicazioni riducono il rischio ma non possono garantire l’assenza di DCS.


Quindi 18 ore significa che a 17 ore e 59 è pericoloso e a 18 ore è sicuro?

No.

La fisiologia non funziona con un interruttore.

Non esiste:

17:59 = rischio

18:00 = sicurezza

Il rischio diminuisce progressivamente con il passare del tempo.

Le 18 ore sono un valore operativo scelto per creare una raccomandazione semplice.

Un intervallo più lungo offre normalmente un margine maggiore.


Perché molti diving center consigliano 24 ore?

Perché è semplice.

Se l’ultimo giorno di una settimana subacquea si interrompono le immersioni la mattina precedente al volo, spesso si ottiene naturalmente un intervallo vicino alle 24 ore.

È una strategia organizzativamente facile e generalmente più conservativa del minimo di 18 ore previsto per immersioni ripetitive no-deco.

Non significa che DAN richieda universalmente 24 ore dopo qualsiasi immersione.

Significa che:

24 ore rappresentano una scelta semplice e conservativa quando l’itinerario lo permette.


Il computer subacqueo e il NO-FLY

Molti computer mostrano un countdown.

Esempio:

NO FLY 17:42

Il principio è semplice.

Il computer sta dicendo che, secondo il proprio algoritmo e le proprie regole, raccomanda di attendere ancora quell’intervallo.

È buona pratica rispettarlo.

Ma bisogna capire una cosa:

non tutti i computer utilizzano necessariamente la stessa logica.

Modelli differenti possono incorporare:

  • algoritmi differenti;
  • livelli conservativi differenti;
  • criteri no-fly differenti.

Quindi due computer dopo la stessa serie di immersioni potrebbero non mostrare esattamente lo stesso tempo.


“Il mio computer dice 12 ore, DAN 18: quale seguo?”

In una situazione del genere la regola prudente è semplicissima:

seguire il criterio più conservativo.

Se:

computer = 12 ore

raccomandazione applicabile = 18 ore,

non esiste alcun vantaggio di sicurezza nel scegliere il numero minore.


Nitrox: posso volare prima?

Questo è un mito interessante.

Con il nitrox respiriamo una percentuale inferiore di azoto rispetto all’aria.

In determinati profili questo può ridurre l’esposizione al gas inerte.

Ma le linee guida DAN per il flying after recreational diving si applicano anche alle normali immersioni no-deco con nitrox.

Non è quindi corretto dire:

“Ho usato nitrox, posso volare dopo otto ore.”


“Ho usato Nitrox 32 ma il computer era impostato ad aria”

Questa strategia viene talvolta utilizzata per ottenere un margine decompressivo più conservativo.

Può comportare una minore saturazione effettiva rispetto al modello ad aria.

Ma non è un motivo per ignorare le raccomandazioni pre-volo.

Flying after diving non dovrebbe essere gestito cercando di ricostruire a posteriori quanto azoto “in meno” pensiamo di avere assorbito.


La durata del volo conta?

Conta, ma non nel modo in cui molti immaginano.

La fase principale che modifica lo stress decompressivo è l’esposizione alla pressione di cabina ridotta.

Un volo lungo mantiene il subacqueo a quella pressione per più tempo.

Ma non possiamo semplicemente formulare una regola del tipo:

“un volo di un’ora richiede metà attesa rispetto a uno di due ore.”

Le raccomandazioni standard sono state elaborate per essere semplici e applicabili ai normali voli commerciali.


E se volo con un piccolo aereo non pressurizzato?

Qui la questione può diventare ancora più importante.

In un aeroplano non pressurizzato la pressione della cabina è praticamente quella dell’altitudine reale.

Se il velivolo sale a:

3.000,

5.000,

8.000 piedi,

il corpo sperimenta direttamente quella riduzione di pressione.

Le indicazioni DAN riguardano esposizioni a quote comprese indicativamente fra 2.000 e 8.000 piedi, sia come altitudine effettiva sia come pressione equivalente di cabina.


Non serve nemmeno prendere un aereo

Questo è uno degli aspetti più dimenticati.

Immaginiamo:

immersione al mare,

uscita dall’acqua,

macchina,

passo di montagna a 2.000 metri.

Dal punto di vista decompressivo stiamo comunque diminuendo la pressione ambiente.

Il nostro corpo non sa se stiamo salendo con:

  • Airbus;
  • automobile;
  • funivia;
  • elicottero.

Sa soltanto che la pressione sta scendendo.

DAN ricorda espressamente che anche il viaggio terrestre verso quote elevate dopo un’immersione aumenta lo stress decompressivo.


Un esempio molto concreto

Supponiamo di fare immersione in mare alle 10:00.

Usciamo alle 11:00.

Alle 12:00 prendiamo l’auto.

Alle 14:00 attraversiamo un passo a 2.200 metri.

Non abbiamo volato.

Ma abbiamo comunque effettuato:

immersione → intervallo breve → significativa salita in quota.

È quindi un elemento che deve entrare nella pianificazione esattamente come il volo.


“Ma sono già stato a 30 metri, cosa saranno 2.000 metri di montagna?”

Il confronto è sbagliato.

Il problema non è quanto siamo già stati profondi.

Il problema è lo stato dei tessuti dopo l’immersione.

Un corpo ancora sovrasaturo viene esposto a una pressione ambiente ancora più bassa.

È quella combinazione a essere importante.


Flying after diving e immersioni tecniche

Qui la questione diventa ancora più delicata.

Una lunga immersione tecnica può comportare:

  • elevato carico di gas inerte;
  • decompressione obbligatoria;
  • helium exposure;
  • molte ore complessive di immersione;
  • stress termico;
  • esercizio.

Le prove sperimentali alla base delle regole ricreative sono insufficienti per descrivere precisamente ogni scenario tecnico.

È per questo che il consenso DAN usa un linguaggio più prudente per le decompression dives e le immersioni con heliox o trimix: significativamente più di 18 ore.

Per profili tecnici importanti, pianificazione, didattica e indicazioni mediche/operative specifiche hanno quindi priorità rispetto al tentativo di applicare meccanicamente la tabella ricreativa.


Il problema più serio: volare con sintomi

Questo merita una sezione separata.

Supponiamo che dopo l’immersione compaia:

  • dolore articolare insolito;
  • formicolio;
  • debolezza;
  • alterazione della sensibilità;
  • vertigine;
  • difficoltà a camminare;
  • problemi respiratori;
  • rash cutaneo sospetto.

Il giorno dopo abbiamo il volo.

La decisione non è:

“sono passate 18 ore, quindi posso andare.”

DAN sottolinea che chi presenta sintomi compatibili con DCS deve richiedere valutazione medica e non volare semplicemente perché il tempo minimo è trascorso.


Perché volare con DCS può peggiorare la situazione?

Perché riducendo ulteriormente la pressione ambiente possiamo aumentare lo stress decompressivo.

Una situazione già patologica può quindi diventare più importante.

Inoltre un volo di linea crea un problema logistico enorme:

siamo a migliaia di metri,

lontani da una struttura medica,

con possibilità limitate di intervento.


Non aspettare il volo per decidere se il sintomo è importante

Il classico errore è:

“Vediamo domattina.”

Un sintomo neurologico o comunque compatibile con DCS merita invece valutazione tempestiva.

La gestione della DCI dipende dalla natura del problema e può richiedere ossigeno, assistenza medica e trattamento iperbarico.

Il biglietto aereo viene dopo.


Il volo prima dell’immersione è diverso

Qui esiste una differenza fondamentale.

Quando voliamo prima di immergerci e atterriamo vicino al livello del mare, non arriviamo con tessuti sovrasaturi per una precedente immersione.

Al contrario, il ritorno alla pressione maggiore del livello del mare porta i tessuti verso una condizione di equilibrio senza creare il problema tipico del flying after diving.

DAN considera infatti trascurabile il problema decompressivo del volo verso una destinazione a livello del mare prima di immergersi, fermo restando che viaggio, immobilità e stanchezza introducono altri fattori.

Questo sarà precisamente il tema dell’articolo successivo.


Una pianificazione intelligente della vacanza

La soluzione migliore non è chiedersi all’ultimo momento:

“Posso fare ancora una immersione?”

Bisogna pianificare prima.

Esempio:

Volo domenica alle 10:00

Se abbiamo trascorso una settimana facendo immersioni ripetitive, interrompere l’attività sabato mattina molto presto potrebbe rispettare il minimo.

Ma terminare venerdì pomeriggio offre un margine molto maggiore.

La scelta dipende dall’itinerario.

Il concetto è:

l’ultima immersione deve essere pianificata insieme al volo di ritorno, non separatamente.


Meglio perdere un’immersione che comprimere il margine

È comprensibile.

Abbiamo pagato il viaggio.

Il mare è perfetto.

Il relitto che aspettavamo è disponibile proprio l’ultimo giorno.

Ma il problema del rischio è che il suo beneficio è asimmetrico.

Guadagniamo:

una immersione.

Potremmo perdere:

molto di più.

Il miglior profilo subacqueo dell’ultimo giorno è spesso quello che ci permette di tornare a casa senza fretta.


12, 18 e 24 ore: come ricordarle

Una regola pratica semplice:

12+

una sola immersione no-deco.

18+

immersioni ripetitive o più giorni.

24+

riferimento prudente per immersioni con decompressione obbligatoria, sapendo che profili tecnici significativi possono richiedere margini ancora maggiori.

E soprattutto:

più tempo = generalmente più margine.


Conclusione

Volare dopo un’immersione non è pericoloso perché l’aereo “muove le bolle”.

Il motivo fondamentale è più semplice.

Dopo l’immersione continuiamo a eliminare gas inerte.

Quando saliamo in quota, la pressione ambiente diminuisce.

Aumentiamo quindi nuovamente il gradiente decompressivo.

Le attuali indicazioni DAN suggeriscono almeno:

12 ore dopo una singola immersione no-deco;

18 ore dopo immersioni ripetitive o più giorni di diving;

24 ore o più come riferimento prudente dopo immersioni con decompressione obbligatoria.

Sono minimi.

Non sono una promessa di rischio zero.

Il computer può aiutarci.

La pianificazione può aiutarci ancora di più.

E soprattutto nessun countdown sostituisce la regola più importante:

se dopo un’immersione compaiono sintomi sospetti, non salire sull’aereo per tornare a casa. Fatti valutare prima.

Perché un volo perso si riprenota.

Una decisione medica sbagliata può costare molto di più.


Nota di sicurezza

Le indicazioni riportate si riferiscono principalmente al diving ricreativo e a subacquei asintomatici. Profili tecnici, esposizioni eccezionali, immersioni in quota e particolari condizioni mediche richiedono valutazioni specifiche. In caso di sintomi compatibili con DCI è necessaria assistenza medica e non deve essere utilizzato il semplice trascorrere del tempo come criterio per stabilire l’idoneità al volo.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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