Esistono luoghi nei quali l’immersione è soprattutto contemplazione. Si scende lungo una parete, si osserva la vita marina, si segue il profilo del fondale e si risale.
Scilla non è esattamente uno di questi luoghi.
Immergersi nelle acque dello Stretto di Messina significa entrare in uno degli ambienti marini più dinamici del Mediterraneo, un luogo nel quale correnti, maree, batimetria e incontro fra masse d’acqua differenti determinano continuamente ciò che accade sotto la superficie.
Qui il mare non costituisce semplicemente lo scenario dell’immersione.
È il protagonista.


Lo Stretto separa Calabria e Sicilia e mette in comunicazione Mar Tirreno e Mar Ionio. Nel suo punto più stretto misura soltanto pochi chilometri e presenta una particolare configurazione del fondale che contribuisce a generare correnti estremamente intense.
L’alternanza delle maree nei due bacini produce infatti inversioni periodiche della corrente. A queste si aggiungono fenomeni di rimescolamento e risalita di acque profonde.
Studi oceanografici descrivono lo Stretto come un sistema caratterizzato da fortissimo mixing e fenomeni di upwelling: in prossimità della soglia sottomarina le correnti possono superare i 2 m/s, mentre acque profonde, più fredde e ricche di nutrienti vengono periodicamente portate verso gli strati superiori.
Il risultato, per il subacqueo, è un ambiente straordinariamente ricco.
Ed è proprio sul versante calabrese dello Stretto che troviamo Scilla, una delle destinazioni subacquee più interessanti dell’Italia meridionale.
Scilla: molto più del borgo di Chianalea
Chi arriva a Scilla per la prima volta probabilmente conosce già almeno una fotografia del paese.
Il Castello Ruffo domina il promontorio.
Da un lato si sviluppa Marina Grande.
Dall’altro si trova Chianalea, l’antico quartiere dei pescatori, con le case costruite praticamente sul mare.
Ma quello che interessa maggiormente il subacqueo comincia pochi metri oltre la linea di costa.
La morfologia continua sott’acqua con:
- pareti;
- speroni rocciosi;
- secche;
- grandi massi;
- piccoli canyon;
- grotte e cavità;
- zone sabbiose;
- fondali che precipitano rapidamente verso profondità importanti.
Le correnti completano il quadro distribuendo continuamente nutrienti e favorendo lo sviluppo del coralligeno e di numerose forme di vita bentonica.
È uno di quei posti nei quali basta spostarsi di poche decine di metri per cambiare completamente immersione.
Perché lo Stretto è così particolare?
Per comprenderlo bisogna guardare una carta batimetrica.
Lo Ionio raggiunge profondità molto elevate a sud dello Stretto. Procedendo verso nord il fondale risale fino a formare una vera e propria soglia sottomarina, posta indicativamente intorno agli 80 metri nel settore più settentrionale.
Contemporaneamente il canale si restringe.
Le masse d’acqua del Tirreno e dello Ionio hanno inoltre caratteristiche differenti di temperatura, salinità e densità.
A causa dell’opposizione di fase della marea tra i due bacini, l’acqua viene alternativamente spinta verso nord e verso sud. Il ciclo genera correnti, vortici, zone di accelerazione e fenomeni di risalita delle acque profonde.
Per il biologo marino è un laboratorio naturale.
Per il subacqueo significa una cosa molto più semplice:
l’orario dell’immersione conta enormemente.

I diving locali programmano infatti le uscite tenendo conto delle correnti di marea, proprio perché uno stesso sito può presentare condizioni completamente differenti a distanza di poche ore.
Questo è uno dei motivi per cui a Scilla è particolarmente importante affidarsi a chi conosce il posto.
Non basta sapere leggere il computer.
Bisogna conoscere quel mare.
Cosa produce l’upwelling
L’upwelling è la risalita verso la superficie di masse d’acqua provenienti da maggiore profondità.
Queste acque sono generalmente più fredde e ricche di nutrienti.
Nello Stretto il fenomeno contribuisce a sostenere una catena alimentare particolarmente produttiva: nutrienti, plancton, piccoli pesci e predatori sono tutti collegati al continuo rimescolamento delle masse d’acqua.
Per il subacqueo gli effetti sono evidenti soprattutto nella ricchezza bentonica.
Gorgonie, spugne, briozoi, tunicati e numerosi organismi filtratori trovano condizioni favorevoli proprio dove la corrente trasporta continuamente nutrimento.
La conseguenza è un fondale che, in alcuni punti, appare letteralmente ricoperto di vita.
Le immersioni più belle di Scilla
1. La Montagna
Probabilmente uno dei siti più rappresentativi.
Profondità indicativa: 35-40 metri.
Il nome deriva da un imponente monolite roccioso alto oltre venti metri.
Scendendo verso la struttura si comincia gradualmente a comprenderne le dimensioni. Poi compaiono colori e vita.
Gorgonie gialle e rosse.
Anthias.
Cerianti.
Alghe rosse.
Organismi incrostanti.
Secondo il diving locale, La Montagna è considerata da molti subacquei una delle immersioni più belle dell’area e può essere affrontata con profili differenti, inclusi quelli più impegnativi.
Il problema principale non è trovare qualcosa da guardare.
È riuscire a guardare tutto senza perdere il controllo del profilo.
A 35-40 metri il tempo di non decompressione diminuisce rapidamente.
Fotografi e videomaker, distratti dalla quantità di soggetti, dovrebbero prestare particolare attenzione a profondità, gas e tempo.
2. La Grotticella
Profondità indicativa: 32-40 metri.
Il cuore dell’immersione è una cavità passante con ingresso e uscita visibili.
Le pareti interne ospitano spugne chiare e colonie di Leptopsammia pruvoti, il caratteristico madreporario giallo mediterraneo.
All’esterno ritroviamo roccia, coralligeno e gorgonie.
Tra gli incontri riportati nella zona figurano anche razze e aquile di mare.
La presenza di una cavità non deve tuttavia banalizzare il concetto di ambiente coperto: qualsiasi ingresso in grotte, tunnel o passaggi deve essere valutato in funzione della propria formazione, dell’attrezzatura e delle condizioni reali.
3. Il Castello
Profondità: circa 15-30 metri.
Per chi vuole conoscere Scilla senza spingersi immediatamente verso quote profonde, questa è probabilmente una delle immersioni più interessanti.
Il sito prende il nome dal Castello Ruffo, che domina la superficie.
Sott’acqua il fondale scende con forte inclinazione ed è disseminato di anfratti e piccole cavità.
In primavera ed estate possono essere osservati, tra gli altri:
- cernie;
- saraghi;
- salpe;
- occhiate;
- pesci pappagallo.
Le immersioni notturne trasformano ulteriormente lo scenario, mettendo in evidenza crostacei e molluschi normalmente meno visibili durante il giorno.
È anche una bella immersione per chi ama la fotografia macro.
Una torcia, persino durante il giorno, può rivelare moltissimo.
4. Secca delle Ombrine
Profondità: circa 25-42 metri.
Qui è possibile scegliere itinerari differenti.
Una parte dell’immersione interessa una parete ricca di gorgonie; un’altra permette di esplorare gli anfratti presenti sul cappello della secca.
La zona ospita pesci di tana, invertebrati bentonici e colonie di Leptogorgia.
Guardando nel blu, soprattutto durante la risalita, può capitare di osservare il passaggio di pesce pelagico.
Ed è proprio questa una delle regole non scritte delle immersioni nello Stretto:
non guardare soltanto la parete.
Ogni tanto bisogna voltarsi.
Il vero incontro potrebbe arrivare dal blu.
5. La ‘Mpaddata
Profondità: circa 30-70 metri.
Qui Scilla cambia decisamente carattere.
La ‘Mpaddata è una grande secca con due versanti molto differenti.
Verso il porto troviamo pareti, spugne e piccoli passaggi.
Sul lato esterno il fondale precipita verso profondità considerevoli e le gorgonie diventano protagoniste.
Sono segnalati incontri con cernie, aquile di mare e barracuda.
Sotto i 58 metri esiste inoltre una struttura ad arco che appartiene chiaramente al territorio delle immersioni tecniche.
È essenziale sottolinearlo.
Il fatto che un sito possa essere visitato da subacquei tecnici non significa che un subacqueo ricreativo debba seguirne l’intero sviluppo.
Lo stesso punto d’immersione può offrire profili completamente differenti.
La profondità deve essere stabilita dalle proprie certificazioni, esperienza, miscela respiratoria, configurazione e pianificazione.
6. Secca delle Cento Cipolle
Il nome merita una spiegazione.
A Scilla il termine “cipolla” viene utilizzato localmente per indicare i grandi scorfani rossi che caratterizzano questa secca.
Profondità: circa 28-42 metri.
Sul cappello troviamo tunicati e numerosi organismi bentonici.
Più in basso compare il coralligeno con gorgonie.
Le fessure possono nascondere murene e altri pesci di tana, mentre il versante esterno scende rapidamente verso profondità maggiori.
È un’immersione perfetta per comprendere perché a Scilla controllo dell’assetto e consapevolezza della profondità siano così importanti.
Bastano poche pinneggiate nella direzione sbagliata perché la quota aumenti rapidamente.
Corrente: nemica o alleata?
Dipende.
Una corrente eccessiva può rendere un’immersione faticosa o impraticabile.
Ma eliminare completamente la corrente significherebbe eliminare anche uno degli elementi che rendono questi fondali così ricchi.
La corrente porta:
- ossigeno;
- nutrienti;
- plancton;
- larve;
- piccoli organismi.
E questi sostengono tutto il resto della catena alimentare.
Il punto non è quindi “evitare sempre la corrente”.
È immergersi nel momento e nel luogo corretti.
A Scilla la pianificazione locale è fondamentale proprio perché le condizioni possono cambiare rapidamente con la fase della marea.
Assetto e pinneggiata
In un ambiente del genere, un buon controllo dell’assetto non è soltanto elegante.
È uno strumento di sicurezza.
Essere neutri permette di:
- ridurre lo sforzo;
- diminuire il consumo di gas;
- evitare contatti con le gorgonie;
- mantenere meglio la quota;
- reagire con maggiore precisione alla corrente.
Una pinneggiata efficiente diventa altrettanto importante.
Non bisogna necessariamente essere subacquei tecnici, ma è utile possedere una buona capacità di mantenere posizione e trim senza agitarsi inutilmente.
Attenzione al consumo di gas
Le immersioni profonde e in corrente possono aumentare significativamente la ventilazione.
A 30 o 40 metri, inoltre, ogni respiro consuma molto più gas della stessa respirazione in superficie.
Per questo la gestione della bombola deve essere conservativa.
La pressione non va controllata quando “ci si ricorda”.
Va monitorata continuamente nel contesto del piano.
Il momento della risalita deve essere deciso prima che le riserve diventino un problema.
Nitrox: utile, ma non magico
Su alcuni profili il Nitrox può essere molto utile perché permette di ridurre l’esposizione all’azoto e aumentare, entro i limiti previsti, il margine rispetto alla decompressione.
Ma bisogna ricordare che aumentando la percentuale di ossigeno diminuisce la profondità massima operativa della miscela.
Quindi:
analizzare la miscela, conoscere la MOD e impostare correttamente il computer.
Sempre.
Quale muta utilizzare?
Non esiste una risposta valida per tutto l’anno.
La temperatura superficiale dello Stretto varia sensibilmente con le stagioni e l’upwelling può portare masse d’acqua più fredde anche quando in superficie il mare sembra caldo.
In estate molti subacquei utilizzano mute umide adeguate alla propria sensibilità termica.
Nelle stagioni più fredde una semistagna o una stagna possono offrire maggiore comfort.
Ma la scelta deve essere fatta sulle condizioni reali previste per quel giorno e quella profondità, non sulla temperatura dell’aria vista dal lungomare.
Fotografia subacquea a Scilla
Dal punto di vista fotografico, Scilla è particolarmente interessante perché permette di alternare grandangolo e macro.
Grandangolo
Perfetto per:
- gorgonie;
- pareti;
- monoliti;
- secche;
- subacqueo ambientato;
- barracuda;
- aquile di mare.
Macro
Bisogna cercare:
- nudibranchi;
- piccoli crostacei;
- tunicati;
- spugne;
- organismi del coralligeno;
- piccoli pesci bentonici.
La torcia diventa fondamentale anche durante il giorno.
Già oltre poche decine di metri i colori caldi vengono assorbiti dall’acqua e ciò che a occhio appare marrone o scuro può esplodere di rosso, arancio e giallo quando viene illuminato.
Quando andare?
Scilla può offrire immersioni durante gran parte dell’anno, ma ogni stagione ha caratteristiche differenti.
Primavera
Ottimo compromesso tra attività biologica e presenza turistica ancora contenuta.
Estate
Logistica semplice e giornate lunghe, ma maggiore affollamento sulla costa.
Autunno
Per molti subacquei mediterranei è uno dei periodi più interessanti: il mare conserva parte del calore estivo mentre il turismo diminuisce.
Inverno
Può offrire immersioni magnifiche, ma richiede protezione termica adeguata e maggiore attenzione alle condizioni meteorologiche.
In ogni stagione, tuttavia, corrente e stato del mare restano più importanti del calendario.
A chi consiglio Scilla?
A quasi tutti i subacquei, purché l’immersione venga scelta correttamente.
Un Open Water con esperienza può trovare percorsi adatti.
Un Advanced può accedere a una parte molto più ampia dei siti.
Un fotografo può trascorrere decine di immersioni senza esaurire i soggetti.
Un subacqueo tecnico trova pareti e strutture che proseguono ben oltre i limiti ricreativi.
Ma soprattutto Scilla è perfetta per il subacqueo che vuole migliorare.
Perché insegna rapidamente alcune cose:
controllare il gas.
Controllare la quota.
Leggere la corrente.
Seguire il briefing.
Non combattere inutilmente contro il mare.
Una giornata ideale di immersioni a Scilla
Se dovessi organizzare una prima esperienza, eviterei di cercare immediatamente il sito più profondo.
Meglio cominciare con un’immersione di ambientamento.
Osservare la propria risposta alla corrente.
Capire visibilità e temperatura.
Regolare zavorra e attrezzatura.
Conoscere le procedure del diving.
La seconda immersione può essere dedicata a una secca o a una parete più impegnativa.
Nei giorni successivi si può gradualmente passare ai siti più profondi.
Questo approccio consente di godersi molto di più l’esperienza.
E soprattutto evita quel meccanismo assurdo per cui alcuni subacquei cercano immediatamente “l’immersione più difficile” invece dell’immersione più bella per il proprio livello di esperienza.
Non sottovalutare la superficie
Scilla merita almeno qualche giorno anche fuori dall’acqua.
Chianalea può essere visitata a piedi al termine delle immersioni.
Il Castello Ruffo offre una vista spettacolare sullo Stretto.
Nelle giornate limpide la costa siciliana appare vicinissima.
E osservando l’acqua dalla superficie si comprende qualcosa che sott’acqua è ancora più evidente:
lo Stretto non sta mai realmente fermo.
Correnti, vortici e cambiamenti della superficie ricordano continuamente la complessità del sistema che abbiamo appena esplorato.
Conclusioni
Scilla non offre reef tropicali.
Non offre acqua costantemente calda.
Non offre necessariamente immersioni semplici.
E forse è proprio questo il motivo per cui è così interessante.
Qui il subacqueo entra in uno dei sistemi oceanografici più particolari del Mediterraneo.
Le forti correnti dello Stretto provocano rimescolamento e upwelling, alimentando un ecosistema ricco e creando fondali nei quali gorgonie, coralligeno e pesce convivono all’interno di uno scenario estremamente dinamico.
Ogni immersione dipende dall’orario.
Ogni sito può cambiare carattere.
Ogni metro guadagnato verso il fondo rivela qualcosa di nuovo.
Ma Scilla insegna soprattutto una lezione che ogni subacqueo dovrebbe conoscere:
il mare non deve essere combattuto. Deve essere compreso.
Ed è forse proprio questo il fascino più grande dello Stretto di Messina.
Immergersi tra Scilla e Cariddi significa entrare in un mare leggendario.
E scoprire che, sotto la superficie, la realtà è persino più affascinante del mito.
Nota di sicurezza
Profondità, correnti e condizioni riportate nell’articolo hanno valore descrittivo. La fattibilità di ogni immersione deve essere stabilita sul posto in funzione di condizioni del mare, qualifiche, esperienza, attrezzatura e indicazioni della guida o del diving locale.
