Una situazione frequente che non deve essere sottovalutata
Perdere di vista il compagno può sembrare un inconveniente banale, soprattutto in acque libere e con condizioni apparentemente tranquille. In realtà, la separazione elimina improvvisamente una delle principali risorse disponibili durante un’emergenza.
Il subacqueo rimasto solo non può più contare immediatamente su:
- una fonte alternativa di gas;
- assistenza in caso di impigliamento;
- aiuto per controllare la risalita;
- supporto durante un problema medico;
- confronto nella navigazione;
- segnalazione dell’emergenza.
La risposta corretta non consiste nel cercare il compagno indefinitamente. L’obiettivo è effettuare una ricerca breve e ordinata, quindi raggiungere il punto concordato, che nella normale immersione ricreativa è generalmente la superficie.
Le diverse didattiche possono prescrivere tempi leggermente differenti. BSAC indica una ricerca breve di circa 30 secondi prima di risalire, mentre un caso didattico DAN richiama la procedura appresa dai subacquei coinvolti: cercare per circa un minuto e poi emergere. La procedura da seguire deve quindi essere quella appresa nel proprio corso e concordata nel briefing.
Le procedure possono cambiare nelle immersioni decompressive, in grotta, nei relitti, sotto il ghiaccio o in altre situazioni senza accesso diretto alla superficie. Questi ambienti richiedono formazione specifica e piani dedicati.
Perché i compagni si separano
La separazione raramente avviene perché un subacqueo “sparisce”. Più spesso la coppia perde progressivamente il contatto.
Le cause più comuni comprendono:
- scarsa visibilità;
- corrente;
- distanza eccessiva;
- uno dei subacquei fermo a fotografare;
- differente velocità di pinneggiata;
- discesa non coordinata;
- problemi di compensazione;
- attenzione concentrata sul fondale;
- navigazione confusa;
- passaggi tra rocce;
- mancato controllo reciproco;
- gruppi troppo numerosi;
- attrezzature e mute poco riconoscibili;
- illuminazione insufficiente.
In alcuni casi il subacqueo si trova soltanto dietro o sopra il compagno. BSAC ricorda che ogni persona possiede un’area cieca direttamente dietro e al di sopra del proprio campo visivo e suggerisce di controllare per prima proprio quella zona.
La prevenzione comincia dal briefing
La procedura di separazione deve essere stabilita prima di entrare in acqua, non inventata dopo aver perso il contatto.
Il briefing dovrebbe chiarire:
- chi conduce l’immersione;
- posizione relativa dei componenti;
- percorso;
- profondità massima;
- limiti di gas;
- punto di inversione;
- segnali;
- tempo previsto;
- procedura di separazione;
- punto di ricongiungimento;
- modalità di risalita;
- uso del DSMB;
- comportamento della barca;
- segnali di richiamo dalla superficie.
DAN sottolinea che comunicazione e procedure di emergenza devono essere definite prima dell’immersione, soprattutto quando si utilizza un compagno nuovo o si affronta un ambiente non conosciuto.
Dire genericamente “ci vediamo in superficie” non è sufficiente. Bisogna stabilire dove emergere e come segnalarsi.
Come mantenere il contatto
Distanza adeguata
La distanza deve permettere di:
- vedersi;
- comunicare;
- raggiungersi rapidamente;
- donare gas;
- intervenire senza una lunga pinneggiata.
Non esiste una distanza universale. Deve diminuire quando aumentano:
- profondità;
- corrente;
- oscurità;
- torbidità;
- complessità dell’ambiente;
- esperienza limitata;
- rischio d’impigliamento.
In visibilità molto ridotta può essere necessario mantenere contatto tattile o utilizzare una linea di coppia, quando previsto dall’addestramento e appropriato all’ambiente.
Posizione reciproca
I subacquei dovrebbero mantenersi affiancati oppure leggermente sfalsati, non uno molto avanti e l’altro dietro.
Nuotare in fila rende più difficile controllare il compagno. Chi precede potrebbe non accorgersi che l’altro:
- si è fermato;
- ha avuto un problema;
- sta consumando rapidamente;
- non riesce a compensare;
- è rimasto impigliato.
Controlli frequenti
Non basta ricordarsi del compagno ogni alcuni minuti.
Il contatto visivo deve essere quasi continuo, soprattutto:
- durante discesa e risalita;
- nei cambi di direzione;
- nei passaggi stretti;
- in corrente;
- quando un subacqueo fotografa;
- durante il lancio del DSMB;
- vicino al limite di gas.
Il controllo deve comprendere non soltanto la presenza, ma anche le condizioni del compagno:
- respirazione;
- assetto;
- orientamento;
- segnali di stress;
- posizione dell’attrezzatura;
- risposta alle comunicazioni.
Rendere riconoscibile la coppia
Durante le immersioni notturne o con più gruppi può essere utile distinguere il compagno attraverso:
- colore delle pinne;
- colore della maschera;
- configurazione delle bombole;
- posizione della torcia;
- luce personale;
- dettagli concordati prima dell’ingresso.
Non bisogna però affidarsi esclusivamente al colore, che cambia con profondità e illuminazione.
Che cosa fare appena si perde il compagno
La prima regola è non reagire in modo impulsivo.
Una ricerca efficace può essere suddivisa in pochi passaggi.
1. Fermarsi
Interrompere la pinneggiata ed evitare di continuare nella direzione precedente.
Continuare a muoversi può aumentare la distanza proprio mentre il compagno torna indietro.
Occorre stabilizzare:
- assetto;
- profondità;
- respirazione;
- orientamento.
2. Controllare dietro e sopra
Il compagno potrebbe trovarsi:
- alle spalle;
- leggermente più alto;
- sotto il profilo del fondale;
- dietro una roccia;
- fermo a osservare qualcosa;
- impegnato a risolvere un piccolo problema.
Una lenta rotazione completa consente di esaminare l’ambiente senza perdere il controllo della profondità.
3. Cercare luce, bolle e movimento
In condizioni favorevoli si possono individuare:
- fascio della torcia;
- colonna di bolle;
- sagoma;
- movimento delle pinne;
- sedimento sollevato;
- suono prodotto da un segnalatore.
Le bolle possono essere spinte lateralmente dalla corrente e non indicare con precisione la posizione del subacqueo. Non bisogna quindi inseguirle per una lunga distanza.
4. Tornare per pochi metri verso l’ultimo punto di contatto
Se il compagno è stato perso dopo una svolta o il superamento di una formazione rocciosa, può essere ragionevole tornare brevemente al punto in cui è stato visto l’ultima volta.
La ricerca deve rimanere:
- breve;
- controllata;
- compatibile con gas e profondità;
- priva di rapide variazioni verticali.
Non bisogna iniziare una ricerca estesa sul fondo. Se entrambi i subacquei si muovono in direzioni differenti, il ricongiungimento diventa meno probabile.
5. Applicare il tempo concordato
Trascorso il breve intervallo previsto dalla procedura, bisogna iniziare la risalita.
BSAC raccomanda una ricerca di circa 30 secondi, continuando poi a guardarsi intorno durante la risalita. Altre didattiche insegnano comunemente un intervallo vicino al minuto. Il punto essenziale non è scegliere autonomamente un numero, ma concordare la stessa procedura prima dell’immersione.
Se un subacqueo cerca per 30 secondi e l’altro per cinque minuti, non si incontreranno nel punto previsto.
La risalita dopo la separazione
La risalita deve essere gestita come una normale risalita controllata, salvo l’esistenza di un’emergenza ulteriore.
Occorre:
- controllare il gas;
- mantenere una velocità corretta;
- respirare continuamente;
- scaricare il GAV o la muta;
- guardare intorno;
- rispettare gli eventuali obblighi decompressivi;
- utilizzare il riferimento disponibile;
- segnalare la posizione alla superficie.
La perdita del compagno non giustifica una risalita incontrollata.
Una risalita rapida aumenta il rischio di barotrauma ed embolia gassosa arteriosa. DAN identifica la rapida riduzione della pressione come un importante fattore associato alle patologie da decompressione.
Utilizzo del DSMB
Se la coppia si trova lontana dalla cima o in una zona interessata da traffico nautico, il DSMB consente di:
- segnalare la risalita;
- fornire un riferimento verticale;
- rendere visibile la posizione;
- avvertire l’assistenza di superficie;
- limitare il rischio legato alle imbarcazioni.
BSAC sottolinea che, quando una deviazione dal piano o una corrente inattesa portano i subacquei lontano dal punto previsto, il DSMB rappresenta il mezzo ordinario per segnalare il cambiamento alla superficie.
Il suo lancio deve essere effettuato soltanto da chi possiede sufficiente addestramento. Un lancio mal gestito può causare:
- impigliamento;
- perdita di assetto;
- trascinamento verso l’alto;
- caduta di profondità;
- perdita dello spool.
Sosta di sicurezza e separazione
Se il profilo consente una sosta di sicurezza e le condizioni sono controllate, questa può essere eseguita secondo l’addestramento ricevuto.
Non bisogna però confondere una sosta precauzionale con una decompressione obbligatoria. Le soste obbligatorie non devono essere ignorate nel tentativo di raggiungere rapidamente la superficie.
La priorità è evitare di trasformare una separazione in un secondo incidente.
Che cosa fare in superficie
Una volta emersi bisogna:
- ottenere galleggiabilità positiva;
- guardarsi immediatamente intorno;
- segnalare la propria posizione;
- verificare la barca, la costa e gli altri DSMB;
- richiamare il compagno;
- avvisare l’assistenza di superficie;
- comunicare l’ultimo punto e momento di contatto;
- evitare di reimmergersi autonomamente.
Gli strumenti utili comprendono:
- DSMB;
- fischietto;
- torcia;
- strobe;
- specchietto;
- dispositivo elettronico di segnalazione, quando appropriato.
DAN raccomanda che chi si immerge dalla barca porti boa di segnalazione, fischietto e torcia, proprio per aumentare la probabilità di localizzazione dopo una separazione.
Perché non bisogna tornare sott’acqua da soli
La tentazione di ridiscendere può essere molto forte, specialmente quando il compagno non emerge.
Una nuova discesa non coordinata può però:
- creare un secondo disperso;
- violare i limiti del computer;
- aumentare il rischio decompressivo;
- consumare il gas necessario;
- confondere le ricerche;
- sottrarre informazioni ai soccorritori;
- esporre il subacqueo a corrente e affaticamento.
BSAC avverte inoltre che ridiscendere dopo essersi ricongiunti in superficie può aumentare il rischio di malattia da decompressione, perché modifica ulteriormente il profilo appena completato.
Le ricerche devono essere organizzate da personale preparato, con un piano e adeguato supporto.
Il ruolo dell’assistenza di superficie
La presenza di una persona competente sulla barca o a terra può fare una differenza decisiva.
L’assistenza dovrebbe conoscere:
- nomi e coppie;
- punto d’ingresso;
- percorso previsto;
- tempo d’immersione;
- miscele;
- decompressione;
- sistemi di segnalazione;
- procedure di richiamo;
- contatti di emergenza.
DAN raccomanda che il supporto sappia utilizzare l’imbarcazione, conosca il piano e le attrezzature, disponga di kit di primo soccorso e ossigeno e sappia come richiedere rapidamente aiuto. Prima di spostare la barca per iniziare la ricerca dovrebbe inoltre registrare la posizione iniziale, dato importante per i soccorritori.
Se il compagno non riemerge
Quando il subacqueo non compare entro il tempo previsto, la situazione deve essere considerata un’emergenza reale.
Bisogna:
- attivare immediatamente il piano d’emergenza;
- chiamare i servizi di soccorso;
- registrare orario e coordinate;
- indicare l’ultimo punto di avvistamento;
- comunicare direzione e intensità della corrente;
- descrivere attrezzatura e colore del subacqueo;
- mantenere una vedetta;
- preparare ossigeno e primo soccorso;
- seguire le indicazioni delle autorità.
Non bisogna attendere passivamente sperando che il subacqueo riappaia. I tempi e le modalità della chiamata devono essere stabiliti nel piano d’emergenza locale.
Separazione in corrente
La corrente può allontanare rapidamente due subacquei e rendere difficile tornare allo stesso punto.
Per prevenire il problema è importante:
- iniziare la discesa insieme;
- utilizzare una cima quando prevista;
- mantenere una distanza ridotta;
- non fermarsi senza comunicare;
- concordare chi lancia il DSMB;
- possedere segnalazione individuale;
- conoscere il comportamento della barca.
Se i subacquei riemergono separati, ognuno deve rendersi visibile senza tentare lunghe nuotate controcorrente che possono causare affaticamento.
Separazione durante la discesa
La discesa rappresenta una fase particolarmente delicata. Un subacqueo può:
- compensare più lentamente;
- perdere il riferimento;
- fermarsi a risolvere una perdita;
- scendere più rapidamente;
- essere trascinato dalla corrente;
- confondere il proprio gruppo con un altro.
La coppia dovrebbe iniziare e terminare la discesa insieme. Il subacqueo che guida deve verificare frequentemente la presenza del compagno.
Se uno dei due non riesce a proseguire, entrambi devono fermarsi. Non è corretto che uno raggiunga il fondo aspettando che l’altro lo raggiunga successivamente.
Separazione nelle immersioni notturne
Durante un’immersione notturna la luce del compagno può essere confusa con quella di altri subacquei.
È opportuno:
- concordare i segnali luminosi;
- mantenere una distanza ridotta;
- evitare di puntare la torcia negli occhi;
- identificare la luce primaria del compagno;
- portare una torcia di riserva;
- disporre di segnalazione luminosa in superficie.
DAN raccomanda una luce primaria, una di backup e sistemi luminosi di emergenza per le immersioni notturne o con visibilità limitata.
Separazione in grotta o all’interno di un relitto
In un ambiente ostruito, la superficie non è direttamente raggiungibile. La procedura ricreativa “cerco brevemente e risalgo” non è applicabile.
La squadra deve fare affidamento su:
- linea guida continua;
- procedure di ricerca specifiche;
- gestione dei riferimenti;
- gas adeguato;
- ridondanza;
- formazione cave o wreck;
- protocolli concordati.
Entrare in una grotta o effettuare una penetrazione reale in un relitto senza addestramento specifico espone a rischi che non possono essere compensati da una semplice torcia o da una sagola improvvisata.
Separazione durante la decompressione
In un’immersione decompressiva il subacqueo non può emergere immediatamente senza conseguenze.
Il piano deve prevedere:
- perdita del contatto;
- separazione durante la risalita;
- DSMB individuali;
- runtime personale;
- gas sufficiente;
- strumenti ridondanti;
- comunicazioni con la superficie;
- procedure per la perdita di una miscela.
Ogni subacqueo deve possedere le informazioni e le risorse necessarie per completare autonomamente la propria decompressione, pur rimanendo il sistema di squadra un elemento essenziale.
Gruppi di tre o più subacquei
Un gruppo numeroso non equivale automaticamente a maggiore sicurezza.
Può diventare difficile capire:
- chi controlla chi;
- chi guida;
- chi forma la coppia;
- se qualcuno si è fermato;
- come reagire alla separazione di un componente.
BSAC osserva che gruppi di tre o più persone possono presentare un rischio maggiore di separazione, specialmente quando si verifica un problema a uno dei componenti.
Il briefing deve specificare se il gruppo funziona come squadra unica oppure come coppie distinte.
Errori da evitare
Quando si perde il compagno, non bisogna:
- continuare l’immersione da soli;
- iniziare una ricerca lunga sul fondo;
- cambiare profondità rapidamente;
- inseguire bolle lontane;
- consumare tutta la riserva;
- ignorare la decompressione;
- riemergere senza segnalazione in zona trafficata;
- ridiscendere autonomamente;
- ritardare l’attivazione dei soccorsi;
- presumere che il compagno sia già sulla barca.
Un caso riportato nel BSAC Incident Report 2024 riguarda un subacqueo separatosi prima della risalita pianificata che non riemerse; il suo DSMB fu successivamente recuperato bloccato a 18 metri. Episodi di questo genere mostrano che la separazione non deve essere trattata come un contrattempo irrilevante.
Dopo il ricongiungimento
Anche quando entrambi riemergono senza conseguenze, l’evento deve essere analizzato.
La coppia dovrebbe ricostruire:
- punto della separazione;
- causa;
- durata;
- comportamento di entrambi;
- differenze nella procedura;
- problemi di attrezzatura;
- ruolo della corrente;
- efficacia della segnalazione;
- aspetti da modificare.
Non serve attribuire colpe. L’obiettivo è evitare che la situazione si ripeta.
Se uno dei due ha effettuato una risalita rapida, omesso decompressione o presenta sintomi anomali, deve essere valutato secondo le procedure mediche di emergenza. DAN raccomanda ossigeno precoce e contatto con i servizi medici in presenza di segni compatibili con una patologia da decompressione.
Una procedura semplice da ricordare
In una normale immersione ricreativa con accesso diretto alla superficie:
Fermati
Interrompi il movimento e stabilizza l’assetto.
Guarda
Controlla sopra, dietro, sotto e intorno. Cerca luce, bolle e movimento.
Torna brevemente
Raggiungi soltanto l’ultimo punto di contatto, senza iniziare una ricerca estesa.
Risali
Trascorso il tempo concordato, effettua una risalita controllata continuando a osservare l’ambiente.
Segnala
Usa DSMB e dispositivi visivi o acustici.
Avvisa
Comunica immediatamente la separazione all’assistenza di superficie.
Questa sequenza deve essere adattata alla propria didattica, al profilo e all’ambiente.
Conclusione
La perdita del compagno non si gestisce con una ricerca improvvisata.
La sicurezza dipende soprattutto dalla prevenzione:
- briefing chiaro;
- distanza adeguata;
- controlli frequenti;
- discesa e risalita coordinate;
- segnali condivisi;
- procedura di separazione concordata;
- DSMB individuale;
- assistenza di superficie informata.
Quando il contatto viene perso, una ricerca breve e ordinata offre una possibilità di ricongiungimento senza esporre entrambi a un’assenza prolungata.
Il principio fondamentale è semplice:
i due subacquei devono applicare la stessa procedura e dirigersi verso lo stesso punto nello stesso momento.
Il sistema di coppia funziona soltanto quando entrambi sanno dove si trova l’altro, che cosa farà e quando interromperà l’immersione.
