Quando un piccolo problema diventa un incidente
La maggior parte delle emergenze subacquee non comincia con un evento spettacolare. Più spesso tutto parte da qualcosa di apparentemente trascurabile: una bombola aperta solo parzialmente, una corrente più forte del previsto, un compagno troppo distante, una pesata eccessiva o un controllo del manometro effettuato troppo tardi.
Il primo errore non provoca necessariamente l’incidente. Il problema nasce quando al primo inconveniente se ne aggiunge un secondo, poi un terzo, fino a superare la capacità del subacqueo di gestire la situazione.
Le analisi degli incidenti pubblicate da DAN e BSAC mostrano quanto frequentemente ricorrano problemi quali cattiva gestione del gas, perdita del compagno, difficoltà durante la risalita, insufficiente controllo dell’assetto e reazioni di panico. e questi meccanismi non significa diventare timorosi. Significa imparare a interrompere la catena degli errori prima che la situazione diventi incontrollabile.
Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce un corso, l’addestramento pratico con un istruttore qualificato o le procedure previste dalla propria didattica.
1. Entrare in acqua senza un piano realmente condiviso
Dire “scendiamo, facciamo un giro e torniamo quando siamo a metà bombola” non costituisce un vero piano d’immersione.
Prima di entrare in acqua, entrambi i componenti della coppia dovrebbero conoscere almeno:
- profondità massima;
- tempo indicativo sul fondo;
- percorso previsto;
- punto di discesa e di risalita;
- limite di gas per l’inversione;
- pressione minima con cui iniziare la risalita;
- procedura in caso di separazione;
- segnali principali;
- eventuali obblighi decompressivi;
- gestione di corrente, scarsa visibilità e traffico nautico.
Il piano deve essere costruito sul subacqueo meno esperto, sul consumo più elevato e sulle condizioni peggiori ragionevolmente prevedibili. DAN raccomanda che profondità, tempo, gestione del gas e attività previste siano discussi dalla coppia prima della discesa. efficace deve inoltre contenere criteri chiari per interrompere l’immersione. Non basta sapere dove andare: bisogna sapere quando rinunciare.
2. Saltare il controllo pre-immersione
Il controllo reciproco viene spesso abbreviato perché l’attrezzatura è personale, perché i subacquei si conoscono da anni o perché l’imbarcazione ha fretta.
Proprio la familiarità può però favorire l’automatismo e ridurre l’attenzione.
Un controllo completo dovrebbe verificare:
- bombola correttamente aperta;
- pressione disponibile;
- respirazione da entrambi i secondi stadi mentre si osserva il manometro;
- funzionamento di GAV e valvole di scarico;
- corretta sistemazione delle zavorre;
- posizione e modalità di sgancio;
- tenuta delle fruste;
- accessibilità del sistema alternativo;
- computer acceso e correttamente impostato;
- rubinetti raggiungibili, quando previsto dalla configurazione;
- presenza e posizione di pedagno, spool, torce e strumenti di emergenza.
Respirare dall’erogatore senza osservare il manometro potrebbe non rivelare una bombola aperta solo parzialmente. In superficie l’erogatore può sembrare efficiente, mentre in profondità e sotto sforzo il flusso potrebbe diventare insufficiente.
DAN raccomanda di verificare il gas, effettuare respiri di prova e completare il controllo di coppia prima della discesa. stire il gas osservando soltanto il manometro ogni tanto
Il gas non deve essere semplicemente controllato: deve essere pianificato.
Una lettura occasionale del manometro non permette di sapere:
- quanto gas servirà per tornare al punto di uscita;
- quanto ne occorrerà per la risalita;
- quanto consumeranno due subacquei respirando dalla stessa bombola;
- quanto aumenterà il consumo in presenza di stress, freddo o corrente;
- quale sarà la pressione minima necessaria per risolvere un’emergenza alla profondità massima.
Un subacqueo può avere ancora 80 bar e trovarsi comunque in una condizione critica, se è lontano dalla risalita, a grande profondità o obbligato a effettuare soste decompressive.
DAN indica l’esaurimento del gas come uno dei principali fattori scatenanti degli incidenti e raccomanda di stabilire preventivamente un limite di gas, controllare regolarmente la pressione e risalire conservando una riserva sufficiente. da corretta non è quindi: “Quanto gas mi rimane?”, ma: “Il gas che rimane è sufficiente per riportare in sicurezza me e il mio compagno?”
4. Allontanarsi troppo dal compagno
Un compagno che si trova a dieci metri di distanza, rivolto nella direzione opposta e intento a fotografare, potrebbe non essere in grado di intervenire in tempo.
La distanza corretta dipende da:
- visibilità;
- corrente;
- profondità;
- esperienza;
- configurazione;
- presenza di ostacoli;
- tipo di immersione.
In acqua limpida la coppia può mantenere una distanza moderata, purché vi sia costante consapevolezza reciproca. In acqua torbida, in corrente o all’interno di un relitto, la distanza deve ridursi notevolmente.
Essere formalmente in coppia non basta. Se il compagno non può vedere il problema, raggiungere il subacqueo e donare gas in pochi secondi, il sistema di coppia ha perso buona parte della sua funzione.
DAN sottolinea che il contatto con il compagno può fare la differenza durante un’emergenza respiratoria. Alcuni casi analizzati mostrano che un subacqueo troppo distante può essere, di fatto, un subacqueo solo. sciarsi assorbire da fotografie, video e attività secondarie
Fotocamere, scooter subacquei, ricerca di oggetti, pesca, penetrazioni e rilievi aumentano il cosiddetto task loading, cioè il numero di compiti che il subacqueo deve gestire contemporaneamente.
Quando l’attenzione viene assorbita dall’attività secondaria, si rischia di dimenticare:
- profondità;
- tempo;
- pressione;
- posizione del compagno;
- direzione della corrente;
- distanza dal punto di risalita;
- variazioni dell’assetto.
La fotocamera non è pericolosa in sé. Diventa un problema quando il subacqueo non possiede ancora un controllo dell’assetto sufficientemente automatico o quando l’obiettivo fotografico assume più importanza della sicurezza.
Le attività previste dovrebbero essere dichiarate durante il briefing, in modo che il compagno sappia quali distrazioni aspettarsi e come mantenere il contatto. a regola consiste nel sospendere immediatamente l’attività secondaria quando cambiano profondità, visibilità, corrente, assetto o condizione del compagno.
6. Continuare la discesa nonostante un problema
Un orecchio che non compensa, una maschera che perde, una sensazione di affanno, una frusta posizionata male o un computer non correttamente impostato sono segnali da risolvere prima di proseguire.
L’errore tipico consiste nel pensare:
- “Si sistemerà più sotto”;
- “Non voglio far perdere l’immersione al gruppo”;
- “Ormai siamo entrati”;
- “Non è niente di grave”.
In realtà, la profondità tende ad amplificare i problemi. Aumentano la densità del gas, il consumo, il carico respiratorio, la narcosi e le conseguenze di un’eventuale risalita precipitosa.
In caso di difficoltà di compensazione occorre fermare la discesa, risalire leggermente e riprovare senza forzare. Se il problema non si risolve, l’immersione deve essere interrotta. e un’immersione nei primi minuti non è un fallimento. È una dimostrazione di disciplina.
7. Avere un assetto instabile o una pesata eccessiva
Il controllo dell’assetto è una competenza di sicurezza, non soltanto una questione estetica.
Un subacqueo eccessivamente zavorrato deve immettere più gas nel GAV. Durante la risalita quel gas si espande e richiede scarichi tempestivi. Un ritardo può innescare una risalita accelerata.
Un assetto inefficiente provoca inoltre:
- aumento del consumo;
- pinneggiata continua;
- sollevamento di sedimento;
- maggiore affaticamento;
- difficoltà nel mantenere le soste;
- rischio di urtare il fondale;
- maggiore probabilità di perdere il controllo durante la gestione di un compagno.
DAN evidenzia che un cattivo controllo dell’assetto può portare a scendere oltre il previsto, aumentare il consumo e, nel caso peggiore, provocare una risalita incontrollata con rischio di lesioni da sovradistensione polmonare ed embolia gassosa arteriosa. a dovrebbe essere verificata con una bombola vicina alla pressione di riserva, non soltanto con la bombola piena.
8. Sottovalutare corrente, freddo e condizioni ambientali
Le condizioni ambientali modificano profondamente il consumo e la difficoltà dell’immersione.
Nuotare contro corrente può aumentare rapidamente lo sforzo respiratorio. Il freddo può ridurre la destrezza, aumentare il consumo e rendere più difficile la gestione delle emergenze. La scarsa visibilità aumenta il rischio di separazione e disorientamento.
In corrente, la strategia generalmente più prudente consiste nell’iniziare il percorso controcorrente e tornare sfruttandola, quando la conformazione del sito e il piano lo consentono. DAN raccomanda inoltre di monitorare gas, profondità e tempo, mantenere il contatto con il compagno e utilizzare correttamente pedagno e sistemi di segnalazione. orzo diventa eccessivo, non bisogna continuare a pinneggiare fino all’esaurimento. Occorre fermarsi, comunicare, recuperare il controllo respiratorio e modificare o interrompere il piano.
9. Non interrompere l’immersione ai primi segnali di difficoltà
Molti incidenti potrebbero essere evitati prendendo una decisione semplice: terminare l’immersione.
I segnali che giustificano l’interruzione comprendono:
- consumo superiore al previsto;
- affanno;
- freddo intenso;
- crampi;
- perdita di orientamento;
- problemi di compensazione;
- malfunzionamenti dell’attrezzatura;
- visibilità deteriorata;
- corrente crescente;
- ansia;
- comportamento anomalo del compagno.
Ogni componente della coppia dovrebbe poter chiamare la fine dell’immersione senza dover discutere o giustificarsi sott’acqua.
Un problema gestibile può diventare grave quando viene ignorato per non deludere il gruppo, non perdere il costo dell’uscita o non apparire inesperti.
La cultura della sicurezza comincia quando il segnale di fine immersione viene accolto immediatamente e senza contestazioni.
10. Confondere il possesso di un brevetto con la reale preparazione
Le abilità di emergenza si deteriorano quando non vengono esercitate.
Recupero dell’erogatore, svuotamento della maschera, donazione del gas, risalita condivisa, lancio del pedagno e controllo dell’assetto devono essere praticati periodicamente in condizioni controllate.
Durante una vera emergenza non c’è molto tempo per ricordare una procedura vista anni prima. Il gesto deve essere sufficientemente familiare da poter essere eseguito anche in presenza di stress.
Il panico restringe l’attenzione, peggiora la capacità decisionale e può portare a risalite incontrollate o tentativi disordinati di ottenere gas. I casi studiati da DAN mostrano come un problema respiratorio non gestito possa degenerare in una reazione irrazionale e mettere in pericolo anche il soccorritore. ivo dell’addestramento non è eliminare ogni inconveniente, ma impedire che l’inconveniente si trasformi in panico.
La catena degli errori: un esempio realistico
Immaginiamo una coppia che si prepara in fretta.
La bombola di uno dei due subacquei viene aperta solo parzialmente. Il controllo pre-immersione viene saltato. Durante la discesa l’erogatore sembra funzionare, ma a 30 metri, nuotando contro corrente, il flusso diventa insufficiente.
Il compagno si trova alcuni metri più avanti ed è concentrato sulla fotocamera. Il subacqueo in difficoltà aumenta lo sforzo, respira più velocemente e perde il controllo dell’assetto. Sentendosi soffocare, tenta una risalita precipitosa.
Nessuno dei singoli errori iniziali avrebbe necessariamente provocato l’incidente:
- il rubinetto poteva essere controllato;
- la corrente poteva essere valutata;
- il compagno poteva rimanere vicino;
- la fotografia poteva essere sospesa;
- il problema poteva essere segnalato immediatamente;
- la risalita poteva essere gestita condividendo il gas.
L’incidente nasce dalla somma degli errori.
Una procedura pratica per interrompere la catena
Quando qualcosa non va, è utile applicare una sequenza semplice:
Fermarsi
Interrompere la pinneggiata e l’attività secondaria. Cercare un assetto stabile.
Respirare
Ridurre lo sforzo e concentrarsi su espirazioni complete e regolari. Una respirazione rapida e superficiale peggiora la percezione di affanno.
Comunicare
Stabilire il contatto con il compagno e segnalare chiaramente il problema.
Valutare
Controllare gas, profondità, tempo, assetto e posizione.
Agire
Risolvere il problema se semplice e immediatamente controllabile. In caso contrario, terminare l’immersione.
La sicurezza comincia prima di entrare in acqua
Un’immersione sicura non dipende esclusivamente dall’attrezzatura o dal numero di brevetti posseduti. Dipende soprattutto dalla capacità di riconoscere i segnali deboli e intervenire prima che diventino problemi seri.
I subacquei più prudenti non sono quelli che non incontrano mai difficoltà. Sono quelli che:
- pianificano con margine;
- mantengono il contatto con il compagno;
- controllano frequentemente il gas;
- possiedono un assetto stabile;
- non ignorano il disagio;
- esercitano le procedure;
- sono disposti a rinunciare.
Tornare in superficie con una bombola ancora carica e un’immersione interrotta è sempre preferibile a proseguire una situazione che sta sfuggendo al controllo.
In subacquea, rinunciare al momento giusto non significa avere paura. Significa avere esperienza.
