Immersione da riva: pianificazione, entrata in acqua e gestione delle emergenze

L’immersione da riva offre libertà, semplicità organizzativa e accesso a molti siti che non richiedono l’impiego di un’imbarcazione. Può sembrare meno impegnativa di un’immersione dalla barca, ma presenta rischi specifici: risacca, onde, fondali scivolosi, trasporto dell’attrezzatura, correnti costiere e difficoltà nel ritrovare il punto di uscita.

La sicurezza dipende soprattutto dalla valutazione iniziale e dalla capacità di modificare o annullare il programma quando le condizioni cambiano. DAN raccomanda di proseguire la valutazione del sito per tutta la durata dell’attività, poiché l’evoluzione del mare può modificare le procedure di entrata e uscita.

Regola essenziale: prima di entrare è necessario sapere non soltanto da dove iniziare l’immersione, ma anche dove e come uscire in caso di variazione delle condizioni o di problema alla squadra.

Studiare il sito prima dell’immersione

La pianificazione dovrebbe iniziare prima di raggiungere la costa. Carte nautiche, previsioni meteo-marine, orari delle maree e testimonianze di subacquei locali possono fornire informazioni importanti, ma non sostituiscono l’osservazione diretta.

Una volta sul posto è opportuno valutare:

  • direzione e intensità del vento;
  • altezza e frequenza delle onde;
  • presenza di risacca;
  • direzione della corrente;
  • marea crescente o calante;
  • visibilità in superficie;
  • presenza di imbarcazioni;
  • attività di pesca;
  • accessibilità dei soccorsi;
  • copertura telefonica;
  • distanza tra parcheggio e acqua;
  • possibili vie di uscita alternative.

È utile osservare il mare per alcuni minuti. Una sequenza apparentemente tranquilla può essere interrotta periodicamente da onde più grandi. DAN ricorda che onde improvvise possono verificarsi durante l’ingresso e raccomanda di mantenere maschera ed erogatore pronti nella zona di risacca.

Individuare entrata e uscita

Il punto più comodo per entrare non è necessariamente quello migliore per uscire. Durante la pianificazione bisogna considerare come cambieranno marea, vento e moto ondoso nel corso dell’immersione.

Un buon punto di accesso dovrebbe offrire:

  • fondale stabile;
  • pendenza gestibile;
  • assenza di rocce taglienti;
  • spazio sufficiente per la squadra;
  • protezione dalle onde principali;
  • un riferimento facilmente riconoscibile dal mare.

Per riconoscere l’uscita sott’acqua si possono utilizzare allineamenti naturali, direzione della costa, bussola e profondità del fondale. In superficie è utile individuare un riferimento alto e visibile, come un edificio, una torre, un promontorio o un elemento naturale facilmente distinguibile.

Prevedere almeno un’uscita alternativa

Onde, corrente o stanchezza possono rendere impraticabile l’uscita principale. Prima dell’immersione è quindi opportuno identificare almeno un punto alternativo e capire come raggiungerlo dalla superficie.

La squadra dovrebbe sapere:

  • quanto dista l’uscita alternativa;
  • se è accessibile con tutta l’attrezzatura;
  • se conduce a una strada o a un sentiero;
  • se richiede di superare scogli o strutture artificiali;
  • come recuperare il veicolo dopo l’uscita.

Un’uscita alternativa teorica ma impraticabile con mare formato non rappresenta una vera opzione di emergenza.

Preparare l’attrezzatura lontano dalla risacca

Il montaggio dovrebbe avvenire in una zona stabile, protetta da sabbia, onde e traffico. Prima di avvicinarsi all’acqua è necessario completare il controllo tra compagni.

Tra gli elementi da verificare:

  • bombola sufficientemente carica;
  • rubinetto correttamente aperto;
  • funzionamento dei due erogatori;
  • GAV e sistema di gonfiaggio;
  • sistema di zavorra;
  • computer e miscela impostata;
  • maschera e pinne;
  • pedagno e mulinello;
  • strumento di taglio;
  • bussola;
  • segnalazione luminosa nelle immersioni serali o notturne.

Gli oggetti non necessari non dovrebbero essere lasciati incustoditi sulla spiaggia. Chiavi e telefono devono essere protetti dall’acqua oppure affidati a una persona a terra.

Trasporto dell’attrezzatura

Camminare su sabbia, ghiaia o rocce con tutta l’attrezzatura aumenta il carico fisico prima ancora dell’immersione. Fatica e surriscaldamento possono far crescere il consumo respiratorio e ridurre la lucidità.

È opportuno:

  • limitare la distanza da percorrere con il gruppo completo;
  • utilizzare calzari con suola adeguata;
  • aiutarsi reciprocamente;
  • evitare movimenti frettolosi;
  • fare una pausa prima dell’ingresso;
  • bere acqua, soprattutto nella stagione calda;
  • non indossare troppo presto cappuccio e guanti pesanti.

Se il percorso è complesso, può essere preferibile trasportare l’attrezzatura in più viaggi, mantenendola sotto controllo e rispettando eventuali limitazioni locali.

Entrata da spiaggia

Con mare calmo, l’ingresso può essere effettuato camminando all’indietro con le pinne indossate oppure entrando senza pinne e indossandole quando l’acqua diventa sufficientemente profonda. La scelta dipende dal fondale, dall’equilibrio personale e dalle condizioni.

Nella zona interessata dalle onde:

  • maschera sul viso;
  • erogatore in bocca;
  • GAV parzialmente gonfio;
  • una mano pronta a proteggere maschera ed erogatore;
  • contatto visivo con il compagno;
  • pinne e accessori saldamente controllati.

Non bisogna voltare completamente le spalle al mare. Le onde vanno osservate e affrontate mantenendo una posizione stabile. Quando la profondità lo consente, è spesso più semplice passare rapidamente al galleggiamento e pinneggiare oltre la zona di risacca.

Entrata da scogliera o piattaforma

Prima di effettuare un passo del gigante o un ingresso seduto occorre verificare:

  • profondità sufficiente;
  • assenza di rocce sommerse;
  • assenza di subacquei sotto il punto di ingresso;
  • possibilità concreta di uscire;
  • stabilità della superficie;
  • altezza compatibile con la tecnica e l’attrezzatura.

Non si dovrebbe entrare da un punto dal quale non si è certi di poter uscire. Salti da altezze significative, ingressi tra rocce e procedure con attrezzatura calata mediante sagole richiedono esperienza e organizzazione specifica.

Orientamento sott’acqua

Nell’immersione da riva l’orientamento è fondamentale perché la squadra deve ritornare verso una zona relativamente piccola. Affidarsi soltanto alla memoria visiva può essere insufficiente quando la visibilità diminuisce.

È utile combinare:

  • bussola;
  • profilo del fondale;
  • profondità;
  • direzione delle increspature nella sabbia;
  • posizione del sole, quando visibile;
  • riferimenti naturali riconoscibili;
  • tempo e distanza percorsa.

All’inizio dell’immersione è consigliabile rilevare la direzione verso il largo e quella reciproca verso la costa. Durante il rientro bisogna verificare periodicamente che profondità e conformazione del fondale siano compatibili con il percorso previsto.

Correnti e risacca

Le correnti costiere possono cambiare intensità e direzione in relazione a vento, marea e morfologia del fondale. Pinneggiare direttamente contro una corrente forte aumenta rapidamente consumo e affaticamento.

DAN evidenzia che la corrente può essere fisicamente impegnativa, accelerare il consumo di gas e rendere impossibile il ritorno al punto previsto.

Quando possibile, la prima parte dell’immersione dovrebbe essere condotta contro corrente, sfruttandola durante il rientro. Questa regola, però, non sostituisce una valutazione locale: alcune correnti cambiano con la profondità o seguono percorsi non intuitivi.

Se la corrente impedisce il rientro:

  • evitare di esaurirsi pinneggiando inutilmente;
  • interrompere l’immersione secondo le procedure concordate;
  • risalire in modo controllato;
  • utilizzare il pedagno quando appropriato e quando si è addestrati a farlo;
  • raggiungere un’uscita alternativa;
  • segnalare la propria posizione dalla superficie.

Pianificazione del gas

La riserva deve consentire il rientro, la gestione di una possibile condivisione del gas e l’eventuale emersione lontano dal punto previsto. La classica regola dei terzi può essere prudente in alcuni profili, ma non deve essere applicata automaticamente senza considerare profondità, corrente, distanza e consumi individuali.

La squadra dovrebbe stabilire prima dell’ingresso:

  • pressione iniziale;
  • pressione di svolta;
  • pressione minima per iniziare la risalita;
  • riserva finale;
  • frequenza dei controlli;
  • procedura in caso di consumo anomalo.

Il piano deve essere basato sul subacqueo con il consumo più elevato e non su quello più efficiente. Profondità, sforzo e stress possono aumentare sensibilmente il consumo.

Uscita dall’acqua

L’uscita può essere la fase più faticosa dell’immersione. Prima di raggiungere la zona bassa è opportuno controllare la pressione residua e osservare le onde.

Con fondale sabbioso e mare calmo si può:

  1. avvicinarsi mantenendo il GAV sufficientemente gonfio;
  2. raggiungere una profondità alla quale sia possibile appoggiare i piedi;
  3. togliere una pinna alla volta mantenendo il contatto con il compagno;
  4. alzarsi soltanto quando si dispone di un appoggio stabile;
  5. allontanarsi dalla battigia senza fermarsi nella zona di risacca.

Con onde più forti può essere più sicuro mantenere le pinne fino a una zona molto bassa e utilizzare la loro spinta per accompagnare il movimento dell’acqua. La tecnica deve essere adattata alle condizioni e appresa con un istruttore esperto di immersioni costiere.

Pedagno, segnalazioni e traffico nautico

Nei siti frequentati da imbarcazioni, la segnalazione del subacqueo è essenziale. Devono essere rispettate le normative locali relative a bandiere, boe e distanze di sicurezza.

Un pedagno gonfiabile può rendere la squadra più visibile durante una risalita lontana dalla costa, ma il suo lancio richiede addestramento. Una sagola libera, un mulinello bloccato o una variazione incontrollata dell’assetto possono creare nuovi problemi.

Per immersioni con possibilità di deriva è opportuno disporre anche di:

  • fischietto;
  • specchio di segnalazione;
  • luce stroboscopica o torcia;
  • pedagno sufficientemente visibile;
  • eventuale dispositivo elettronico di localizzazione adatto all’ambiente marino.

Un caso di deriva può esporre il subacqueo a ipotermia, disidratazione, esaurimento e stress psicologico. Una pianificazione accurata della segnalazione può fare una differenza decisiva.

Immersioni notturne da riva

Di notte il punto di uscita può diventare difficile da riconoscere. È utile predisporre una luce fissa a terra, nel rispetto delle regole locali, e scegliere riferimenti che non possano essere confusi con lampioni, automobili o imbarcazioni.

Ogni subacqueo dovrebbe avere:

  • torcia principale;
  • torcia di riserva;
  • strumenti leggibili al buio;
  • segnalazione luminosa personale;
  • conoscenza dei segnali effettuati con la torcia.

La squadra dovrebbe mantenersi più compatta rispetto a un’immersione diurna e ridurre la distanza massima dal punto di uscita.

Piano di emergenza

Prima di entrare è opportuno stabilire chi chiamare e come fornire la posizione esatta del sito. Il piano dovrebbe comprendere:

  • numero di emergenza locale;
  • coordinate o indirizzo del punto di accesso;
  • posizione dell’ossigeno di emergenza;
  • persona addestrata a somministrarlo;
  • ospedale o centro iperbarico di riferimento;
  • modalità di evacuazione;
  • persona a terra informata sull’orario previsto di rientro.

In caso di sospetto incidente da immersione, difficoltà respiratoria, sintomi neurologici, dolore anomalo o alterazione dello stato di coscienza, occorre attivare immediatamente i soccorsi. L’ossigeno di emergenza deve essere somministrato da persone addestrate, senza ritardare la chiamata al servizio sanitario.

Quando rinunciare

L’immersione dovrebbe essere annullata quando:

  • le onde impediscono un ingresso controllato;
  • non è disponibile un’uscita sicura;
  • la corrente supera le capacità della squadra;
  • la visibilità rende impossibile l’orientamento previsto;
  • uno dei subacquei è stanco, infreddolito o in difficoltà;
  • manca una parte essenziale dell’attrezzatura;
  • il sito è interessato da traffico nautico pericoloso;
  • le condizioni sono diverse da quelle per cui la squadra è addestrata.

La certificazione abilita a immergersi nelle condizioni e negli ambienti per i quali si è stati preparati; ambienti nuovi dovrebbero essere affrontati gradualmente e con addestramento appropriato.

Conclusioni

L’immersione da riva può essere semplice, economica e appagante, ma richiede una pianificazione accurata. Entrata, uscita, orientamento, gas, condizioni meteo-marine e piano di emergenza devono essere valutati come parti di un unico sistema.

La qualità della pianificazione si misura nella capacità di gestire ciò che accade quando il programma iniziale non può essere rispettato. Un’uscita alternativa, una riserva adeguata e una squadra ben coordinata trasformano un imprevisto da potenziale emergenza a situazione gestibile.

Il mare non deve adattarsi al programma del subacqueo: è il subacqueo che deve adattare o annullare il programma in base al mare.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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