Le immersioni sui relitti rappresentano uno degli aspetti più affascinanti della subacquea. Una nave, un aereo o un altro mezzo sommerso non sono soltanto strutture appoggiate sul fondale: possono essere testimonianze storiche, habitat per numerose specie marine e luoghi nei quali tecnica, orientamento e capacità di osservazione assumono un’importanza particolare.
Ogni relitto racconta una storia. Alcuni sono affondati durante eventi bellici, altri a causa di collisioni, incendi, condizioni meteorologiche avverse o errori di navigazione. Esistono anche mezzi affondati intenzionalmente, dopo essere stati bonificati, allo scopo di creare siti d’immersione o barriere artificiali.
Il fascino del relitto, però, non deve far dimenticare i rischi. Profondità, correnti, reti da pesca, parti taglienti, instabilità strutturale, scarsa visibilità e presenza di ambienti ostruiti possono rendere l’immersione molto più complessa rispetto a una normale esplorazione in acqua libera.
Avvertenza importante: questo articolo ha finalità esclusivamente divulgative. Non sostituisce un corso di specialità, l’addestramento tecnico, la conoscenza diretta del sito o la guida di un professionista locale. Non si deve entrare all’interno di un relitto senza una formazione specifica per gli ambienti ostruiti e senza l’attrezzatura richiesta.
Che cosa si considera un relitto?
Nel linguaggio subacqueo il termine “relitto” viene utilizzato per indicare una struttura costruita dall’uomo e successivamente sommersa. Può trattarsi di:
- navi mercantili;
- unità militari;
- sommergibili;
- imbarcazioni da pesca;
- traghetti e navi passeggeri;
- velivoli;
- elicotteri;
- veicoli terrestri;
- piattaforme o strutture industriali;
- mezzi affondati intenzionalmente come barriere artificiali.
Non tutti i relitti possiedono lo stesso valore storico o archeologico. Un’imbarcazione affondata recentemente e preparata per le immersioni presenta caratteristiche molto diverse da una nave militare perduta durante una guerra o da un sito archeologico antico.
I relitti possono inoltre trovarsi in mare, nei laghi, nei fiumi, nelle cave allagate e in altri ambienti sommersi. La conservazione dei materiali cambia in funzione della salinità, della temperatura, dell’ossigenazione, delle correnti e della natura del fondale.
Perché immergersi su un relitto?
Le motivazioni possono essere numerose. Alcuni subacquei sono attratti dalla storia, altri dalla fotografia, dalla vita marina o dalla complessità tecnica dell’immersione.
La dimensione storica
Visitare un relitto significa entrare in contatto con una testimonianza del passato. La forma dello scafo, le eliche, le ancore, le strutture di comando e i resti del carico permettono di comprendere la funzione originaria dell’unità e, talvolta, le circostanze dell’affondamento.
Un relitto non è però un semplice insieme di oggetti. La posizione reciproca dei componenti, i danni presenti e la distribuzione dei materiali costituiscono parte del contesto storico e archeologico. Spostare o recuperare un oggetto senza autorizzazione può distruggere informazioni che non potranno più essere ricostruite.
La vita marina
Con il tempo, molte strutture sommerse vengono colonizzate da spugne, alghe, briozoi, molluschi e altre forme di vita. Cavità e lamiere possono offrire riparo a gronghi, murene, crostacei e pesci stanziali.
La presenza di pesce, tuttavia, può attirare attività di pesca e comportare la presenza di lenze, ami e reti abbandonate. Questi elementi rappresentano uno dei principali rischi di impigliamento nelle immersioni sui relitti.
La componente tecnica
Un relitto può richiedere una combinazione di abilità: discesa lungo una cima, controllo dell’assetto, orientamento, gestione della profondità, navigazione intorno a una struttura complessa e risalita nel blu o lungo una linea di riferimento.
Quando il relitto si trova in profondità o comporta decompressione obbligatoria, l’immersione entra nell’ambito tecnico e richiede addestramento, configurazioni ridondanti e pianificazione specifica.
Esplorazione esterna e penetrazione: due attività differenti
La distinzione più importante è quella tra esplorazione esterna e penetrazione.
Esplorazione esterna
Nell’esplorazione esterna il subacqueo rimane fuori dalla struttura e conserva, almeno in linea generale, la possibilità di iniziare una risalita diretta verso la superficie.
Anche restando all’esterno, però, bisogna prestare attenzione a:
- reti e lenze;
- lamiere sporgenti;
- aperture nelle quali si potrebbe entrare involontariamente;
- correnti generate o accelerate dalla struttura;
- parti instabili;
- variazioni improvvise della profondità;
- perdita del riferimento durante la risalita.
Passaggi aperti e “swim-through”
Alcuni relitti presentano passaggi molto ampi, corti e illuminati da aperture visibili. Questi percorsi vengono spesso definiti swim-through.
La definizione non deve però creare un falso senso di sicurezza. Quando il subacqueo non possiede più un accesso verticale e diretto alla superficie si trova, di fatto, in un ambiente ostruito. Visibilità, dimensioni dell’apertura, sedimento, attrezzatura, stabilità della struttura e possibilità di inversione devono essere valutati con estrema prudenza.
Penetrazione del relitto
Si parla di penetrazione quando si entra nella struttura e il percorso verso l’acqua libera non è più immediato. Corridoi, sale macchine, stive, cabine e ponti interni possono trasformarsi in ambienti bui, stretti e ricchi di ostacoli.
DAN sottolinea che l’ingresso in un relitto è paragonabile, per il problema dell’accesso indiretto alla superficie, ad altri ambienti ostruiti. Per affrontarlo sono necessari addestramento specifico, attrezzatura adeguata e gas sufficiente per consentire alla squadra di uscire, risalire e completare le eventuali soste.
Regola fondamentale: vedere un’apertura non significa essere qualificati per attraversarla. Senza addestramento specifico, il limite corretto è rimanere all’esterno del relitto.
I principali pericoli delle immersioni sui relitti
Profondità
Molti relitti si trovano a profondità elevate. Scendere più in basso comporta:
- aumento del consumo di gas;
- riduzione dei limiti di non decompressione;
- maggiore assorbimento di gas inerte;
- possibili effetti narcotici;
- maggiore densità del gas respirato;
- tempi più lunghi per raggiungere la superficie;
- conseguenze più serie in caso di errore.
La profondità del fondale non è l’unico dato da considerare. Bisogna conoscere la quota della parte più alta del relitto, quella delle sezioni che si desidera visitare e la profondità massima raggiungibile accidentalmente.
Ambiente ostruito
All’interno del relitto non è possibile risalire verticalmente. Per tornare all’aperto occorre ripercorrere una via di uscita che potrebbe diventare difficile da individuare in caso di perdita di visibilità.
L’intrappolamento negli ambienti ostruiti è un fattore ricorrente negli incidenti subacquei. L’indicazione preventiva più efficace rimane quella di non entrare senza qualificazione, esperienza, attrezzatura e pianificazione appropriate.
Sedimento e perdita di visibilità
Molti ambienti interni contengono limo, sabbia fine, ruggine e materiale organico depositato. Un colpo di pinna o il contatto di una bombola con il soffitto può mettere in sospensione il sedimento e ridurre la visibilità a zero in pochi istanti.
La torcia non risolve necessariamente il problema: in acqua molto torbida il fascio può riflettersi sulle particelle e peggiorare la capacità di orientamento.
Per questo motivo, nelle immersioni su relitti sono fondamentali:
- assetto neutro;
- posizione orizzontale stabile;
- tecniche di propulsione che non dirigano il flusso delle pinne verso il fondo;
- movimenti lenti e controllati;
- attrezzatura compatta e aderente al corpo.
Disorientamento
Un relitto può essere inclinato, capovolto o spezzato. Pareti e pavimenti non corrispondono necessariamente all’orientamento che avevano quando la nave era in servizio.
Finestre, boccaporti e aperture simili possono rendere difficile riconoscere il punto di ingresso. Anche una struttura apparentemente semplice può diventare disorientante al buio o in presenza di sedimento.
Impigliamento
Reti, cime, cavi, lenze e fili metallici possono essere quasi invisibili. Il rischio aumenta vicino alle eliche, agli alberi, alle sovrastrutture e alle zone nelle quali si concentra l’attività di pesca.
Il subacqueo dovrebbe avere almeno uno strumento di taglio facilmente raggiungibile. Nelle immersioni più impegnative è frequente utilizzare due strumenti collocati in posizioni differenti, in modo che almeno uno sia accessibile anche se un braccio rimane bloccato.
Coltelli molto grandi non sono necessariamente la soluzione migliore. Tagliasagole e cesoie compatte possono essere più efficaci contro monofilo, trecciati, cavi sottili e reti.
Parti taglienti e corrosione
Le strutture metalliche possono presentare bordi affilati, chiodi, vetri, cavi e lamiere sottili. Un contatto apparentemente leggero può danneggiare la muta, il GAV, una frusta o la pelle del subacqueo.
Guanti e protezioni non autorizzano a toccare il relitto: riducono soltanto alcune conseguenze di un contatto accidentale.
Instabilità strutturale
La corrosione, le tempeste, le reti da pesca, il moto ondoso e il passaggio del tempo possono indebolire ponti, paratie e sovrastrutture. Una sezione visitata senza problemi in passato potrebbe essere cambiata.
Bollicine, contatto dell’attrezzatura o semplici vibrazioni possono far cadere ruggine e piccoli frammenti. Le parti sospese, i soffitti deformati e le lamiere piegate devono essere considerate potenzialmente instabili.
Corrente
I relitti spesso si trovano in zone esposte. La struttura può interrompere o accelerare la corrente, generando turbolenze e zone di flusso differente.
Una corrente moderata in superficie può risultare più intensa alla quota del relitto. Anche il momento della marea può determinare condizioni molto diverse tra l’inizio e la fine dell’immersione.
Esplosivi, munizioni e sostanze pericolose
I relitti militari possono contenere munizioni, esplosivi o altri materiali pericolosi. Questi oggetti non devono essere toccati, spostati o recuperati.
Alcune unità possono conservare carburanti, oli, batterie, prodotti chimici o carichi potenzialmente contaminanti. La presenza di odori insoliti, perdite, materiali non identificati o sostanze oleose richiede l’immediato allontanamento e la segnalazione alle autorità competenti.
Profili decompressivi complessi
La forma del relitto può indurre il subacqueo a continui cambi di quota: fondo, ponte, sovrastrutture, stive e ritorno alla cima. Queste variazioni devono essere considerate nella pianificazione.
Un computer subacqueo permette di seguire il profilo reale, ma non sostituisce il calcolo del gas, la definizione dei limiti e la presenza di un piano alternativo.
Ricerca preliminare del relitto
Una buona immersione inizia prima di salire sulla barca. È utile conoscere:
- nome e tipologia del relitto;
- storia dell’affondamento;
- orientamento sul fondale;
- profondità minima e massima;
- lunghezza e larghezza;
- stato di conservazione;
- presenza di sezioni spezzate;
- correnti e maree;
- visibilità normalmente riscontrata;
- temperatura e termoclino;
- modalità di discesa e risalita;
- presenza di reti o altri ostacoli;
- eventuali divieti o autorizzazioni;
- disponibilità di assistenza e ossigeno in superficie.
Disegni, fotografie, rilievi sonar e schemi del relitto possono aiutare a riconoscere le principali strutture. Le informazioni storiche devono però essere confrontate con la situazione attuale, perché i relitti cambiano nel tempo.
Il briefing prima dell’immersione
Il briefing dovrebbe essere specifico e non limitarsi a comunicare profondità e tempo massimo.
La squadra deve conoscere:
- punto di discesa;
- parte del relitto che verrà raggiunta per prima;
- direzione dell’esplorazione;
- quota massima prevista;
- tempo di fondo;
- pressione o condizione di svolta;
- riserva minima;
- procedura di separazione;
- procedura in caso di perdita della cima;
- modalità di risalita;
- eventuale lancio del pedagno;
- corrente prevista in superficie;
- segnali specifici;
- piano di emergenza.
DAN raccomanda che il briefing relativo a un sito includa profondità, visibilità, correnti, termoclini e pericoli conosciuti come ambienti ostruiti e rischi di impigliamento.
La pianificazione del gas
Una corretta pianificazione non deve considerare soltanto il consumo necessario per completare l’immersione in condizioni normali. Deve includere una riserva sufficiente per gestire un problema e assistere il compagno.
Occorre prendere in considerazione:
- consumo personale realistico;
- consumo del compagno;
- profondità media e massima;
- eventuale corrente;
- tempo necessario per tornare alla cima;
- gas necessario per due subacquei in emergenza;
- risalita;
- sosta di sicurezza;
- eventuale decompressione obbligatoria;
- riserva finale.
Nelle immersioni con penetrazione, la quantità di gas deve permettere alla squadra di uscire dal relitto anche in una situazione di condivisione. DAN ricorda che la pianificazione deve lasciare gas sufficiente per abbandonare il relitto, risalire, completare le soste ed emergere con una riserva.
La cosiddetta “regola dei terzi” viene impiegata in alcune forme di immersione in ambiente ostruito, ma non deve essere applicata come formula universale. Bombole di dimensioni diverse, consumi differenti, corrente, profondità e configurazioni asimmetriche possono richiedere criteri più conservativi.
Attrezzatura per l’esplorazione esterna
Per una normale immersione ricreativa all’esterno di un relitto possono essere utili:
- configurazione ordinata e idrodinamica;
- computer subacqueo;
- manometro facilmente leggibile;
- bussola;
- torcia principale;
- strumento di taglio;
- pedagno di segnalazione;
- mulinello o spool adeguato;
- fischietto o altro dispositivo acustico;
- protezione termica idonea;
- guanti, quando consentiti;
- maschera di riserva nelle immersioni più impegnative.
La scelta dell’attrezzatura deve dipendere dal sito e dall’addestramento. Aggiungere componenti senza conoscerne l’utilizzo può aumentare la complessità invece di migliorare la sicurezza.
Attrezzatura per la penetrazione
La penetrazione richiede una configurazione specifica, appresa durante un corso per immersioni in ambienti ostruiti. A seconda del livello e del tipo di immersione può comprendere:
- riserva di gas ridondante;
- due primi stadi indipendenti o configurazione equivalente;
- frusta adatta alla condivisione del gas;
- linea guida continua verso l’uscita;
- mulinello principale;
- spool di sicurezza;
- torcia primaria;
- almeno due fonti luminose di riserva, secondo formazione e procedure adottate;
- strumenti di taglio ridondanti;
- maschera di riserva;
- strumentazione di profondità e tempo di riserva;
- configurazione completamente aderente al corpo.
Possedere questi strumenti non significa essere preparati a utilizzarli. La sicurezza deriva dalla capacità di gestire contemporaneamente assetto, linea, gas, comunicazione e possibili avarie in condizioni di visibilità ridotta.
La linea guida
Nella penetrazione, la linea guida rappresenta il collegamento fisico con l’acqua libera. Deve essere posata e gestita secondo procedure precise, evitando punti nei quali possa tagliarsi, impigliarsi o intrappolare i subacquei.
La squadra deve saper affrontare almeno:
- perdita della linea;
- rottura della linea;
- aggrovigliamento;
- visibilità nulla;
- uscita condividendo il gas;
- perdita della luce principale;
- separazione tra compagni.
Queste abilità non possono essere apprese leggendo un articolo o guardando un video: devono essere insegnate, provate e ripetute in un ambiente controllato sotto la supervisione di un istruttore qualificato.
Assetto e tecniche di propulsione
Un buon controllo dell’assetto è indispensabile anche nell’esplorazione esterna. Toccare il relitto può danneggiare organismi, sollevare sedimento e ferire il subacqueo.
La posizione ideale è generalmente orizzontale, con attrezzatura compatta e pinne lontane dalle strutture. Le tecniche di propulsione devono permettere di avanzare, fermarsi e arretrare senza colpire il fondo.
Le linee guida ambientali BSAC raccomandano buon assetto, attrezzatura raccolta e una pinneggiata che non colpisca o sollevi materiale dal relitto.
Orientarsi intorno al relitto
Un relitto può essere utilizzato come riferimento visivo, ma non bisogna dipendere esclusivamente dalla sua struttura. Una diminuzione della visibilità o un errore di percorso può far perdere il punto di risalita.
Tra i riferimenti utili vi sono:
- direzione della prua e della poppa;
- posizione della cima;
- inclinazione dello scafo;
- profondità del ponte;
- eliche e timone;
- alberi e sovrastrutture;
- orientamento della corrente;
- bussola;
- tempo trascorso dalla partenza.
NOAA raccomanda di conoscere l’orientamento del sito e di entrare in un relitto soltanto quando specificamente addestrati.
Discesa sul relitto
Quando è disponibile una cima, la discesa dovrebbe avvenire in modo controllato mantenendo il contatto o una distanza utile dal riferimento, secondo corrente e condizioni.
Durante la discesa è necessario:
- compensare frequentemente;
- controllare profondità e compagno;
- evitare una discesa incontrollata;
- verificare eventuali perdite o problemi;
- osservare il manometro;
- rallentare in prossimità del relitto;
- identificare la cima o il punto di ritorno.
In presenza di corrente, lasciare la cima può significare mancare completamente il relitto. In questo caso non bisogna inseguirlo aumentando profondità e consumo: si applica la procedura concordata nel briefing.
Risalita e pedagno
La risalita può avvenire lungo la cima, nel blu o sotto un pedagno di segnalazione. Ogni possibilità richiede capacità specifiche.
Se la cima è affollata, danneggiata o non più raggiungibile, la squadra deve essere in grado di effettuare una risalita controllata e segnalare la propria posizione.
DAN indica tra i dispositivi utili per la segnalazione un pedagno, un fischietto, una torcia e uno specchio, da scegliere in funzione del tipo di immersione.
Il lancio del pedagno deve essere esercitato prima di affrontare immersioni impegnative. Un mulinello bloccato o una sagola agganciata all’attrezzatura possono provocare una variazione incontrollata della quota.
Il sistema di coppia e la squadra
Su un relitto è facile perdere il compagno dietro una lamiera, una sovrastruttura o un banco di pesci. La distanza deve essere ridotta in funzione della visibilità e delle condizioni.
Ogni componente della squadra deve conoscere:
- configurazione degli altri subacquei;
- posizione della fonte alternativa;
- modalità di condivisione del gas;
- segnali luminosi;
- pressione di svolta;
- ordine di progressione;
- procedura di separazione;
- condizioni che determinano l’interruzione dell’immersione.
Il codice di sicurezza BSAC ricorda che i compagni operano come un’unità e devono discutere prima dell’immersione anche eventuali preoccupazioni relative all’ingresso in un relitto.
Fotografia e riprese video
I relitti offrono soggetti fotografici eccezionali, ma una fotocamera aumenta il carico di lavoro e può distrarre dalla gestione dell’immersione.
Prima di dedicarsi alle immagini bisogna essere in grado di mantenere:
- assetto stabile;
- controllo della profondità;
- contatto con il compagno;
- consapevolezza del gas;
- orientamento;
- distanza dalle strutture.
Tenere contemporaneamente torcia e fotocamera mentre si attraversa un ambiente ostruito può sovraccaricare il subacqueo e ridurre l’attenzione disponibile per linea, assetto e squadra.
La fotografia non giustifica lo spostamento di oggetti, il contatto con il relitto o il disturbo degli animali. UNESCO raccomanda di documentare i siti senza alterarne il contesto e senza rimuovere reperti.
Relitti come luoghi di memoria
Alcuni relitti sono stati teatro della perdita di vite umane e possono essere considerati tombe di guerra o luoghi commemorativi. Il comportamento del subacqueo deve essere rispettoso.
Non è appropriato:
- rimuovere oggetti personali;
- spostare resti;
- entrare in zone vietate;
- pubblicare immagini irrispettose;
- forzare porte o aperture;
- danneggiare targhe commemorative;
- utilizzare il sito come fonte di souvenir.
La visita deve essere condotta con la stessa attenzione che si avrebbe in un luogo storico o commemorativo sulla terraferma.
Tutela archeologica e normativa
Prima di immergersi è necessario verificare se il sito sia soggetto a limitazioni, autorizzazioni o divieti. Le regole possono dipendere da:
- valore archeologico del relitto;
- presenza in un’area marina protetta;
- ordinanze della Capitaneria di porto;
- sicurezza della navigazione;
- presenza di munizioni;
- tutela militare;
- attività di ricerca in corso;
- proprietà e giurisdizione applicabili.
In Italia la protezione del patrimonio culturale subacqueo deriva dal Codice dei beni culturali e dalla legge 23 ottobre 2009, n. 157, con la quale è stata ratificata la Convenzione UNESCO del 2001. L’articolo 94 del Codice richiama espressamente le regole UNESCO per gli oggetti archeologici e storici rinvenuti nei fondali della zona marina indicata dalla norma.
La Convenzione UNESCO definisce come patrimonio culturale subacqueo le tracce di esistenza umana di carattere culturale, storico o archeologico rimaste sommerse per almeno cento anni. Promuove la conservazione sul posto come prima opzione e considera incompatibile con una corretta tutela lo sfruttamento commerciale e la dispersione irreversibile dei reperti.
Le norme specifiche possono variare da un sito all’altro. Prima dell’immersione è quindi necessario consultare le ordinanze locali, il gestore dell’area marina protetta, la Capitaneria di porto o la Soprintendenza competente.
Perché non si devono prendere souvenir
Una tazza, un bossolo, una targhetta o un piccolo pezzo di metallo possono sembrare oggetti privi di importanza. In realtà, la loro posizione può fornire informazioni sulla funzione di un locale, sulla dinamica dell’affondamento o sulla vita delle persone presenti a bordo.
Una volta portati in superficie, molti materiali iniziano inoltre a deteriorarsi rapidamente. Metalli, legno e ceramiche richiedono trattamenti specifici di conservazione.
UNESCO raccomanda di lasciare relitti e rovine sommerse intatti, di non prendere souvenir, di documentare eventuali scoperte e di informare le autorità competenti.
Che cosa fare in caso di nuova scoperta
Quando si individua un relitto sconosciuto o un possibile reperto archeologico è opportuno:
- non toccare e non spostare nulla;
- non tentare un recupero;
- annotare profondità e posizione;
- registrare le coordinate, quando possibile;
- scattare fotografie senza alterare il sito;
- descrivere orientamento e condizioni;
- evitare di diffondere pubblicamente la posizione;
- informare tempestivamente le autorità competenti.
UNESCO suggerisce ai subacquei che individuano un possibile nuovo sito di documentarlo con fotografie, posizione e note, comunicando poi la scoperta alle autorità responsabili.
Relitti affondati intenzionalmente
Alcune navi vengono preparate e affondate per creare barriere artificiali o attrazioni subacquee. Prima dell’affondamento possono essere rimossi carburanti, oli, materiali pericolosi, vetri, cavi e parti che aumenterebbero il rischio di intrappolamento.
Questo non rende il relitto automaticamente sicuro. Correnti, corrosione e colonizzazione biologica modificano progressivamente la struttura. Anche un mezzo predisposto per l’immersione deve essere affrontato entro i limiti del proprio addestramento.
Immersioni notturne sui relitti
Di notte diminuiscono i riferimenti visivi e aumenta il rischio di separazione. Per affrontare un relitto al buio è necessario conoscerlo, possedere esperienza nelle immersioni notturne e concordare segnali luminosi chiari.
Ogni subacqueo dovrebbe disporre di:
- torcia principale affidabile;
- torcia di riserva;
- strumenti leggibili al buio;
- segnalazione luminosa personale, quando appropriata;
- perfetta conoscenza della propria configurazione.
Una visita notturna esterna non equivale a una penetrazione. Entrare nel relitto aggiunge un secondo ambiente complesso e richiede preparazione specifica.
Quando interrompere l’immersione
L’immersione deve essere interrotta quando si verifica una condizione incompatibile con il piano, tra cui:
- consumo di gas superiore al previsto;
- perdita del compagno;
- malfunzionamento della torcia essenziale;
- problema al computer o agli strumenti;
- corrente eccessiva;
- perdita del riferimento;
- visibilità molto inferiore a quella prevista;
- comparsa di affanno, narcosi o ansia;
- danneggiamento dell’attrezzatura;
- superamento della profondità o del tempo concordati;
- difficoltà nel mantenere l’assetto;
- qualunque dubbio sulla sicurezza della struttura.
Non è necessario che entrambi i subacquei siano d’accordo sull’esistenza di un problema. Se un componente della squadra decide di terminare l’immersione, la squadra interrompe l’attività.
Gestione delle emergenze
Il piano di emergenza dovrebbe essere definito prima della partenza e comprendere:
- ossigeno in quantità adeguata;
- personale addestrato al suo utilizzo;
- mezzo per contattare i soccorsi;
- coordinate del sito;
- porto o punto di evacuazione;
- tempo stimato per raggiungere assistenza sanitaria;
- procedure per recuperare un subacqueo;
- centro iperbarico di riferimento;
- elenco dei partecipanti e relativi dati essenziali.
Dopo un’immersione, sintomi neurologici, difficoltà respiratoria, dolore anomalo, debolezza, alterazioni dell’equilibrio o dello stato di coscienza richiedono l’attivazione immediata dei soccorsi. Non bisogna attendere che i sintomi scompaiano spontaneamente.
Formazione consigliata
Per iniziare a esplorare l’esterno dei relitti è utile un corso specifico che affronti:
- ricerca storica;
- identificazione delle strutture;
- valutazione dei pericoli;
- orientamento;
- assetto;
- uso di torcia, bussola e mulinello;
- pianificazione del gas;
- pratiche responsabili.
Le principali organizzazioni didattiche propongono corsi dedicati alle immersioni sui relitti. PADI descrive la specialità Wreck Diver come formazione destinata a esplorare i relitti applicando pratiche di immersione responsabili e criteri di sicurezza.
Per la penetrazione avanzata, la decompressione, l’uso di miscele ternarie o le grandi profondità sono necessari percorsi tecnici ulteriori. Un brevetto ricreativo sui relitti non abilita automaticamente a entrare in qualsiasi struttura o a superare i limiti della subacquea ricreativa.
Errori frequenti nelle immersioni sui relitti
- Seguire un altro subacqueo dentro un’apertura: il suo addestramento e il suo piano potrebbero essere differenti.
- Entrare “solo per pochi metri”: pochi metri possono essere sufficienti per perdere luce, visibilità e accesso diretto alla superficie.
- Concentrarsi sulla fotografia: gas, profondità e compagno devono avere la priorità.
- Toccare la struttura: si rischiano ferite, danni all’attrezzatura e deterioramento del sito.
- Portare oggetti in superficie: oltre alle possibili violazioni, si distrugge il contesto storico.
- Sottovalutare la corrente: il consumo può aumentare rapidamente.
- Affidarsi soltanto al computer: il dispositivo non pianifica la riserva di gas né risolve una perdita del riferimento.
- Usare attrezzatura nuova: un’immersione complessa non è il luogo adatto per sperimentare una configurazione sconosciuta.
- Ignorare il briefing locale: chi conosce il sito può segnalare variazioni recenti e pericoli non presenti nelle vecchie descrizioni.
Una lista di controllo prima dell’immersione
Il sito
- Conosco profondità minima e massima?
- So come è orientato il relitto?
- Conosco corrente e marea?
- Il sito richiede autorizzazioni?
- Esistono rischi di reti, munizioni o instabilità?
La squadra
- Abbiamo addestramento adeguato?
- Abbiamo concordato percorso e limiti?
- Conosciamo le rispettive configurazioni?
- Abbiamo definito la procedura di separazione?
- Tutti possono interrompere l’immersione?
Il gas
- La miscela è appropriata alla profondità?
- È stata analizzata, quando necessario?
- La pressione iniziale è sufficiente?
- La riserva comprende un’emergenza di squadra?
- La pressione di svolta è stata concordata?
L’attrezzatura
- Erogatori e GAV funzionano correttamente?
- Le fruste sono ordinate?
- Ho uno strumento di taglio accessibile?
- Torcia e batterie sono efficienti?
- Pedagno e spool sono pronti?
- Il computer è impostato sulla miscela corretta?
Il piano di emergenza
- L’ossigeno è presente e funzionante?
- Chi è addestrato a utilizzarlo?
- Come vengono contattati i soccorsi?
- Quali sono le coordinate esatte?
- Come si recupera un subacqueo in difficoltà?
Conclusioni
Le immersioni sui relitti permettono di unire esplorazione, storia, biologia marina e tecnica subacquea. Proprio questa combinazione le rende straordinarie, ma anche potenzialmente complesse.
Il subacqueo responsabile non considera il relitto un parco giochi o un deposito di souvenir. Lo osserva come un ambiente dinamico, una testimonianza storica e, talvolta, un luogo nel quale sono state perdute vite umane.
Una buona immersione su un relitto nasce da ricerca, briefing, pianificazione del gas, controllo dell’assetto, attrezzatura ordinata e capacità di rispettare limiti precisi. La penetrazione deve essere riservata a chi possiede formazione specifica e una configurazione adatta agli ambienti ostruiti.
Il relitto sarà ancora lì per una futura immersione. La decisione più importante è tornare in superficie in sicurezza, lasciando il sito esattamente come lo si è trovato.
Fonti e riferimenti
- Divers Alert Network, indicazioni sui pericoli dell’immersione e della penetrazione nei relitti.
- NOAA National Marine Sanctuaries, orientamento e accesso responsabile ai relitti.
- UNESCO, Convenzione del 2001 e principi di tutela del patrimonio culturale subacqueo.
- UNESCO, codice etico per i subacquei e tutela dei siti archeologici sommersi.
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, legge n. 157/2009 e articolo 94 del Codice dei beni culturali.
