Prevedibilità della MDD. Pratiche di immersione e fattori di rischio nella ricerca DAN

Nel 1994 è iniziata la ricerca DAN. Da allora DAN Europe raccoglie dati dai computer dei sub e ha creato un database dei profili di immersione, ricreative e tecniche. L’esame dei profili di immersione reali ci può dire molto sul rischio di Malattia da Decompressione (MDD) e sui fattori che possono aumentare questo rischio, come dice un articolo a firma Michael Menduno pubblicato recentemente da Alert Diver..

Lo studio, pubblicato nel 2017, è unico nel suo genere e prende in esame quasi 40.000 immersioni ricreative a circuito aperto effettuate da subacquei europei. Le immersioni sono corredate da questionari riempiti dai sub. Circa 1.000 immersioni riportano misurazioni di bolle di gas in circolo mediante metodo Doppler. Fatto rilevante, di tutte le immersioni recensite 320 si sono concluse con una MDD.

Obiettivi dello studio DAN Europe sono:

  • ottenere un quadro accurato delle pratiche d’immersione dei subacquei ricreativi europei a confronto con le pratiche raccomandate;
  • investigare i fattori di rischio non connessi con la pressione, come l’età dei subacquei, il genere, la costituzione, altri fattori ambientali e il loro impatto potenziale sulla formazione di bolle;
  • identificare i fattori di rischio associati con i reali casi di MDD.

Sotto facciamo una sintesi degli aspetti più rilevanti. Per chi volesse approfondire i dettagli, lo studio completo è disponibile qui: 
Fattori di Rischio delle Immersioni, Formazione di Bolle di Gas e Malattia da Decompressione nelle Immersioni Ricreative: Analisi del Data Base DSL di DAN Europe.

Pratiche di immersione e MDD nella ricerca DAN

I casi di MDD sono aumentati con la crescente popolarità della subacquea e del numero di immersioni. Al momento la probabilità di contrarre una MDD è stimata attorno allo 0,01-0,1%, un valore molto basso, specialmente per la subacquea ricreativa. L’incidente è occasionale, però avviene a volte, può avere conseguenze gravi e le ragioni non sempre sono chiare, se è vero che circa il 60% dei casi di MDD registrati negli anni sono risultati “immeritati”.

La maggior parte delle immersioni ricreative sono state effettuate nella zona “sicura”, con una profondità media di 27m, un tempo di immersione di 46 minuti e un Gradient Factor 1 medio di 0.66, intervallo compreso tra un valore minimo dello 0.54 uno massimo dello 0.77. In altre parole: la supersaturazione media del tessuto è stata del 66% del limite massimo ammesso 2. Le immersioni che sono risultate in casi di MDD, invece, avevano valori minimi di 0.73 e massimi di 0.84, con GF medio dello 0.79, ovvero il 79% del limite massimo ammesso.

La velocità media di risalita è stata più lenta del valore raccomandato di 9–10 m/min. Ancora più importante, si sono verificate pochissime omissioni di deco: tutto indica che i subacquei tendono ad immergersi in modo conservativo.

I subacquei hanno incontrato problemi con l’attrezzatura o di altro tipo nel 6.3% delle immersioni, in meno dello 0.6% questi sono stati gravi.

I dati hanno anche confermato che le bolle raggiungono l’apice fra i 30 e i 45 minuti dopo la riemersione in superficie, dato molto importante in quanto conferma l’importanza di evitare sforzi non necessari durante l’intervallo di tempo post-immersione.

Fattori di rischio

Si ritiene che la MDD sia causata da bolle di gas inerte, dette emboli gassosi. Nei sub sono stati evidenziati con l’uso del Doppler degli emboli “silenti”, che non danno sintomi di MDD. Dall’altro lato, la maggior parte dei casi di MDD sono “inaspettati”, o “immeritati”, cioè colpiscono subacquei che hanno seguito le procedure di risalita previste dai loro computer.

Secondo quanto sta emergendo, i processi metabolici del subacqueo potrebbero determinare la formazione di micronuclei, alla base della formazione degli emboli gassosi. https://www.scubaportal.it/formazione-di-bolle-nella-pdd/

Nell’analisi dei dati sono stati inclusi il calcolo dell’Indice di Massa Corporea (IMC) e il Gradient Factor (GF), che dà una misura del valore di supersaturazione dell’azoto in frazione del massimo valore consentito per tipo di compartimento pilota (veloce, medio, lento).

Tra i fattori di rischio che di solito vengono considerati, sembra che solo l’età e l’IMC portino in effetti a una maggiore presenza di bolle.

Studi più approfonditi sugli effetti dello stress sono in corso. Stress che aumenta in caso di sforzi, fatica, scarsa visibilità.

È importante e per certi aspetti sorprendente notare che circa il 90% dei casi di MDD sono risultati “immeritati”, ovvero si trattava di immersioni i cui livelli di saturazione non superavano il valore massimo consentito dal modello di riferimento (Buhlmann ZH-L16 Model C).

Nonostante la MDD, fortunatamente, risulti un evento dall’incidenza tutto sommato rara, si conferma però poco prevedibile, e questi risultati dimostrano che è necessario approfondire le ricerche con un approccio marcatamente fisiologico, e infatti la ricerca continua:  https://www.daneurope.org/web/guest/our-projects

Il messaggio che la ricerca DAN passa, da portare a casa? Secondo il team di ricerca DAN che ha condotto lo studio, se si seguono preventivamente i parametri evidenziati nel lavoro scientifico, come la riduzione del fattore di esposizione tramite il settaggio dei Gradient Factor, oppure tramite l’inserimento dei metodi di conservativismo propri dei computer, che hanno permesso di identificare a posteriori oltre il 95% delle forme “immeritate”, si potrebbero evitare quegli incidenti definiti immeritati. Quella che è stata definita come “economia della risalita” può aiutare i subacquei a meglio comprendere e gestire i propri profili di immersione, con “meno sorprese”, imparando dall’esperienza. 

Abbiamo detto che questo studio riguarda unicamente le immersioni ricreative. Immersioni tecniche con trimix e rebreather sono attualmente oggetto di uno studio specifico. Come sempre, DAN condividerà i risultati con la comunità subacquea. 

  • 1 Il GF (Gradient Factor) viene calcolato all’arrivo in superficie
  • 2 Lo studio prende come modello di riferimento il Buhlmann ZH-L16 Model C. 

Bibliografia: Massimo Boyer – scubaportal.it

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