Due subacquei entrano insieme.
Stessa barca.
Stessa profondità.
Stessa velocità di discesa.
Il primo scende a testa in giù quasi senza toccarsi il naso.
Ogni tanto deglutisce.
Le orecchie sembrano compensarsi da sole.
Il secondo arriva a due metri e deve fermarsi.
Pinza il naso.
Prova.
Niente.
Risale di mezzo metro.
Riprova.
Un orecchio passa.
L’altro no.
Perché?
La risposta più semplice sarebbe:
“Il primo sa compensare meglio.”
Ma sarebbe solo una parte della storia.
La capacità di compensare dipende da una combinazione di:
anatomia, funzione delle tube di Eustachio, stato delle mucose, tecnica, posizione, velocità di discesa ed esperienza.
Per questo due persone perfettamente sane possono avere esperienze molto differenti.
E perfino lo stesso subacqueo può compensare facilmente lunedì e avere difficoltà mercoledì.
Per capire la compensazione dobbiamo capire l’orecchio medio
L’orecchio medio è una piccola cavità piena di gas.
Da un lato è chiuso dal timpano.
Dall’altro comunica con il rinofaringe attraverso la tuba di Eustachio.
In condizioni normali la tuba non è permanentemente spalancata.
È prevalentemente chiusa.
Si apre brevemente in alcune circostanze, per esempio durante:
deglutizione,
sbadiglio,
movimenti specifici dei muscoli del palato e della gola.
DAN descrive la tuba di Eustachio proprio come l’unica normale via attraverso la quale il gas può raggiungere l’orecchio medio per compensare le variazioni di pressione.
La compensazione non consiste realmente nel “soffiare nelle orecchie”
Questa è una semplificazione utile per il principiante ma imprecisa.
Il vero obiettivo è:
aprire la tuba di Eustachio e consentire al gas di entrare nell’orecchio medio.
La differenza è importante.
Un subacqueo può soffiare fortissimo con il naso chiuso.
Se la tuba è completamente bloccata, il gas non arriva comunque dove deve arrivare.
Anzi, aumentare la forza può aumentare il rischio di danni.
Non tutte le tube di Eustachio funzionano nello stesso modo
Qui arriviamo alla prima grande differenza individuale.
DAN descrive differenti caratteristiche funzionali delle tube.
Alcune possono aprirsi con pressioni molto basse.
Altre richiedono un gradiente maggiore.
Altre ancora si aprono lentamente.
In una pubblicazione discussa da DAN vengono descritte tube sostanzialmente:
patulose, cioè molto facilmente aperte;
normali;
stenotiche, cioè più strette o difficili da aprire.
In alcuni soggetti una tuba stenotica può richiedere pressioni significativamente maggiori o impiegare più tempo a compensare.
Questo significa una cosa molto semplice:
non tutti partiamo dalla stessa anatomia funzionale.
“Io compenso senza mani”
Alcuni subacquei riescono a effettuare una voluntary tubal opening.
In pratica imparano ad attivare volontariamente i muscoli che aprono le tube, utilizzando movimenti simili allo sbadiglio o portando la mandibola avanti.
Per loro la compensazione può diventare quasi continua.
DAN stima che fino a circa il 30% dei subacquei possa riuscire a padroneggiare questa tecnica.
Per il subacqueo che deve eseguire una Valsalva ogni metro può sembrare magia.
Non lo è.
È una combinazione di anatomia favorevole e controllo muscolare.
Perché alcune persone non riescono nemmeno dopo molta pratica?
Perché la tecnica non può modificare completamente l’anatomia.
Una persona può migliorare enormemente.
Può imparare Frenzel.
Può diventare bravissima a compensare precocemente.
Ma se presenta una significativa disfunzione tubarica, edema cronico o un’ostruzione anatomica, esiste un limite a ciò che la tecnica può ottenere.
È lo stesso motivo per cui non diciamo a una persona con un naso completamente ostruito:
“devi imparare a respirare meglio.”
A volte il problema non è l’abilità.
È la via anatomica.
La differenza fra destra e sinistra
Molti subacquei dicono:
“L’orecchio destro è sempre quello difficile.”
È assolutamente plausibile.
Le due tube non devono avere esattamente le stesse caratteristiche.
Possono esistere differenze di:
diametro,
angolazione,
infiammazione,
funzione muscolare,
mucosa.
DAN sottolinea che un’asimmetria nella velocità con cui le orecchie compensano può addirittura contribuire alla vertigine alternobarica.
Non esiste quindi alcun motivo per aspettarsi che le due orecchie siano perfettamente identiche.
Il setto nasale deviato
Un setto deviato è molto comune.
In molte persone non produce alcun sintomo.
Ma se determina un’ostruzione significativa o favorisce sinusiti ricorrenti, può rendere più difficile la compensazione.
DAN considera la deviazione del setto una possibile condizione associata a difficoltà di compensazione, sinusiti e barotrauma in alcuni soggetti.
Importante:
avere un setto deviato non significa automaticamente non poter fare immersioni.
Se è asintomatico, DAN non lo considera di per sé una controindicazione.
Il problema nasce quando produce sintomi funzionali.
Allergie: oggi sì, domani no
Le allergie spiegano perfettamente perché una persona possa avere giornate completamente diverse.
Durante una giornata senza infiammazione:
le mucose sono normali,
le tube si aprono facilmente.
Durante un periodo allergico:
la mucosa nasale e rinofaringea può gonfiarsi,
le aperture delle tube diventano meno efficienti,
la compensazione richiede più pressione.
DAN identifica esplicitamente hay fever e allergie fra le condizioni che possono compromettere l’equalizzazione.
Il raffreddore
Stesso principio.
Il problema non è soltanto il naso chiuso.
Le mucose che rivestono naso, rinofaringe e strutture connesse sono infiammate.
La tuba può funzionare peggio.
Ed ecco perché una persona che normalmente scende senza problemi può improvvisamente non riuscire a superare i primi tre metri.
DAN raccomanda chiaramente di non immergersi in presenza di congestione o raffreddore.
Perché i primi metri sono i più difficili?
Questa è una delle cose più importanti da capire.
Il subacqueo inesperto spesso pensa:
“Se arrivo a 10 metri, poi vediamo.”
In realtà è proprio la prima parte della discesa quella nella quale le variazioni relative di pressione sono maggiori.
In superficie:
1 ATA.
A 10 metri:
circa 2 ATA.
Quindi nei primi dieci metri la pressione raddoppia.
Per avere un aumento proporzionalmente equivalente bisognerebbe poi andare da:
10 a 30 metri,
cioè da 2 a 4 ATA.
Per questo bastano pochi metri iniziali per creare rapidamente un differenziale importante.
DAN segnala che un barotrauma può iniziare già a profondità di appena 1-3 metri se la compensazione non avviene correttamente.
Il grande errore: aspettare il dolore
Molti subacquei compensano così:
scendono,
sentono pressione,
aspettano,
compare fastidio,
poi fanno Valsalva.
È esattamente il contrario di ciò che sarebbe preferibile.
La compensazione dovrebbe avvenire prima che il differenziale diventi importante.
DAN raccomanda:
compensare prima di immergere completamente la testa,
poi frequentemente durante i primi metri,
senza aspettare la comparsa di dolore o forte pressione.
Perché compensare tardi rende tutto più difficile?
Immaginiamo la tuba come un piccolo tubo morbido.
All’inizio la differenza di pressione è minima.
È relativamente facile aprirlo.
Continuiamo a scendere.
La pressione esterna aumenta.
La pressione dell’orecchio medio rimane inferiore.
Il differenziale tende a comprimere i tessuti.
La tuba diventa più difficile da aprire.
Ora proviamo a compensare.
Dobbiamo generare una pressione maggiore.
Se continuiamo ancora più profondi, possiamo arrivare a un punto in cui forzare non funziona più.
DAN spiega proprio che un forte gradiente può mantenere chiuse le estremità molli delle tube, rendendo inefficace una Valsalva e aumentando il rischio se si continua a spingere.
Il segreto dei subacquei che sembrano compensare facilmente
Molto spesso non hanno necessariamente tube miracolose.
Semplicemente:
compensano molto prima.
La differenza fra:
“devo soffiare fortissimo ogni due metri”
e
“basta una piccola pressione”
può dipendere dall’istante in cui la manovra viene iniziata.
La buona compensazione è preventiva.
Non reattiva.
Valsalva: semplice ma non sempre ideale
La Valsalva è probabilmente la tecnica più conosciuta.
Si chiudono le narici e si espira delicatamente contro il naso chiuso.
La pressione nel rinofaringe può spingere aria verso le tube.
Funziona bene per moltissime persone.
Ma ha alcuni limiti.
DAN sottolinea che la Valsalva non attiva direttamente i muscoli che aprono le tube.
Se la tuba è già bloccata da un differenziale importante, aumentare la pressione può non aprirla.
Inoltre una manovra troppo energica può aumentare il rischio di danni all’orecchio interno.
La parola chiave quindi è:
gentile.
Non:
più forte possibile.
Frenzel: perché molti la trovano più efficace
Nella Frenzel il subacqueo chiude le narici e utilizza la lingua e i muscoli della gola per comprimere una piccola quantità d’aria verso le tube.
DAN la descrive utilizzando il gesto di produrre il suono della lettera “K”.
Uno dei vantaggi è che non richiede una grande pressione generata dai polmoni.
Per questo molti subacquei — soprattutto freediver — la considerano più precisa.
Ma richiede pratica.
All’inizio alcune persone credono di eseguirla quando stanno semplicemente facendo una Valsalva.
Toynbee
La Toynbee consiste in:
narici chiuse,
deglutizione.
La deglutizione attiva i muscoli che favoriscono l’apertura tubarica.
DAN la considera particolarmente utile anche quando è necessario favorire una compensazione in risalita.
Lowry
È una combinazione.
Il subacqueo:
chiude il naso,
effettua una delicata pressione,
e contemporaneamente deglutisce.
In pratica combina elementi di Valsalva e Toynbee.
Per alcune persone è più efficace proprio perché combina pressione e attivazione muscolare.
Edmonds
Nella tecnica Edmonds si utilizza anche il movimento della mandibola.
Portare la mandibola:
avanti,
e leggermente verso il basso,
può favorire meccanicamente l’apertura della tuba.
DAN la associa a Valsalva o Frenzel.
Perché muovere la mandibola funziona?
Le tube non sono semplici tubi metallici.
Sono strutture dinamiche associate a muscoli del palato e del rinofaringe.
Movimenti simili allo sbadiglio coinvolgono muscoli che possono facilitare la loro apertura.
Per questo alcuni subacquei scoprono che:
“se sposto la mandibola a sinistra passa il destro”
oppure:
“se sbadiglio passa subito.”
Non è superstizione.
È fisiologia.
La posizione della testa conta
Molti subacquei compensano meglio in posizione verticale.
DAN suggerisce, quando possibile, di scendere feet first, cioè piedi verso il basso.
In questa posizione l’anatomia delle tube e la distribuzione delle pressioni possono rendere l’equalizzazione più semplice per alcune persone.
Questo spiega perché un subacqueo che compensa perfettamente lungo una cima verticale può avere difficoltà durante una discesa a testa in giù.
Freediving e scuba non sono identici
Nel freediving la compensazione diventa progressivamente più complessa a causa della riduzione del volume polmonare durante la discesa.
Le tecniche avanzate assumono quindi una rilevanza particolare.
Nella scuba, respirando gas alla pressione ambiente, esiste continuamente gas disponibile.
Ma questo non elimina il problema tubarico.
Il limite non è:
“ho aria?”
È:
“riesco ad aprire la via che porta quell’aria all’orecchio medio?”
Velocità di discesa
Una persona con una tuba che si apre lentamente può compensare perfettamente scendendo a:
5 metri al minuto.
E avere problemi scendendo rapidamente a:
20 metri al minuto.
Il sistema ha bisogno di tempo.
DAN ha riportato che alcuni soggetti presentano tube che si svuotano e riempiono più lentamente pur restando funzionali; una discesa o risalita più lenta può essere fondamentale per loro.
Quindi:
“non riesco a compensare”
potrebbe in realtà significare:
“non riesco a compensare alla velocità con cui sto scendendo.”
Una cima di discesa può fare una differenza enorme
La cima non serve alle orecchie direttamente.
Serve al controllo della profondità.
Permette di:
scendere lentamente,
fermarsi immediatamente,
risalire di 30 centimetri,
riprovare.
Senza riferimento, il subacqueo può credere di essersi fermato mentre continua a scendere.
E ogni secondo aumenta il gradiente.
Per chi ha problemi di compensazione, una discesa controllata lungo una cima è spesso molto più semplice di una discesa libera nel blu.
Perché “rimbalzare” su e giù non è una buona soluzione
Se una compensazione non passa:
fermati.
Risali leggermente.
Aspetta che il fastidio sparisca.
Riprova delicatamente.
Se funziona, continua molto lentamente.
Ma ripetere continuamente:
giù,
dolore,
su,
giù,
dolore,
su,
può irritare ulteriormente la mucosa.
DAN raccomanda espressamente di evitare il continuo “bounce” quando la compensazione non riesce.
Se non passa dopo pochi tentativi ragionevoli:
l’immersione finisce.
Un orecchio che improvvisamente “passa” dopo molto dolore non è necessariamente una vittoria
Può esserci una compensazione tardiva.
Ma esiste anche un’altra possibilità:
il timpano può avere subito un danno.
Nei casi estremi può perforarsi.
Il dolore può improvvisamente diminuire proprio perché la differenza di pressione viene eliminata attraverso la perforazione.
DAN ricorda che una rottura timpanica può dare sollievo al dolore ma può contemporaneamente provocare vertigine, perdita uditiva e rischio di infezione.
Quindi:
dolore intenso seguito da improvvisa liberazione non deve automaticamente essere interpretato come “finalmente ho compensato”.
Perché forzare può danneggiare l’orecchio interno
L’orecchio interno contiene strutture delicatissime deputate a:
udito,
equilibrio.
Una Valsalva estremamente violenta può aumentare la pressione nei fluidi cranici e dell’orecchio interno.
Questo può contribuire alla lesione delle finestre ovali o rotonde.
DAN associa esplicitamente compensazioni forzate al rischio di inner-ear barotrauma.
Il concetto da ricordare è molto semplice:
se devi usare tutta la forza che hai, non stai compensando bene.
Esperienza: perché migliora la compensazione
L’esperienza aiuta per diversi motivi.
Il subacqueo esperto:
riconosce prima la pressione,
compensa prima,
conosce la tecnica che funziona per lui,
scende più lentamente quando serve,
controlla meglio l’assetto,
non aspetta il dolore,
non si vergogna di interrompere la discesa.
Quindi parte della facilità che attribuiamo all’anatomia è in realtà automatizzazione della tecnica.
L’errore sociale della compensazione
Un gruppo scende.
Tutti sono già a 10 metri.
Tu sei a 3.
Il divemaster ti guarda.
Tu continui a provare.
Qui entra in gioco un fattore umano.
La pressione sociale può indurre il subacqueo a pensare:
“Devo sbrigarmi.”
Ma l’orecchio non sa che gli altri stanno aspettando.
Aumentare la velocità o la forza perché siamo imbarazzati è uno dei modi più stupidi per trasformare un’immersione mancata in una settimana senza immersioni.
Nessuno ha diritto alla tua compensazione
Una regola che dovrebbe essere insegnata chiaramente:
il gruppo aspetta il subacqueo che compensa più lentamente.
Se non può aspettarlo, quella non era la configurazione corretta del gruppo.
La pressione psicologica non modifica la legge di Boyle.
Le infezioni pregresse possono influire?
Sì.
Infezioni ricorrenti dell’orecchio medio possono lasciare alterazioni o cicatrici che influenzano la funzione tubarica.
DAN osserva che la cicatrizzazione conseguente a problemi cronici dell’orecchio può rendere la compensazione più difficile.
Per chi presenta una lunga storia di difficoltà, una valutazione otorinolaringoiatrica può quindi essere molto utile.
Quando ha senso vedere un otorino?
Non perché una volta hai compensato lentamente.
Ma soprattutto quando esistono:
difficoltà ricorrenti,
problema sempre dallo stesso lato,
dolore frequente,
barotraumi ripetuti,
vertigine,
udito ovattato persistente,
sinusiti ricorrenti,
necessità sistematica di farmaci per riuscire a immergersi.
Un otorinolaringoiatra può valutare anatomia e funzione.
Idealmente, per un subacqueo, è particolarmente utile un medico che conosca anche la medicina subacquea.
“Posso allenare le tube?”
In parte possiamo allenare soprattutto la tecnica e il controllo muscolare.
DAN incoraggia i subacquei con difficoltà a provare e padroneggiare tecniche differenti anche a secco.
Possiamo esercitarci con:
movimento mandibolare,
Frenzel,
deglutizione,
controllo del palato molle.
Ma sempre delicatamente.
Non ha senso trascorrere la giornata facendo decine di Valsalva violente.
L’allenamento deve aumentare controllo e precisione.
Non pressione.
Compensare prima dell’ingresso
Una compensazione delicata in superficie può avere due vantaggi.
Primo:
verifichiamo che le tube sembrino funzionare.
Secondo:
creiamo un piccolo margine iniziale prima che la pressione aumenti.
DAN consiglia proprio una delicata pre-equalizzazione prima della discesa.
Non deve però essere forte.
È una verifica, non una prova di potenza.
Una possibile routine efficace
Prima di scendere:
verifica delicata.
Appena la testa entra:
nuova compensazione.
Primo metro:
di nuovo.
Poi frequentemente nei primi metri.
Non aspettare sensazioni importanti.
Scendere lentamente.
Se un lato non passa:
stop.
Piccola risalita.
Movimento mandibolare.
Tecnica alternativa.
Se ancora non passa:
fine della discesa.
Non esiste un relitto abbastanza bello da meritare un barotrauma.
Perché alcuni giorni peggioriamo durante la seconda immersione?
Perché la prima immersione può avere irritato leggermente le mucose.
Anche senza un vero barotrauma.
Una compensazione forzata, acqua fredda, esposizione prolungata o infiammazione possono modificare temporaneamente la funzione tubarica.
Quindi può capitare:
prima immersione: discreta.
seconda: difficile.
terza: impossibile.
È un segnale.
Non una sfida da vincere.
Il subacqueo bravo non è quello che riesce sempre a scendere
Questa è una distinzione importante.
Riuscire ad arrivare sul fondo non significa automaticamente avere una buona tecnica.
Una persona può riuscirci forzando continuamente.
Il subacqueo tecnicamente migliore è quello che:
compensa presto,
compensa delicatamente,
mantiene controllo della profondità,
riconosce quando qualcosa non funziona,
e sa rinunciare.
L’obiettivo non è raggiungere il fondo.
È raggiungerlo senza traumatizzare l’orecchio.
Anatomia contro tecnica: chi vince?
Non esiste un vincitore.
La compensazione è il risultato dell’interazione fra entrambi.
Possiamo immaginare quattro subacquei.
Anatomia favorevole + buona tecnica: compensazione molto facile.
Anatomia favorevole + tecnica scadente: generalmente riesce, finché un giorno forza troppo.
Anatomia meno favorevole + buona tecnica: può immergersi bene grazie a discesa lenta e compensazione precoce.
Anatomia meno favorevole + tecnica scadente: problemi frequenti e rischio elevato di barotrauma.
Questo spiega perché imparare meglio vale sempre la pena.
Ma spiega anche perché non dobbiamo giudicare la persona che impiega più tempo.
Conclusione
Perché alcuni subacquei compensano semplicemente deglutendo e altri devono lavorare a ogni metro?
Perché le nostre orecchie non sono copie identiche.
Cambiano:
diametro e funzione delle tube,
mucose,
anatomia nasale,
allergie,
congestione,
velocità di apertura,
controllo muscolare.
E cambia la tecnica.
Il subacqueo che compensa bene non è necessariamente quello che produce più pressione.
Molto spesso è quello che ne deve produrre meno, perché apre la tuba prima che il differenziale diventi importante.
La regola più utile è quindi:
presto, spesso e delicatamente.
Compensa prima della pressione.
Non dopo il dolore.
Scendi alla velocità delle tue orecchie.
Non a quella del gruppo.
E quando l’orecchio dice no, il vero segno di esperienza non è riuscire a forzarlo.
È essere abbastanza intelligenti da ascoltarlo.
Nota medica
Difficoltà di compensazione ricorrenti, barotraumi ripetuti, vertigine, tinnitus o perdita uditiva richiedono valutazione medica. Non utilizzare decongestionanti o altri farmaci allo scopo di rendere possibile un’immersione senza aver considerato effetti, controindicazioni e rischio di ricomparsa della congestione durante la risalita.
