Immergersi oltre i 40 metri: rischi, preparazione e limiti della subacquea ricreativa.

La profondità esercita un fascino particolare su molti subacquei. Relitti, pareti, secche e ambienti poco frequentati possono trovarsi oltre la fascia normalmente esplorata durante le immersioni ricreative. Tuttavia, superare i 40 metri non significa semplicemente ripetere la stessa immersione qualche metro più in basso: cambiano i consumi, la fisiologia, i tempi disponibili, la gestione delle emergenze e le caratteristiche dell’attrezzatura.

Secondo gli standard di molte organizzazioni didattiche, con addestramento ed esperienza adeguati, i 40 metri rappresentano il limite superiore della subacquea ricreativa. Oltre questa profondità si entra generalmente nell’ambito della subacquea tecnica, che richiede formazione specifica, procedure di decompressione, ridondanza delle fonti di gas e una pianificazione molto più rigorosa.

Avvertenza: questo articolo ha finalità divulgative. Non costituisce un corso di immersione tecnica e non deve essere utilizzato per pianificare immersioni oltre i limiti del proprio brevetto, addestramento ed esperienza.

Perché i 40 metri rappresentano una soglia importante

A 40 metri la pressione ambiente è circa cinque volte quella presente in superficie. Questo influenza direttamente il volume dei gas, il lavoro respiratorio, la velocità con cui viene consumata la miscela e la quantità di gas inerte assorbita dall’organismo.

Una profondità maggiore comporta inoltre margini operativi più ridotti. Un problema che a 15 metri può essere gestito con relativa calma, a 45 o 50 metri può trasformarsi rapidamente in un’emergenza. Il subacqueo deve considerare non soltanto il tempo necessario per raggiungere la superficie, ma anche eventuali soste obbligatorie, il gas necessario per affrontarle e la possibilità di dover assistere un compagno.

Il consumo di gas aumenta con la profondità

Il consumo respiratorio aumenta in proporzione alla pressione ambiente. Un subacqueo che in superficie presenta un consumo di 20 litri al minuto, in condizioni ideali e senza sforzo, a 40 metri potrebbe richiedere teoricamente circa 100 litri al minuto di gas alla pressione della bombola.

Si tratta di una semplificazione matematica: nella realtà, freddo, corrente, stress, attrezzatura ingombrante, scarsa forma fisica e aumento del lavoro respiratorio possono far crescere ulteriormente il consumo. DAN ricorda che profondità, sforzo e ansia incidono sulla velocità con cui viene utilizzata la riserva respiratoria.

Per questo motivo non è sufficiente chiedersi quanto gas serva per completare l’immersione in condizioni normali. La vera domanda è: quanto gas occorre per risolvere il problema più credibile, assistere il compagno e raggiungere una zona sicura senza esaurire la riserva?

Narcosi da gas inerte

Con l’aumento della pressione parziale dell’azoto possono comparire gli effetti della narcosi. Le prime manifestazioni possono essere avvertite già intorno ai 25-30 metri, ma intensità e sintomi variano da persona a persona e perfino da un’immersione all’altra.

I sintomi possono comprendere:

  • euforia o immotivata sensazione di sicurezza;
  • rallentamento del ragionamento;
  • difficoltà nell’eseguire calcoli o procedure;
  • perdita di attenzione;
  • riduzione della coordinazione;
  • ansia, paura o sensazione di confusione;
  • fissazione su un singolo problema;
  • ritardo nella risposta agli imprevisti.

Il rischio principale non è soltanto “sentirsi alterati”, ma perdere la capacità di riconoscere tempestivamente un problema. La narcosi può essere aggravata da freddo, stanchezza, stress, scarsa visibilità, anidride carbonica e sforzo fisico. DAN indica che gli effetti dell’azoto sono spesso percepiti respirando aria o nitrox intorno agli 80-100 piedi, equivalenti a circa 24-30 metri, con notevole variabilità individuale.

Ridurre leggermente la profondità può attenuare rapidamente i sintomi, ma un subacqueo confuso potrebbe non rendersi conto della necessità di risalire. La prevenzione passa attraverso addestramento, disciplina, discesa controllata e scelta di una miscela respiratoria appropriata all’immersione.

Il problema dell’anidride carbonica

In profondità il gas diventa più denso e richiede maggiore lavoro per essere respirato. Se il subacqueo compie uno sforzo intenso, respira in modo inefficiente o utilizza un erogatore non adeguato, può trattenere anidride carbonica.

L’accumulo di CO2 può causare affanno, mal di testa, ansia, sensazione di fame d’aria e riduzione delle capacità cognitive. Può inoltre aumentare la percezione della narcosi e favorire reazioni di panico. Studi e analisi richiamati da DAN evidenziano un aumento dei problemi respiratori e degli insuccessi nelle immersioni quando la densità del gas respirato diventa eccessiva.

Quando il respiro diventa affannoso, continuare a pinneggiare contro una corrente o accelerare il ritmo può peggiorare rapidamente la situazione. Occorre interrompere lo sforzo, stabilizzare l’assetto, comunicare con il compagno e applicare le procedure apprese durante l’addestramento.

Decompressione: il tempo di fondo ha conseguenze importanti

Con l’aumento della profondità diminuisce rapidamente il tempo disponibile entro i limiti di non decompressione. Bastano pochi minuti aggiuntivi per trasformare un’immersione teoricamente ricreativa in un’immersione con soste obbligatorie.

Una sosta di sicurezza è una misura prudenziale effettuata al termine di un’immersione senza decompressione obbligatoria. Una sosta decompressiva, invece, è una parte necessaria del profilo di risalita. Saltarla o interromperla per mancanza di gas espone il subacqueo a un maggiore rischio di malattia da decompressione.

La malattia da decompressione può verificarsi anche dopo immersioni apparentemente regolari, ma il rischio aumenta in presenza di risalite rapide, esposizioni profonde, immersioni ripetitive e decompressione inadeguata.

Il computer subacqueo è uno strumento indispensabile, ma non sostituisce la pianificazione. Non può conoscere perfettamente lo stato fisiologico del subacqueo e non garantisce l’assenza di incidenti decompressivi. Seguire ciecamente il display senza aver previsto riserve, procedure e alternative significa delegare a un apparecchio decisioni che rimangono responsabilità del subacqueo.

Aria, nitrox e trimix

L’aria può essere respirata anche a profondità superiori ai 40 metri, ma l’aumento della pressione parziale dell’azoto accresce la narcosi e la densità del gas. Per questo, nell’immersione tecnica profonda vengono spesso utilizzate miscele contenenti elio.

Il nitrox non è automaticamente un gas adatto alle grandi profondità. Aumentare la percentuale di ossigeno riduce la quantità di azoto, ma abbassa la profondità massima operativa della miscela. Un EAN32, per esempio, raggiunge una pressione parziale di ossigeno di 1,4 bar a circa 34 metri.

Ogni miscela nitrox deve quindi essere analizzata, etichettata e utilizzata nel rispetto della propria profondità massima operativa. DAN indica 1,4 ATA come limite operativo ricreativo comunemente adottato per la pressione parziale dell’ossigeno.

Il trimix contiene ossigeno, azoto ed elio. L’elio riduce la componente narcotica e può diminuire la densità della miscela, ma introduce nuove complessità decompressive e operative. Non è una soluzione da improvvisare: richiede corsi specifici, strumenti adeguati e procedure rigorose.

Ridondanza e gestione delle avarie

In una normale configurazione ricreativa, la perdita della singola fonte di gas viene affrontata condividendo il gas con il compagno e risalendo. In presenza di decompressione obbligatoria, una risalita diretta potrebbe non essere possibile.

Per questo motivo la subacquea tecnica utilizza configurazioni ridondanti, che possono comprendere:

  • due primi stadi indipendenti;
  • rubinetteria isolabile;
  • bombole separate o configurazione sidemount;
  • bombole di fase o decompressive;
  • strumenti di profondità e tempo di riserva;
  • due sistemi per il controllo dell’assetto, quando richiesto dal tipo di immersione;
  • due dispositivi per segnalazione e risalita;
  • maschera di riserva;
  • strumenti di taglio accessibili con entrambe le mani.

Avere più attrezzatura non rende automaticamente più sicuri. Ogni componente aggiunge possibili punti di guasto e deve poter essere identificato, raggiunto e utilizzato anche al buio, con una mano occupata o in condizioni di stress.

Pianificazione del gas

La semplice regola del “rientro quando la bombola arriva a metà” non è adeguata a un’immersione profonda o decompressiva. La pianificazione tecnica considera almeno:

  • consumo personale realistico;
  • consumo aumentato in situazione di stress;
  • profondità massima;
  • tempo necessario per risolvere un problema;
  • gas per due subacquei durante la risalita;
  • eventuali soste decompressive;
  • riserva finale non utilizzabile nella normale pianificazione.

Un piano deve inoltre prevedere profondità, tempo di fondo e pressione di ritorno chiaramente concordati. La squadra deve sapere cosa fare in caso di perdita del compagno, superamento del tempo, perdita del gas decompressivo, malfunzionamento del computer o variazione delle condizioni ambientali.

Preparazione personale e lavoro di squadra

Un’immersione impegnativa non dovrebbe essere affrontata soltanto perché il computer indica che è teoricamente possibile. Esperienza recente, forma fisica, capacità di mantenere l’assetto, familiarità con l’attrezzatura e qualità del compagno sono elementi decisivi.

Prima di aumentare la profondità è opportuno consolidare:

  • assetto neutro e controllo della quota;
  • propulsione efficiente;
  • gestione della maschera e dell’erogatore;
  • condivisione del gas;
  • lancio del pedagno dalla quota prevista;
  • risalita controllata senza riferimento visivo;
  • comunicazione di squadra;
  • gestione dello stress;
  • capacità di interrompere l’immersione senza esitazioni.

La rinuncia non è un fallimento. Quando le condizioni non corrispondono al piano, interrompere l’immersione è spesso la decisione più professionale.

Gli errori più comuni

  • Scendere per curiosità: aggiungere “solo qualche metro” altera consumi e decompressione.
  • Confondere esperienza e addestramento: molte immersioni ricreative non sostituiscono un corso tecnico.
  • Affidarsi completamente al computer: lo strumento non risolve la mancanza di gas o di procedure.
  • Utilizzare il nitrox come gas profondo: ogni miscela ha una profondità massima operativa.
  • Sottovalutare la narcosi: sentirsi bene non dimostra di essere lucidi.
  • Portare attrezzatura mai provata: la profondità non è il luogo adatto per sperimentare configurazioni nuove.
  • Trascurare il compagno: una squadra è efficace soltanto se i componenti restano vicini e condividono lo stesso piano.

Conclusioni

Oltre i 40 metri cambiano radicalmente i margini dell’immersione. Il consumo cresce, la narcosi può compromettere il giudizio, la decompressione diventa più probabile e una risalita diretta potrebbe non essere disponibile.

La profondità non dovrebbe mai essere un obiettivo fine a sé stesso. Il vero progresso consiste nel diventare più precisi, consapevoli e disciplinati. Addestramento tecnico, esperienza graduale, ridondanza, corretta scelta dei gas e capacità di rinunciare sono gli strumenti che permettono di esplorare ambienti profondi con maggiore sicurezza.

Ogni immersione deve essere condotta entro i limiti del proprio brevetto, dell’addestramento ricevuto, dell’esperienza recente e delle condizioni psicofisiche individuali.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *