La regola dei terzi nella subacquea: quando serve davvero e quando non basta.

Una regola semplice per un problema complesso

La regola dei terzi è uno dei sistemi di gestione del gas più conosciuti nella subacquea.

Nella sua formulazione tradizionale prevede di utilizzare:

  • un terzo del gas per l’andata;
  • un terzo per il ritorno;
  • un terzo come riserva.

Il metodo nasce soprattutto dalle esigenze delle immersioni in ambienti ostruiti, dove non è possibile risalire direttamente in superficie. Grotte, relitti con penetrazione e lunghi percorsi sotto una copertura richiedono infatti che il subacqueo conservi abbastanza gas per tornare all’uscita anche in caso di emergenza.

La regola è facile da ricordare, ma proprio questa semplicità può generare un equivoco: dividere la pressione iniziale per tre non equivale automaticamente a possedere un piano di gestione del gas completo.

DAN presenta la regola dei terzi come un criterio utile quando è necessario tornare a uno specifico punto di uscita, mentre gli standard e i materiali delle organizzazioni tecniche la considerano un punto di partenza da adattare a configurazione, squadra, corrente e tipo di ambiente. empi contenuti nell’articolo sono esclusivamente didattici. Non costituiscono piani d’immersione e non sostituiscono la formazione pratica prevista dalle didattiche ricreative, tecniche, cave o wreck.

Come funziona il calcolo tradizionale

Supponiamo di iniziare un’immersione con una bombola a 210 bar.

Dividendo la pressione per tre otteniamo:

210 ÷ 3 = 70 bar

Il piano tradizionale sarebbe quindi:

  • utilizzare al massimo 70 bar durante la penetrazione o il percorso di andata;
  • invertire la direzione a 140 bar;
  • impiegare circa 70 bar per tornare all’uscita;
  • raggiungere il punto di uscita con circa 70 bar di riserva.

L’inversione deve avvenire non appena il primo componente della squadra raggiunge la propria pressione di ritorno.

Non si aspetta che tutti abbiano consumato un terzo. Il subacqueo con il consumo maggiore, con la bombola più piccola o con la pressione iniziale inferiore determina il limite della squadra.

Pressione e volume non sono la stessa cosa

Il manometro misura la pressione, ma il gas disponibile dipende anche dal volume interno della bombola.

La formula semplificata è:

Volume di gas disponibile = capacità della bombola × pressione

Una bombola da 15 litri caricata a 200 bar contiene teoricamente:

15 × 200 = 3.000 litri

Una bombola da 10 litri alla stessa pressione contiene:

10 × 200 = 2.000 litri

Entrambi i manometri indicano 200 bar, ma il primo subacqueo dispone di circa 1.000 litri di gas in più.

Per questo motivo, una squadra con bombole diverse non può limitarsi a confrontare le pressioni. Occorre effettuare il cosiddetto gas matching, cioè stabilire quanto gas può utilizzare ogni subacqueo affinché, in caso di condivisione, la riserva della squadra sia realmente adeguata.

Le indicazioni tecniche sulla regola dei terzi evidenziano espressamente la necessità del gas matching quando vengono utilizzate bombole di dimensioni differenti. esempio: due subacquei con bombole uguali

Consideriamo due subacquei con bombole da 15 litri a 210 bar.

Ognuno possiede teoricamente:

15 × 210 = 3.150 litri

Un terzo corrisponde a:

3.150 ÷ 3 = 1.050 litri

Poiché la capacità è la stessa, 1.050 litri equivalgono a:

1.050 ÷ 15 = 70 bar

La pressione di inversione sarà quindi 140 bar.

La regola è relativamente semplice perché entrambi utilizzano lo stesso tipo di bombola. Il primo che raggiunge 140 bar comunica l’inversione e tutta la squadra ritorna verso l’uscita.

Secondo esempio: bombole differenti

Il subacqueo A utilizza una bombola da 15 litri a 210 bar:

15 × 210 = 3.150 litri

Il subacqueo B utilizza una bombola da 12 litri a 210 bar:

12 × 210 = 2.520 litri

Se entrambi consumassero 70 bar durante l’andata:

  • A utilizzerebbe 1.050 litri;
  • B utilizzerebbe 840 litri.

Le quantità non sarebbero uguali.

Inoltre, in caso di emergenza, il gas disponibile nella bombola più piccola potrebbe non essere sufficiente a sostenere il consumo di due subacquei durante il ritorno.

Il piano deve quindi essere costruito considerando:

  • volume delle bombole;
  • pressione iniziale;
  • consumo respiratorio individuale;
  • numero dei componenti;
  • percorso;
  • possibile condivisione del gas.

L’uso della sola pressione può produrre un’apparente simmetria che non esiste in termini di volume reale.

La riserva non appartiene al subacqueo: appartiene alla squadra

Uno degli errori più comuni consiste nel considerare l’ultimo terzo come il gas necessario al singolo subacqueo per tornare indietro con calma.

La riserva deve invece poter gestire un problema, per esempio:

  • perdita totale del gas di un compagno;
  • erogatore in continua;
  • rottura di una frusta;
  • disorientamento;
  • visibilità azzerata;
  • intrappolamento;
  • aumento della corrente;
  • ritardo nella ricerca dell’uscita;
  • consumo elevato causato dallo stress.

In una vera emergenza, due persone potrebbero dover respirare dalla stessa riserva.

Gli standard GUE definiscono il “minimum gas” come una quantità sufficiente a consentire a due subacquei, condividendo il gas, di raggiungere la superficie o una successiva fonte respirabile. oncetto è più preciso della semplice frase “devo risalire con 50 bar”.

Che cos’è il minimum gas o rock bottom

Il minimum gas, spesso chiamato anche rock bottom, è la quantità minima che deve rimanere disponibile per gestire la peggiore emergenza ragionevolmente prevedibile dal punto più critico dell’immersione.

In circuito aperto viene generalmente calcolato ipotizzando:

  1. perdita del gas da parte di un subacqueo;
  2. donazione da parte del compagno;
  3. un breve periodo necessario per riconoscere e risolvere il problema;
  4. risalita di entrambi utilizzando la stessa bombola;
  5. eventuali soste;
  6. arrivo in superficie o a un’altra fonte respirabile.

A differenza della regola dei terzi, il minimum gas considera esplicitamente:

  • profondità;
  • tempo di risalita;
  • consumo respiratorio;
  • consumo sotto stress;
  • numero di subacquei;
  • eventuale decompressione.

Per questo motivo, la regola dei terzi e il minimum gas non sono necessariamente alternativi. La prima può stabilire il limite operativo del percorso; il secondo determina la riserva che non deve essere intaccata.

Esempio teorico di minimum gas da 30 metri

Immaginiamo due subacquei a 30 metri, con un consumo complessivo sotto stress ipotizzato in 60 litri al minuto in superficie.

Prevediamo:

  • un minuto per riconoscere e gestire il problema a 30 metri;
  • risalita controllata;
  • tre minuti a 6 metri;
  • arrivo in superficie.

Con ipotesi semplificate, il fabbisogno complessivo potrebbe avvicinarsi a 1.050 litri.

In una bombola da 15 litri, questo volume equivale a circa:

1.050 ÷ 15 = 70 bar

In una bombola da 12 litri equivarrebbe invece a:

1.050 ÷ 12 = circa 88 bar

La stessa emergenza richiede quindi pressioni residue differenti a seconda della bombola.

Questo esempio dimostra perché una generica riserva di 50 bar non può essere considerata universalmente sufficiente. Il calcolo reale deve essere adattato alla profondità, alla configurazione, alle velocità di risalita e alle procedure della propria didattica.

BSAC osserva inoltre che un subacqueo sotto stress può raggiungere consumi respiratori superficiali molto elevati e raccomanda di adattare la riserva al profilo e alla capacità delle bombole. o la regola dei terzi è particolarmente utile

Immersioni in grotta

È l’applicazione più tradizionale. Non potendo risalire verticalmente, occorre conservare il gas necessario per ripercorrere la distanza fino all’uscita.

La regola deve comunque essere modificata quando intervengono:

  • squadre di due persone;
  • sifoni;
  • assenza di flusso;
  • flusso contrario all’uscita;
  • restrizioni;
  • lunghe decompressioni;
  • bombole non equivalenti.

Alcune fonti tecniche osservano che i terzi possono non essere sufficientemente conservativi in squadre di due persone o in grotte con flusso sfavorevole. trazione nei relitti

All’interno di un relitto non sempre esiste una risalita diretta. Sedimento, lamiere, cavi e passaggi stretti possono aumentare il tempo necessario per uscire.

La regola dei terzi può essere un riferimento, ma non sostituisce:

  • linea guida continua;
  • formazione specifica;
  • ridondanza;
  • conoscenza del percorso;
  • minimum gas;
  • gestione della decompressione.

BSAC raccomanda di integrare il piano del relitto con gestione del gas e, nelle immersioni più impegnative, con un run-time completo. rsioni con ritorno alla cima dell’ancora

Quando è necessario rientrare a una cima precisa, la regola dei terzi può fornire un buon margine per il ritorno.

È particolarmente utile quando:

  • la barca è ancorata;
  • la risalita libera è sconsigliata;
  • esiste corrente;
  • il sito è esteso;
  • la visibilità è limitata.

DAN indica i terzi come una strategia prudente quando è preferibile tornare a un punto di risalita prestabilito. orsi inizialmente controcorrente

In condizioni prevedibili, iniziare controcorrente e tornare a favore può ridurre lo sforzo durante il rientro.

L’inversione dopo il consumo del primo terzo lascia teoricamente un terzo per il ritorno e uno per gli imprevisti. DAN descrive questa strategia per alcune immersioni in corrente, ricordando comunque di controllare gas, profondità e tempo. o i terzi possono essere troppo conservativi

In una semplice immersione da riva, poco profonda, senza corrente e con possibilità di risalire direttamente in qualsiasi momento, riservare un terzo dell’intera bombola potrebbe risultare molto prudente.

Questo non significa che la riserva debba essere eliminata. Significa che può essere più appropriato calcolare il gas necessario per:

  • affrontare un problema;
  • risalire in condivisione;
  • effettuare la sosta;
  • ottenere galleggiabilità positiva in superficie.

In alcuni profili aperti, il minimum gas può fornire un limite più razionale rispetto a una frazione fissa.

Quando i terzi possono non bastare

Corrente sfavorevole durante il ritorno

La regola presume implicitamente che il consumo del rientro non sia molto superiore a quello dell’andata.

Se la corrente cambia o il percorso di ritorno richiede più sforzo, il secondo terzo potrebbe essere insufficiente.

Squadra composta da due subacquei

In una squadra di tre persone, dopo un guasto completo, possono rimanere due fonti di gas funzionanti. In una coppia ne rimane una sola.

Per questo alcune procedure in ambienti ostruiti adottano margini più conservativi nelle squadre di due subacquei. orso complesso o visibilità facilmente degradabile

Il ritorno potrebbe richiedere più tempo dell’andata a causa di:

  • perdita della linea;
  • deposito sollevato;
  • passaggi stretti;
  • condivisione del gas;
  • necessità di procedere affiancati o in fila.

Elevato consumo respiratorio

Un subacqueo affannato può consumare molto più rapidamente rispetto alla fase normale.

Dividere semplicemente il manometro in tre parti non tiene conto di questa variazione.

Immersione decompressiva

In presenza di decompressione obbligatoria, non è sufficiente arrivare al punto di uscita. Occorre disporre del gas necessario per completare tutte le soste, anche dopo un guasto o la perdita di una miscela decompressiva.

Bombole diverse o pressioni iniziali differenti

Senza gas matching, la stessa pressione non rappresenta la stessa quantità di gas.

Sifone o flusso contrario all’uscita

Se il flusso facilita la penetrazione ma ostacola il ritorno, il consumo in uscita può essere molto più elevato. In una simile situazione, i terzi tradizionali possono non essere adeguati.

La regola delle metà

Nelle immersioni aperte con percorso di andata e ritorno viene talvolta utilizzata la regola delle metà.

Il principio corretto non consiste nell’utilizzare metà dell’intera bombola per l’andata e metà per il ritorno. Prima deve essere identificata e sottratta la riserva minima.

Esempio puramente concettuale:

  • pressione iniziale: 210 bar;
  • minimum gas: 70 bar;
  • gas utilizzabile: 140 bar;
  • metà per l’andata: 70 bar;
  • inversione: 140 bar;
  • ritorno previsto al limite del minimum gas.

Il metodo non lascia molto margine operativo oltre alla riserva calcolata. Per questa ragione deve essere applicato soltanto quando ambiente, percorso e calcolo del gas lo rendono appropriato.

I terzi non devono essere calcolati sulla bombola di emergenza

Una pony bottle, uno stage o una bombola decompressiva non dovrebbero essere utilizzati per estendere il tempo di fondo, salvo che siano formalmente integrati nel piano secondo le procedure previste.

Una fonte ridondante destinata all’emergenza deve rimanere disponibile per l’emergenza.

DAN osserva che le bombole di riserva non dovrebbero essere considerate gas ordinariamente disponibile per prolungare l’immersione. mande da porsi prima di applicare la regola

Prima di decidere che “faremo i terzi”, la squadra dovrebbe rispondere a queste domande:

  1. Possiamo risalire direttamente in superficie?
  2. Dobbiamo tornare a un punto preciso?
  3. Qual è il punto più lontano dall’uscita?
  4. Quale componente possiede meno gas realmente utilizzabile?
  5. Le bombole hanno la stessa capacità?
  6. I consumi dei subacquei sono simili?
  7. La corrente facilita o ostacola il ritorno?
  8. Esistono obblighi decompressivi?
  9. Quanto gas serve a due persone per uscire condividendo?
  10. Il terzo di riserva è superiore o inferiore al minimum gas calcolato?

Se il terzo di riserva è inferiore al minimum gas, il piano non è adeguato.

Una procedura operativa più completa

Un piano ragionato può essere costruito in questo ordine:

1. Determinare il profilo

Definire profondità, percorso, tempo, punto di uscita e decompressione.

2. Conoscere i consumi

Utilizzare valori realistici di SAC o RMV, includendo un consumo maggiore per l’emergenza.

3. Calcolare il minimum gas

Stabilire quanto gas serve a due subacquei per raggiungere una fonte respirabile sicura.

4. Verificare il gas totale

Controllare che bombole, pressioni e miscele siano sufficienti.

5. Stabilire il limite operativo

Applicare terzi, metà o un altro metodo coerente con l’ambiente.

6. Adattare il piano alla squadra

Il limite deve essere determinato dal componente con meno gas utilizzabile.

7. Comunicare pressioni precise

Prima della discesa tutti devono conoscere:

  • pressione di partenza;
  • pressione di inversione;
  • minimum gas;
  • pressione di risalita;
  • segnali da utilizzare.

8. Controllare frequentemente

Il piano è inutile se nessuno guarda il manometro.

Conclusione: una regola utile, non una formula magica

La regola dei terzi rimane uno strumento semplice, memorabile e spesso prudente. È particolarmente utile quando bisogna percorrere una distanza e tornare allo stesso punto, soprattutto in presenza di un ambiente ostruito.

Non può però sostituire il calcolo del minimum gas.

Dividere la pressione per tre senza considerare volume delle bombole, consumo, profondità, corrente, squadra e decompressione può creare una falsa sensazione di sicurezza.

La domanda finale non dovrebbe essere:

“Ho rispettato la regola dei terzi?”

Dovrebbe essere:

“Se il mio compagno perdesse tutto il suo gas nel punto peggiore dell’immersione, avremmo entrambi abbastanza gas per raggiungere un luogo sicuro?”

Quando la risposta è basata su un calcolo realistico, la gestione del gas smette di essere una semplice lettura del manometro e diventa una vera strategia di sicurezza.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *