Narcosi da azoto: perché il subacqueo spesso non si accorge di essere narcotizzato?

Il pericolo non è soltanto sentirsi “ubriachi”

La narcosi da azoto viene spesso descritta come una specie di ebbrezza subacquea. L’immagine è utile per spiegare il fenomeno ai principianti, ma può diventare fuorviante.

Non tutti i subacquei avvertono:

  • euforia;
  • risate;
  • sensazione di ubriachezza;
  • evidente perdita di coordinazione.

La narcosi può manifestarsi in modo più sottile attraverso:

  • rallentamento mentale;
  • difficoltà di concentrazione;
  • attenzione ristretta;
  • incapacità di risolvere un problema;
  • perdita della memoria a breve termine;
  • eccessiva sicurezza;
  • paura immotivata;
  • alterata percezione del tempo.

Il problema principale è che lo stesso fenomeno che riduce la capacità decisionale può diminuire anche la capacità di riconoscere quella riduzione.

Il subacqueo può quindi sentirsi “abbastanza lucido” proprio mentre sta prendendo decisioni peggiori del normale.

Studi sperimentali hanno dimostrato alterazioni di funzioni cognitive ed esecutive già a profondità relativamente moderate. L’esperienza non garantisce immunità e la percezione soggettiva non corrisponde sempre alla prestazione reale. colo non autorizza immersioni profonde ad aria o nitrox e non sostituisce l’addestramento tecnico. L’impiego di miscele contenenti elio richiede corsi, pianificazione e attrezzature appropriate.

Che cos’è la narcosi da gas inerte

La narcosi da gas inerte è una temporanea alterazione delle funzioni neurologiche provocata dalla respirazione di gas a pressione elevata.

Tradizionalmente viene chiamata narcosi da azoto perché l’azoto rappresenta il principale gas inerte dell’aria. In realtà anche altri gas possono produrre effetti narcotici, con potenza differente.

La narcosi può modificare:

  • coscienza;
  • giudizio;
  • comportamento;
  • memoria;
  • capacità sensoriali;
  • coordinazione;
  • risposta agli stimoli;
  • controllo emotivo.

Il fenomeno tende ad aumentare con la pressione parziale del gas narcotico e normalmente regredisce quando il subacqueo risale a una profondità inferiore. taminazione del gas e non dipende dall’avere respirato “troppo azoto” in senso quantitativo. Dipende dall’effetto del gas respirato ad alta pressione sul sistema nervoso.

A quale profondità comincia?

Non esiste una soglia identica per tutti.

Tradizionalmente si considera che gli effetti diventino evidenti intorno ai 30 metri, dove la pressione ambientale raggiunge circa 4 ATA. La letteratura scientifica descrive però effetti misurabili anche a profondità inferiori, soprattutto attraverso test cognitivi sensibili. one orientativa può essere:

Tra 20 e 30 metri

Possono comparire alterazioni lievi e difficili da riconoscere:

  • ridotta capacità di svolgere più compiti;
  • aumento degli errori;
  • rallentamento nella soluzione dei problemi;
  • attenzione più rigida.

Tra 30 e 40 metri

La narcosi può diventare chiaramente rilevante:

  • giudizio compromesso;
  • maggiore tempo di reazione;
  • difficoltà nei calcoli;
  • errata interpretazione degli strumenti;
  • euforia o ansia;
  • fissazione su un singolo compito.

Oltre 40 metri

La probabilità e l’intensità aumentano:

  • marcata confusione;
  • perdita di coordinazione;
  • amnesia parziale;
  • comportamento irrazionale;
  • incapacità di reagire correttamente alle emergenze.

Questi intervalli non rappresentano limiti medici universali. Alcuni soggetti possono mostrare effetti prima, mentre altri possono non percepirli pur essendo oggettivamente compromessi.

Perché la pressione aumenta l’effetto narcotico

Aumentando la profondità aumenta la pressione ambiente e, di conseguenza, la pressione parziale di ogni gas della miscela.

Respirando aria:

  • in superficie la pressione parziale dell’azoto è circa 0,79 ATA;
  • a 20 metri è circa 2,37 ATA;
  • a 30 metri è circa 3,16 ATA;
  • a 40 metri è circa 3,95 ATA.

L’aumento della pressione parziale modifica l’interazione del gas con le membrane e i sistemi di comunicazione del sistema nervoso.

Per molto tempo l’interpretazione principale si è basata sulla correlazione tra solubilità lipidica e potenza anestetica, nota come principio di Meyer-Overton. La ricerca più recente suggerisce meccanismi più articolati, con coinvolgimento di:

  • membrane cellulari;
  • recettori;
  • canali ionici;
  • neurotrasmettitori;
  • circuiti dopaminergici;
  • attività elettrica neuronale.

Il meccanismo preciso non è ancora completamente definito. sitiva e narcosi negativa

La narcosi non produce sempre una sensazione piacevole.

Manifestazioni euforiche

Il subacqueo può provare:

  • benessere;
  • rilassamento eccessivo;
  • sensazione di invulnerabilità;
  • ilarità;
  • fiducia sproporzionata;
  • sottovalutazione del rischio.

Questa forma è pericolosa perché può indurre a:

  • superare i limiti;
  • ignorare il manometro;
  • proseguire nonostante un problema;
  • allontanarsi dal compagno;
  • entrare in un ambiente non previsto.

Manifestazioni ansiose

Il subacqueo può invece provare:

  • paura;
  • sospetto;
  • senso di oppressione;
  • insicurezza;
  • pensieri catastrofici;
  • sensazione di essere intrappolato;
  • impulso a risalire rapidamente.

In condizioni di visibilità ridotta, freddo o ambiente chiuso, questa componente può diventare predominante.

Manifestazioni depressive

Possono comparire:

  • apatia;
  • indifferenza;
  • sonnolenza;
  • perdita di iniziativa;
  • incapacità di reagire.

Il subacqueo non deve necessariamente apparire agitato. Può limitarsi a smettere di rispondere in maniera adeguata.

I sintomi cognitivi più pericolosi

Rallentamento della risposta

Un problema semplice richiede più tempo per essere interpretato.

Il subacqueo può vedere il manometro basso senza trasformare immediatamente l’informazione nella decisione di risalire.

Attenzione canalizzata

La persona si concentra su un solo elemento e perde la visione d’insieme.

Può fissarsi su:

  • una fotografia;
  • un nodo;
  • una torcia;
  • un animale;
  • una piccola perdita;
  • un numero sul computer.

Nel frattempo ignora profondità, tempo, gas e compagno.

Riduzione della memoria di lavoro

Diventa più difficile mantenere e manipolare informazioni per pochi secondi.

Il subacqueo può:

  • dimenticare il segnale appena ricevuto;
  • non ricordare la pressione letta;
  • perdere un passaggio della procedura;
  • ripetere più volte lo stesso controllo;
  • dimenticare perché ha estratto un accessorio.

Compromissione del giudizio

La persona continua a ragionare, ma attribuisce valori sbagliati ai rischi.

Può sapere che il gas è limitato e concludere comunque che “c’è ancora tempo”.

Perdita dell’inibizione

Le funzioni esecutive aiutano a bloccare una risposta impulsiva. Studi hanno rilevato alterazioni del controllo inibitorio anche a profondità moderate, con potenziale aumento degli errori. e della percezione temporale

Il tempo può sembrare più lento o più veloce.

Un minuto dedicato a risolvere un problema può essere percepito come pochi secondi.

Perché spesso il subacqueo non se ne accorge

Il cervello narcotizzato valuta la propria prestazione con gli stessi strumenti cognitivi che sono stati compromessi.

È un problema simile a quello che si verifica con altre sostanze depressive: l’autovalutazione diventa meno affidabile.

Inoltre, i sintomi possono essere:

  • graduali;
  • non spettacolari;
  • attribuiti al freddo;
  • confusi con stanchezza;
  • interpretati come normale difficoltà;
  • mascherati dall’entusiasmo;
  • presenti soltanto durante compiti complessi.

Un subacqueo esperto può eseguire correttamente azioni molto automatizzate, come controllare il manometro o gonfiare il GAV, ma avere difficoltà quando deve:

  • scegliere tra più opzioni;
  • interpretare un evento insolito;
  • modificare il piano;
  • assistere un compagno;
  • gestire contemporaneamente gas, assetto e navigazione.

La capacità di svolgere una routine non dimostra quindi l’assenza di narcosi.

L’esperienza rende immuni?

No.

L’esperienza migliora:

  • tecnica;
  • assetto;
  • controllo respiratorio;
  • familiarità con l’ambiente;
  • riconoscimento dei sintomi;
  • capacità di semplificare le procedure.

Non elimina l’effetto neurologico del gas.

Alcuni subacquei esperti riferiscono di “essersi abituati” alla narcosi. Gli studi sull’adattamento suggeriscono però una possibile separazione tra componente soggettiva e prestazione: il subacqueo può sentirsi più abituato senza recuperare completamente le capacità cognitive. le, l’esperienza può insegnare a funzionare meglio in una condizione alterata, ma non rende il sistema nervoso immune.

L’affermazione “io a 50 metri sono perfettamente lucido” dovrebbe quindi essere considerata con cautela.

La regola del Martini

Una vecchia espressione paragona ogni incremento di circa 10 metri oltre una certa profondità all’assunzione di un Martini.

È un’immagine divulgativa, non una legge fisiologica.

La metafora presenta diversi limiti:

  • non esiste un’equivalenza universale con l’alcol;
  • la suscettibilità varia;
  • la velocità di discesa può modificare la percezione;
  • l’ambiente influenza il risultato;
  • i sintomi non sono sempre euforici;
  • le alterazioni cognitive possono precedere la sensazione di ebbrezza.

Narcosi e intossicazione alcolica condividono alcune manifestazioni, ma non devono essere considerate fenomeni quantitativamente intercambiabili. Analogie con l’alcol possono aiutare a comunicare il rischio, non a calcolare una profondità sicura. igeno ed Equivalent Narcotic Depth

Nella pianificazione tecnica si utilizza spesso l’Equivalent Narcotic Depth, o END, per stimare la profondità narcotica equivalente di una miscela.

Il calcolo richiede però una scelta: considerare narcotico soltanto l’azoto oppure anche l’ossigeno?

L’effettivo contributo dell’ossigeno alla narcosi operativa rimane discusso. Studi sperimentali indicano che azoto e ossigeno ad alta pressione possono entrambi produrre effetti sul sistema nervoso, ma la traduzione di questi risultati nella pianificazione reale non è semplice. molte procedure tecniche considerano narcotici sia l’azoto sia l’ossigeno.

L’END resta comunque:

  • una convenzione di pianificazione;
  • non una misura della narcosi reale;
  • non una garanzia di lucidità;
  • non un sostituto dell’esperienza e dell’addestramento.

Due miscele con la stessa END teorica possono differire per:

  • densità;
  • lavoro respiratorio;
  • pressione parziale dell’ossigeno;
  • decompressione;
  • contenuto di elio;
  • risposta individuale.

Il ruolo dell’elio

L’elio possiede una potenza narcotica molto inferiore rispetto all’azoto ed è molto meno denso.

Aggiungerlo alla miscela può:

  • ridurre la narcosi;
  • diminuire la densità del gas;
  • ridurre il lavoro respiratorio;
  • migliorare le prestazioni cognitive;
  • facilitare la ventilazione in profondità.

La ricerca sperimentale continua a mostrare vantaggi cognitivi delle miscele contenenti elio rispetto all’aria in determinate esposizioni iperbariche. uce però altri problemi:

  • costo;
  • pianificazione più complessa;
  • maggiore perdita termica respiratoria;
  • necessità di analizzare correttamente la miscela;
  • decompressione specifica;
  • procedure di cambio gas;
  • rischio di sindrome neurologica da alta pressione nelle esposizioni estreme.

Il trimix non deve essere improvvisato da un subacqueo brevettato soltanto per aria o nitrox.

Anidride carbonica: il grande amplificatore

L’anidride carbonica, o CO₂, merita particolare attenzione perché può aumentare la compromissione mentale e rendere la situazione molto più pericolosa.

L’ipercapnia può derivare da:

  • sforzo elevato;
  • gas denso;
  • erogatore con elevato lavoro respiratorio;
  • respirazione superficiale;
  • skip breathing;
  • attrezzatura restrittiva;
  • guasto dell’assorbitore nel rebreather;
  • insufficiente ventilazione;
  • caratteristiche individuali di ritenzione della CO₂.

I possibili sintomi comprendono:

  • affanno;
  • fame d’aria;
  • cefalea pulsante;
  • ansia;
  • confusione;
  • panico;
  • perdita di coscienza.

La CO₂ dilata i vasi cerebrali e può aumentare l’esposizione del cervello ai gas narcotici. L’ipercapnia può quindi amplificare narcosi, tossicità dell’ossigeno e rischio decompressivo. iù insidioso è che alcuni subacquei avvertono chiaramente l’aumento dello sforzo respiratorio, mentre altri possono accumulare CO₂ con segnali relativamente modesti fino a una compromissione grave.

Skip breathing e respirazione inefficiente

Trattenere volontariamente il respiro per ridurre il consumo non rappresenta una tecnica valida.

Lo skip breathing può:

  • aumentare la CO₂;
  • peggiorare il mal di testa;
  • aumentare l’affanno;
  • amplificare la narcosi;
  • favorire una risposta di panico.

La corretta strategia per ridurre il consumo consiste nel migliorare:

  • assetto;
  • idrodinamica;
  • rilassamento;
  • pinneggiata;
  • protezione termica;
  • pianificazione;
  • forma fisica.

Non nel ventilare meno di quanto l’organismo richieda.

Densità del gas e lavoro respiratorio

Con l’aumento della profondità, il gas respirato diventa più denso.

Un gas più denso richiede maggiore lavoro per essere mosso attraverso:

  • vie aeree;
  • erogatore;
  • fruste;
  • valvole;
  • circuito del rebreather.

Quando il subacqueo lavora intensamente, può non riuscire a eliminare efficacemente la CO₂ prodotta.

Questo crea una combinazione particolarmente sfavorevole:

  1. maggiore pressione parziale dell’azoto;
  2. maggiore densità respiratoria;
  3. maggiore produzione di CO₂;
  4. ridotta capacità di eliminarla;
  5. maggiore compromissione cognitiva.

L’elio offre vantaggi non soltanto perché è meno narcotico, ma anche perché riduce notevolmente la densità della miscela. che possono peggiorare la narcosi

Discesa rapida

Una discesa molto veloce riduce il tempo disponibile per riconoscere l’insorgenza dei sintomi e adattare il piano.

Freddo

Aumenta lo stress, riduce la destrezza e può accentuare sensazioni di ansia o confusione. DAN include il freddo tra i fattori potenzialmente capaci di favorire manifestazioni più evidenti. stanchezza riduce le risorse cognitive già prima dell’immersione.

Sforzo

Aumenta consumo, ventilazione richiesta e produzione di CO₂.

Ansia

Può trasformare una lieve alterazione in una risposta di panico.

Scarsa visibilità

Priva il subacqueo di riferimenti e aumenta il carico mentale.

Attività complesse

Fotografia, penetrazione, navigazione, lancio di sagole o gestione di più bombole aumentano il task loading.

Alcol e sostanze

Non devono essere associati all’immersione. Possono aggiungere compromissione cognitiva e alterare il giudizio.

Farmaci sedativi

Antistaminici, farmaci contro la cinetosi, tranquillanti e altri medicinali che provocano sonnolenza possono avere effetti additivi o imprevedibili. DAN raccomanda particolare cautela con i farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale. dicinali dovrebbe discutere l’idoneità all’immersione con un medico esperto in medicina subacquea.

Come riconoscere la narcosi nel compagno

Il compagno può mostrare:

  • risposta lenta ai segnali;
  • sguardo fisso;
  • comportamento insolitamente allegro;
  • irritabilità;
  • movimento scoordinato;
  • ripetizione delle stesse azioni;
  • incapacità di leggere uno strumento;
  • abbandono del piano;
  • immobilità;
  • respirazione accelerata;
  • allontanamento;
  • tentativo di scendere ulteriormente;
  • mancata risposta.

Un singolo segnale non dimostra necessariamente la narcosi. Sintomi simili possono derivare da:

  • ipercapnia;
  • ipossia;
  • tossicità dell’ossigeno;
  • ipotermia;
  • ipoglicemia;
  • stress;
  • problema neurologico;
  • malattia da decompressione;
  • contaminazione del gas.

Sott’acqua non è sempre possibile effettuare una diagnosi differenziale. La risposta prudente consiste nel ridurre profondità e carico operativo, mantenere il contatto e terminare l’immersione quando il comportamento non torna rapidamente normale.

Cosa fare quando compaiono i sintomi

Fermare l’attività

Interrompere fotografie, lavori, penetrazione o navigazione complessa.

Stabilire il contatto

Comunicare immediatamente con il compagno.

Controllare l’assetto

Evitare di risalire o scendere accidentalmente.

Risalire di alcuni metri

La diminuzione della pressione parziale del gas narcotico normalmente produce un miglioramento rapido.

Ridurre lo sforzo

Fermare la pinneggiata intensa e recuperare una respirazione efficace.

Terminare l’immersione

Anche se i sintomi regrediscono, il problema ha dimostrato che il profilo o le condizioni non sono adeguati.

La narcosi tipica tende a risolversi con la risalita. Se confusione, debolezza, difficoltà di coordinazione o altri sintomi persistono, non bisogna presumere che si tratti ancora di narcosi. È necessaria una valutazione medica, perché potrebbero esistere altre cause potenzialmente gravi. basta fare un semplice test mentale

Alcuni subacquei utilizzano:

  • calcoli;
  • scrittura su lavagnetta;
  • controllo delle dita;
  • lettura ripetuta del computer;
  • giochi di memoria.

Questi test possono aiutare a dimostrare che qualcosa è cambiato, ma non devono essere usati per autorizzare la permanenza in profondità.

Un compito semplice e già conosciuto può essere eseguito correttamente mentre:

  • il giudizio generale è alterato;
  • l’attenzione è ristretta;
  • la capacità di affrontare un evento inatteso è ridotta.

Inoltre, il test stesso sottrae attenzione a gas, assetto e compagno.

La domanda non dovrebbe essere: “Riesco ancora a fare questa moltiplicazione?”

Dovrebbe essere: “Perché sto cercando di dimostrare di poter rimanere a una profondità che sta già compromettendo la mia prestazione?”

Narcosi e immersione profonda ad aria

L’immersione profonda ad aria espone contemporaneamente a:

  • elevata pressione parziale dell’azoto;
  • gas molto denso;
  • maggiore consumo;
  • maggiore carico decompressivo;
  • minore margine per risolvere i problemi;
  • possibile aumento della pressione parziale dell’ossigeno;
  • elevato lavoro respiratorio.

La familiarità storica con l’aria profonda non dimostra che rappresenti la scelta più appropriata.

Con le moderne conoscenze sulla narcosi e sulla densità del gas, l’uso dell’elio nelle immersioni tecniche profonde non deve essere considerato soltanto un lusso destinato a eliminare una vaga sensazione di ebbrezza. Può rappresentare una misura per preservare respirazione e capacità operative.

Le profondità massime, l’END e i limiti di densità devono comunque seguire gli standard e l’addestramento della didattica utilizzata.

Narcosi con il nitrox

Il nitrox non è una miscela antinarcotica.

A parità di profondità, la riduzione dell’azoto può essere modesta e l’ossigeno ad alta pressione potrebbe contribuire agli effetti sul sistema nervoso. Inoltre, l’aumento della frazione di ossigeno limita la profondità massima operativa per il rischio di tossicità.

Il nitrox viene utilizzato principalmente per ridurre l’esposizione al gas inerte o aumentare il tempo disponibile entro determinati limiti, non per rendere lucide immersioni profonde.

Come prevenire il problema

Stabilire un limite realistico di profondità

Il limite deve considerare:

  • miscela;
  • esperienza;
  • condizioni;
  • attività prevista;
  • densità del gas;
  • possibilità di usare elio.

Pianificare compiti semplici

Le procedure profonde devono essere standardizzate e ridurre le decisioni improvvisate.

Scendere in modo controllato

La discesa deve permettere a entrambi i subacquei di compensare, comunicare e valutare le proprie condizioni.

Limitare lo sforzo

Evitare di raggiungere il fondo già affannati.

Curare l’assetto

Un assetto stabile libera risorse mentali.

Rimanere vicini

Il compagno deve poter riconoscere rapidamente un comportamento anomalo.

Utilizzare miscele appropriate

Per le immersioni tecniche profonde, l’elio può ridurre narcosi e densità, ma richiede formazione specifica.

Evitare alcol, droghe e sedativi

Non esiste una profondità in cui la combinazione diventi accettabile.

Arrivare riposati

La stanchezza rende meno evidente la distinzione tra normale affaticamento e compromissione da profondità.

Interrompere presto

La risalita di pochi metri è una risposta semplice ed efficace. Non bisogna attendere che la narcosi diventi spettacolare.

I principali falsi miti

“La narcosi comincia esattamente a 30 metri”

Falso. Gli effetti sono progressivi, variabili e talvolta misurabili più in alto.

“Me ne accorgerei subito”

Non necessariamente. La consapevolezza può essere compromessa insieme al giudizio.

“Sono esperto, quindi sono immune”

Falso. L’esperienza aiuta nella gestione, non annulla l’effetto neurologico.

“Il nitrox elimina la narcosi”

Falso. Non è una miscela antinarcotica.

“Basta concentrarsi”

La volontà non riduce la pressione parziale dei gas.

“Posso allenarmi alla narcosi”

È possibile familiarizzare con alcune sensazioni, ma la prestazione può rimanere alterata.

“Se il test mentale riesce, posso restare”

Falso. Un compito semplice non misura tutte le capacità necessarie.

“La narcosi è sempre piacevole”

Falso. Può produrre paura, paranoia, apatia o panico.

“Il problema è soltanto l’azoto”

Anidride carbonica, densità del gas, ossigeno, fatica e ambiente possono contribuire alla compromissione complessiva.

Conclusione

La narcosi da azoto è pericolosa non soltanto quando il subacqueo appare ubriaco, ride o perde completamente il controllo.

Le manifestazioni più comuni e insidiose possono essere:

  • un ritardo;
  • una dimenticanza;
  • una decisione troppo ottimistica;
  • l’attenzione fissata sul compito sbagliato;
  • l’incapacità di riconoscere un problema;
  • la convinzione di essere ancora perfettamente lucidi.

Non esiste un test infallibile da eseguire sott’acqua e non esiste un’esperienza sufficiente a garantire immunità.

Le contromisure più efficaci sono concrete:

  • limitare la profondità;
  • scegliere una miscela adeguata;
  • controllare densità e sforzo;
  • evitare l’accumulo di CO₂;
  • mantenere il contatto con il compagno;
  • semplificare le procedure;
  • risalire appena compare un dubbio.

La narcosi non deve essere trattata come un rito di passaggio o una sensazione curiosa da collezionare.

È una riduzione temporanea, variabile e spesso sottovalutata delle capacità necessarie per sopravvivere in un ambiente nel quale ogni decisione deve essere presa correttamente.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *