Specie aliene nel Mediterraneo: cosa può incontrare oggi un subacqueo.

Il Mediterraneo sta cambiando sotto i nostri occhi

Chi si immerge da molti anni nel Mediterraneo può accorgersi che alcuni fondali non sono più popolati esattamente come un tempo.

Accanto a cernie, saraghi, murene, castagnole e nudibranchi compaiono organismi originari del Mar Rosso, dell’Indo-Pacifico o dell’Atlantico tropicale. Alcuni sono presenti da decenni e ormai fanno parte abituale del paesaggio subacqueo; altri stanno avanzando verso nuove aree e possono ancora rappresentare un avvistamento eccezionale.

Nel luglio 2026 ISPRA ha ricordato che il Mediterraneo è sempre più interessato dall’arrivo di specie introdotte attraverso navigazione, acquacoltura, acquariofilia e canali artificiali, oltre che dall’espansione naturale di organismi provenienti da aree confinanti. Il riscaldamento del mare e le alterazioni degli ecosistemi possono favorirne l’insediamento e la diffusione.

Il subacqueo ricreativo si trova in una posizione privilegiata: osserva direttamente fondali, pareti, relitti, praterie e scogliere, spesso tornando più volte negli stessi siti. Può quindi riconoscere cambiamenti difficili da documentare soltanto attraverso campagne scientifiche periodiche.

Osservare una specie insolita non significa doverla catturare o toccare. Fotografia, posizione, profondità e data possono essere sufficienti per trasformare un incontro occasionale in un dato scientificamente utile.

Specie aliena, invasiva o semplicemente nuova?

I termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma descrivono situazioni differenti.

Specie aliena o non indigena

È un organismo presente al di fuori del proprio areale naturale in seguito, direttamente o indirettamente, ad attività umane.

L’introduzione può essere:

  • volontaria;
  • accidentale;
  • legata alle acque di zavorra;
  • causata da organismi attaccati agli scafi;
  • associata ad acquacoltura e commercio;
  • conseguente all’apertura di un collegamento artificiale, come il Canale di Suez.

Non tutte le specie aliene diventano abbondanti o provocano danni.

Specie invasiva

È una specie aliena capace di:

  • insediarsi stabilmente;
  • riprodursi;
  • diffondersi rapidamente;
  • raggiungere elevate abbondanze;
  • alterare habitat ed equilibri ecologici;
  • produrre conseguenze economiche o sanitarie.

Il termine “invasiva” non descrive necessariamente un animale aggressivo verso l’uomo. Un’alga immobile può essere molto invasiva se ricopre grandi superfici e modifica le comunità del fondale.

Specie in espansione naturale

Un organismo può essere nuovo in una determinata zona senza essere alieno nel Mediterraneo.

Il pesce pappagallo mediterraneo, Sparisoma cretense, è una specie nativa delle aree più calde del bacino. La sua comparsa più frequente verso nord viene interpretata come espansione dell’areale, non come introduzione esotica. Anche il pesce serra è nativo del Mediterraneo, pur essendo diventato più abbondante in alcune aree.

Questa distinzione evita di classificare come “alieno” qualsiasi animale colorato, tropicale o mai incontrato personalmente.

Quante specie non indigene sono presenti?

Un documento regionale adottato nell’ambito della Convenzione di Barcellona riportava più di 1.199 specie marine non indigene registrate nel Mediterraneo. Il numero esatto cambia con nuove segnalazioni, revisioni tassonomiche e rivalutazioni dell’origine delle specie, perciò deve essere considerato un ordine di grandezza e non un conteggio immutabile.

Il CIESM mantiene inoltre un atlante delle specie esotiche mediterranee, organizzato per gruppi come pesci, crostacei e molluschi.

Soltanto una parte di queste specie è facilmente riconoscibile durante una normale immersione. Alcune sono microscopiche, vivono nei sedimenti oppure possono essere identificate con certezza soltanto da specialisti.

Perché il Mediterraneo è così esposto

Il Canale di Suez

L’apertura del Canale di Suez ha collegato artificialmente Mediterraneo e Mar Rosso.

Numerosi organismi indo-pacifici sono entrati nel Mediterraneo orientale e si sono successivamente diffusi verso occidente. Questo processo viene comunemente chiamato migrazione lessepsiana.

Tra gli esempi più noti troviamo:

  • pesce scorpione;
  • pesce palla maculato;
  • pesci coniglio;
  • pesce flauto.

Traffico navale

Le navi possono trasportare organismi attraverso:

  • acque di zavorra;
  • incrostazioni sullo scafo;
  • strutture sommerse;
  • casse a mare;
  • attrezzature e piattaforme.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il trasporto marittimo rappresenta il principale vettore di introduzione di specie non indigene nei mari europei.

Acquacoltura

Molluschi, alghe, parassiti e organismi associati possono essere spostati insieme alle specie allevate o alle strutture utilizzate negli impianti.

Acquariofilia

Il rilascio di animali o piante d’acquario può introdurre organismi non nativi. Liberare una specie apparentemente innocua non costituisce un gesto di tutela: può creare un problema ecologico e, in alcuni casi, violare la normativa.

Dispersione attraverso Gibilterra

Specie dell’Atlantico orientale possono entrare naturalmente nel Mediterraneo attraverso lo Stretto di Gibilterra.

In questi casi stabilire se una specie sia realmente aliena oppure il risultato di una naturale espansione può essere scientificamente complesso.

Riscaldamento del mare

Temperature più elevate possono rendere abitabili aree che in passato erano troppo fredde per specie tropicali e subtropicali. ISPRA sottolinea che cambiamento climatico e alterazioni ambientali favoriscono l’insediamento di nuovi organismi.

Il riscaldamento non “crea” le specie aliene, ma può aumentare le loro possibilità di sopravvivenza e riproduzione.

Le specie che un subacqueo dovrebbe conoscere

1. Pesce scorpione – Pterois miles

Il pesce scorpione è probabilmente la specie aliena più spettacolare che un subacqueo possa incontrare nel Mediterraneo.

Si riconosce per:

  • bande verticali chiare e scure;
  • grandi pinne pettorali a ventaglio;
  • lunghi raggi dorsali;
  • appendici sopra gli occhi;
  • movimento lento e apparentemente tranquillo.

È originario dell’area indo-pacifica ed è entrato nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. La prima segnalazione confermata in acque italiane risale al 2016.

La mappatura ISPRA e CNR-IRBIM aggiornata a marzo 2025 riportava 1.840 segnalazioni di Pterois miles nel Mediterraneo. Il Mar Ionio era indicato tra le aree italiane più vulnerabili alla sua espansione.

Perché è invasivo

È un predatore generalista capace di alimentarsi di numerosi piccoli pesci e crostacei. La sua espansione può aumentare la pressione predatoria sulle comunità costiere e interferire con l’equilibrio delle popolazioni locali. ISPRA lo considera tra le specie invasive prioritarie da monitorare.

È pericoloso per il subacqueo?

Il pesce non insegue normalmente l’uomo, ma possiede spine velenose sulle pinne dorsale, anale e pelviche.

Le spine possono causare punture molto dolorose e il veleno può restare attivo anche dopo la morte dell’animale. Non bisogna quindi toccare, spostare o raccogliere un esemplare, neppure se appare morto.

Come comportarsi

  • Mantenere un assetto stabile.
  • Non cercare di far aprire le pinne con le mani o con la torcia.
  • Non chiuderlo in un angolo per fotografarlo.
  • Tenere conto della lunghezza delle spine.
  • Avvertire il compagno.
  • Fotografare possibilmente anche il contesto del ritrovamento.

In caso di puntura

DAN raccomanda di terminare l’immersione con una normale risalita, pulire la ferita, controllare l’eventuale sanguinamento e immergere la parte colpita in acqua calda ma non ustionante, fino a circa 45 °C, per 30–90 minuti. È comunque indicata una valutazione medica, soprattutto in presenza di dolore intenso, gonfiore, sintomi generali o frammenti nella ferita.

L’acqua non deve essere tanto calda da provocare un’ustione. Il dolore può alterare la capacità della vittima di giudicare correttamente la temperatura.

2. Pesce palla maculato – Lagocephalus sceleratus

Il pesce palla maculato presenta:

  • dorso grigio-argenteo con macchie scure;
  • fascia argentea sui fianchi;
  • ventre chiaro;
  • testa robusta;
  • dentatura simile a un becco;
  • capacità di gonfiarsi.

È entrato dal Canale di Suez ed è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2013.

Il pericolo principale: la tetrodotossina

I tessuti del pesce possono contenere tetrodotossina, una potente neurotossina. La specie è altamente tossica se consumata e la cottura non rende sicure le carni.

Non deve essere:

  • mangiata;
  • cucinata;
  • assaggiata;
  • somministrata ad animali;
  • preparata artigianalmente.

Attenzione ai denti

Il pesce possiede una dentatura molto forte e può infliggere morsi dolorosi. Un subacqueo non dovrebbe tentare di afferrarlo, nutrirlo o liberarlo manualmente da una rete.

Durante una normale osservazione a distanza non rappresenta un animale da temere. Il rischio nasce soprattutto dalla manipolazione e dal consumo.

3. Pesce coniglio scuro – Siganus luridus

È un pesce erbivoro dal corpo relativamente alto e dalla colorazione variabile, spesso scura o bruno-verdastra.

Può essere riconosciuto da:

  • corpo ovale;
  • muso piccolo;
  • coda poco forcuta o quasi tronca;
  • colorazione capace di cambiare;
  • pinna dorsale dotata di spine.

È stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2003.

4. Pesce coniglio striato – Siganus rivulatus

È generalmente più allungato rispetto al pesce coniglio scuro.

Presenta:

  • coda maggiormente forcuta;
  • colorazione più chiara;
  • fini striature giallastre;
  • comportamento gregario;
  • alimentazione erbivora.

La prima segnalazione italiana indicata da ISPRA risale al 2015.

Perché i pesci coniglio preoccupano gli ecologi

Le due specie possono formare popolazioni numerose e pascolare intensamente sulle alghe.

In alcune aree del Mediterraneo orientale, la forte attività erbivora dei siganidi è stata associata alla riduzione delle foreste algali e alla formazione di fondali impoveriti, spesso descritti come “deserti” o barrens rocciosi. Studi recenti continuano a considerarli tra gli invasori più affermati del Mediterraneo orientale.

Sono pericolosi?

Le spine possono provocare punture dolorose anche dopo la morte del pesce. Non bisogna cercare di prenderli a mani nude o manipolarli durante operazioni di pesca.

Per il subacqueo che li osserva mantenendo una normale distanza, il rischio è minimo.

5. Pesce flauto dai puntini blu – Fistularia commersonii

È uno degli organismi più facili da riconoscere:

  • corpo estremamente lungo e sottile;
  • muso tubolare;
  • colorazione grigio-verde o azzurrata;
  • piccoli puntini blu;
  • filamento che prosegue oltre la coda.

Originario dell’Indo-Pacifico, è entrato attraverso Suez e si è diffuso con grande rapidità nel Mediterraneo. ISPRA lo descrive come un predatore di piccoli pesci, crostacei e molluschi.

Non è considerato pericoloso per il subacqueo. Può essere osservato sospeso vicino al fondale oppure in acqua libera.

La sua forma insolita non deve essere confusa con quella di un’aguglia o di un cavalluccio marino gigante.

6. Granchio blu – Callinectes sapidus

Il granchio blu è originario dell’Atlantico occidentale e del Golfo del Messico.

Si riconosce per:

  • carapace largo;
  • spine laterali;
  • zampe posteriori appiattite, adatte al nuoto;
  • sfumature blu su zampe e chele;
  • dimensioni superiori a molti granchi costieri comuni.

È presente soprattutto in:

  • lagune;
  • estuari;
  • fondali sabbiosi o fangosi;
  • zone portuali;
  • foci;
  • acque salmastre.

ISPRA collega le sue introduzioni nel Mediterraneo soprattutto alle acque di zavorra e ricorda che la prima segnalazione mediterranea risale al 1948 a Venezia.

Come comportarsi

Il granchio non è velenoso, ma possiede chele forti.

Non bisogna:

  • prenderlo con le mani;
  • provocarlo;
  • tentare di estrarlo da una tana;
  • manipolarlo senza strumenti e competenza.

L’aumento del granchio blu ha anche conseguenze economiche per molluschicoltura e pesca, ma la sua utilizzazione alimentare deve avvenire attraverso filiere regolari e non mediante raccolte improvvisate durante l’immersione.

7. Corridore atlantico – Percnon gibbesi

È un piccolo granchio molto veloce, tipico di rocce, moli e scogliere artificiali.

Le sue caratteristiche più evidenti sono:

  • corpo appiattito;
  • colorazione rossastro-bruna;
  • sottili linee azzurre;
  • zampe lunghe;
  • movimento rapidissimo;
  • tendenza a scomparire nelle fessure.

È stato segnalato per la prima volta nel Mediterraneo a Linosa nel 1999 e si è successivamente diffuso in gran parte del bacino. ISPRA lo considera innocuo e prevalentemente erbivoro.

È uno degli incontri più probabili durante immersioni poco profonde su rocce illuminate.

8. Lepre di mare dagli anelli – Aplysia dactylomela

Questa grande lumaca marina può raggiungere dimensioni notevoli e presenta:

  • corpo giallastro o bruno chiaro;
  • grandi anelli scuri;
  • appendici simili a orecchie;
  • movimento lento;
  • assenza di conchiglia esterna evidente.

La sua presenza mediterranea è stata osservata dagli inizi degli anni Duemila. L’origine è discussa: alcuni ricercatori ritengono che possa essere entrata naturalmente attraverso Gibilterra, anziché essere stata introdotta direttamente dall’uomo.

Se disturbata può emettere una secrezione violacea. Non bisogna sollevarla, comprimerla o spostarla per ottenere una fotografia migliore.

La secrezione è principalmente un meccanismo difensivo, non un invito a creare effetti scenografici sott’acqua.

9. Caulerpa cylindracea

La Caulerpa cylindracea è un’alga verde invasiva che può ricoprire ampie superfici.

Si riconosce per:

  • stoloni striscianti;
  • piccoli ramuli simili a grappoli o palline;
  • colore verde;
  • crescita su roccia, sabbia, detrito e organismi;
  • formazione di tappeti.

È originaria dell’Australia sud-occidentale ed è ormai diffusa in gran parte del Mediterraneo. Può svilupparsi in modo molto abbondante e modificare le comunità del fondale.

Cosa non fare

  • Non strapparla per “ripulire” il sito.
  • Non trasportarne frammenti.
  • Non avvolgerla intenzionalmente sull’attrezzatura.
  • Non tentare interventi di eradicazione non autorizzati.

Molte alghe invasive possono propagarsi attraverso frammenti. Un intervento improvvisato rischia quindi di favorire la dispersione.

Non tutte le specie tropicali sono aliene

Un subacqueo può incontrare organismi termofili che appartengono naturalmente alla fauna mediterranea.

Pesce pappagallo mediterraneo

Sparisoma cretense è nativo del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale caldo. La sua presenza più frequente in aree settentrionali è legata all’espansione dell’areale, non a un’introduzione dall’acquariofilia o da Suez.

Pesce serra

Pomatomus saltatrix è una specie mediterranea, anche se negli ultimi anni può essere diventata più comune in zone dove in passato veniva osservata raramente.

Vermocane

Il vermocane, Hermodice carunculata, viene spesso definito impropriamente “alieno”. È presente naturalmente nel Mediterraneo, ma temperature favorevoli possono contribuire alla sua espansione e alla maggiore visibilità.

Questa distinzione è importante: una specie può essere problematica, urticante o in aumento senza essere esotica.

Quali impatti possono provocare le specie invasive?

Predazione

Predatori come il pesce scorpione e il pesce flauto possono aumentare la pressione su piccoli pesci e crostacei.

Competizione

Una nuova specie può competere con organismi nativi per:

  • cibo;
  • spazio;
  • rifugi;
  • siti riproduttivi.

Pascolo eccessivo

I pesci coniglio possono ridurre le alghe erette e modificare profondamente habitat rocciosi costieri.

Copertura del fondale

Alghe invasive come Caulerpa cylindracea possono formare tappeti e interferire con comunità vegetali e animali.

Danni economici

Granchio blu, organismi incrostanti e altri invasori possono danneggiare:

  • reti;
  • molluschicoltura;
  • pesca;
  • infrastrutture;
  • attività turistiche.

Rischi sanitari

Alcune specie introducono pericoli nuovi per consumatori, pescatori e subacquei:

  • tetrodotossina nel pesce palla;
  • spine velenose del pesce scorpione;
  • spine dolorose dei pesci coniglio;
  • morsi e chele.

Il subacqueo come osservatore scientifico

La citizen science permette di ampliare enormemente la capacità di monitoraggio.

ISPRA e CNR-IRBIM invitano subacquei, pescatori e cittadini a documentare gli avvistamenti delle quattro specie prioritarie della campagna “Attenti a quei 4”: pesce scorpione, pesce palla maculato e i due pesci coniglio. Le osservazioni vengono utilizzate per aggiornare mappe e dataset sulla distribuzione.

Cosa registrare

Una segnalazione utile dovrebbe contenere:

  • fotografia o video;
  • data;
  • ora indicativa;
  • località;
  • coordinate, quando disponibili;
  • profondità;
  • tipo di fondale;
  • numero di esemplari;
  • dimensione approssimativa;
  • comportamento;
  • nome e contatto dell’osservatore.

Come fotografare

È utile realizzare:

  1. una fotografia completa dell’animale;
  2. una fotografia laterale;
  3. un’immagine del fondale circostante;
  4. un breve video del movimento;
  5. un riferimento dimensionale non invasivo.

Non bisogna spostare l’animale per ottenere l’inquadratura perfetta.

Come segnalare

La campagna ISPRA indica l’indirizzo alien@isprambiente.it, un canale WhatsApp dedicato e i gruppi collegati al progetto AlienFish. Le modalità possono essere aggiornate, quindi è opportuno verificare la pagina ISPRA della campagna al momento della segnalazione.

Non divulgare subito una posizione sensibile

Prima di pubblicare sui social le coordinate precise, è preferibile trasmetterle ai ricercatori.

Una divulgazione incontrollata può attirare:

  • raccolte illegali;
  • fotografi inesperti;
  • disturbo;
  • tentativi di cattura;
  • manipolazione di specie velenose.

È giusto eliminare una specie invasiva?

L’idea di uccidere individualmente qualsiasi organismo alieno può sembrare intuitiva, ma non costituisce sempre una strategia efficace o legale.

Un intervento di controllo richiede:

  • identificazione certa;
  • autorizzazione;
  • addestramento;
  • metodo selettivo;
  • gestione sicura dell’animale;
  • smaltimento o utilizzo regolamentato;
  • monitoraggio dei risultati.

Confondere una specie nativa con una specie aliena può produrre un danno ulteriore.

In alcune aree del mondo vengono organizzati programmi autorizzati di rimozione del pesce scorpione. Questo non significa che ogni subacqueo possa improvvisarsi cacciatore. Anche le didattiche che offrono programmi di gestione delle specie invasive prevedono addestramento specifico.

Biosecurity dell’attrezzatura

Il subacqueo può contribuire involontariamente al trasporto di organismi tra siti diversi.

Possibili vettori sono:

  • GAV;
  • mute;
  • calzari;
  • pinne;
  • spool;
  • reti e sacche;
  • scooter;
  • attrezzature fotografiche;
  • barche e ancore.

Dopo immersioni in aree con vegetazione abbondante, lagune o ambienti isolati è prudente:

  • rimuovere frammenti visibili;
  • risciacquare accuratamente;
  • lasciare asciugare;
  • controllare tasche e velcri;
  • seguire eventuali protocolli locali.

Non bisogna trasferire volontariamente acqua, sedimento, alghe o animali da un sito all’altro.

Errori e falsi miti

“Ogni animale tropicale è alieno”

Falso. Alcune specie sono native delle zone calde del Mediterraneo e stanno semplicemente espandendo il loro areale.

“Alieno significa pericoloso”

Falso. Molte specie non sono pericolose per l’uomo. Il corridore atlantico, per esempio, è considerato innocuo.

“Invasivo significa aggressivo”

Falso. Il termine riguarda la capacità di diffondersi e produrre impatti ecologici.

“Se vedo un pesce scorpione devo catturarlo”

Non senza formazione, autorizzazione e un programma di gestione. Le spine possono provocare gravi punture.

“Il pesce palla diventa sicuro con la cottura”

Falso. La tetrodotossina rende la specie pericolosa anche dopo la cottura.

“Una sola fotografia non serve a nulla”

Falso. Una foto geolocalizzata può documentare l’avanzamento di una specie verso una nuova area.

“Il cambiamento climatico è l’unica causa”

Falso. Navi, canali, commercio, acquacoltura e acquariofilia rappresentano vettori fondamentali. Il riscaldamento può favorire l’insediamento delle specie già introdotte.

Conclusione

Il Mediterraneo non è un ambiente immobile.

Le specie si spostano, le temperature cambiano, nuove rotte commerciali collegano ecosistemi lontani e alcuni organismi trovano condizioni favorevoli per insediarsi.

Il subacqueo può oggi incontrare:

  • pesce scorpione;
  • pesce palla maculato;
  • pesci coniglio;
  • pesce flauto;
  • granchio blu;
  • corridore atlantico;
  • lepre di mare dagli anelli;
  • Caulerpa invasiva.

La risposta corretta non è avere paura di ogni organismo sconosciuto e neppure trattare ogni nuovo arrivo come una curiosità innocua.

Bisogna:

  • osservare;
  • riconoscere;
  • non toccare;
  • documentare;
  • segnalare;
  • rispettare le indicazioni scientifiche;
  • evitare interventi improvvisati.

Un subacqueo attento non visita soltanto il mare: contribuisce a raccontarne i cambiamenti.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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