Il controllo pre-immersione: gli errori che possiamo fermare prima di entrare in acqua.

La bombola è aperta?

Quasi certamente.

Il GAV è collegato?

Dovrebbe esserlo.

Il computer è impostato sul gas corretto?

Probabilmente.

La zavorra è presente?

Certo.

Ed è precisamente questo tipo di risposta — “certamente”, “dovrebbe”, “probabilmente” — che una checklist pre-immersione cerca di eliminare.

Il controllo pre-dive viene spesso associato ai corsi iniziali.

Poi, con l’aumentare dell’esperienza, alcuni subacquei cominciano progressivamente ad abbreviarlo.

Alla centesima immersione diventa rapido.

Alla cinquecentesima talvolta diventa soltanto mentale.

Poi può scomparire completamente.

Eppure l’esperienza non rende impossibile dimenticare di aprire una bombola, collegare una frusta, inserire correttamente una tasca dei pesi o impostare la percentuale di ossigeno sul computer.

Anzi, esiste un fenomeno apparentemente paradossale:

più un’operazione è abituale, più siamo capaci di eseguirla automaticamente e quindi di credere di averla eseguita quando in realtà non l’abbiamo fatto.

Una checklist non serve perché non sappiamo cosa fare

Questo è il primo concetto da chiarire.

La checklist non è un sostituto della competenza.

È un sistema per proteggere la competenza dagli errori umani.

Piloti, chirurghi, tecnici e operatori di sistemi complessi utilizzano checklist non perché non conoscano il proprio mestiere, ma perché conoscono molto bene i limiti della memoria e dell’attenzione.

Lo stesso principio vale nella subacquea.

DAN ha studiato specificamente l’impiego delle checklist pre-immersione: in uno studio randomizzato su oltre mille immersioni, il loro utilizzo è risultato significativamente associato alla prevenzione di inconvenienti che possono precedere lesioni o incidenti.

L’incidente raramente nasce da una sola causa

È facile immaginare gli incidenti come eventi improvvisi:

“Si è rotto l’erogatore.”

“È finita l’aria.”

“Ha perso il controllo della risalita.”

Nella realtà spesso esiste una sequenza.

Esempio ipotetico:

  1. la bombola viene aperta solo parzialmente;
  2. nessuno esegue un controllo respirando dall’erogatore mentre osserva il manometro;
  3. in superficie sembra funzionare;
  4. il subacqueo scende;
  5. con l’aumento della profondità e della richiesta respiratoria l’erogazione diventa insufficiente;
  6. il subacqueo interpreta la difficoltà respiratoria come un guasto;
  7. aumenta lo stress;
  8. aumenta la ventilazione;
  9. il problema peggiora;
  10. inizia una risalita disordinata.

L’evento finale potrebbe essere raccontato come “problema all’erogatore”.

Ma la catena era iniziata diversi minuti prima.

Una verifica sistematica avrebbe potuto spezzarla.

Il controllo deve essere reciproco

Il buddy check non significa:

“Tu controlli la tua attrezzatura e io la mia.”

Significa:

ognuno conosce sufficientemente la configurazione dell’altro da poter intervenire se necessario.

DAN sottolinea proprio questo aspetto: il controllo deve comprendere non soltanto la verifica dell’attrezzatura, ma anche la conoscenza da parte del buddy dei sistemi di sgancio, della zavorra e della fonte d’aria alternativa.

Questo diventa particolarmente importante quando si immergono insieme subacquei con configurazioni diverse.

Un jacket con pesi integrati.

Una piastra con harness continuo.

Un sidemount.

Una muta stagna.

Un octopus tradizionale.

Una configurazione primary donate.

Tutte soluzioni valide, ma non necessariamente intuitive per chi non le conosce.

B — Buoyancy: GAV e controllo della galleggiabilità

Nel sistema PADI BWRAF la prima lettera corrisponde al controllo del BCD/GAV.

La verifica dovrebbe riguardare almeno:

Connessione della frusta LP

La frusta è effettivamente collegata?

Il raccordo è completamente innestato?

Pulsante di gonfiaggio

Il GAV si gonfia regolarmente?

Il pulsante ritorna immediatamente in posizione oppure tende a rimanere premuto?

Scarichi

Le valvole funzionano?

I tiranti sono liberi?

Fascia della bombola

La bombola è realmente serrata?

Le fasce bagnate o montate frettolosamente possono allentarsi.

Familiarizzazione reciproca

Il buddy sa come gonfiare e sgonfiare il nostro GAV?

Sa dove si trova una valvola di scarico utilizzabile durante un’assistenza?

Sono controlli semplici.

Ed è proprio per questo che spesso vengono saltati.

W — Weights: la zavorra non serve soltanto a scendere

La verifica della zavorra viene spesso ridotta a:

“Ho i pesi?”

La domanda corretta sarebbe:

Come sono configurati e come possono essere rimossi in caso di necessità?

Bisogna verificare:

  • quantità;
  • distribuzione;
  • chiusura;
  • tasche correttamente inserite;
  • assenza di interferenze;
  • possibilità di sgancio.

Il buddy dovrebbe capire rapidamente come rendere positiva la nostra galleggiabilità in superficie se non fossimo in grado di farlo autonomamente.

Con sistemi integrati diversi tra loro questo non è affatto scontato.

R — Releases: conoscere ciò che dovremo eventualmente sganciare

Fibbie.

Cummerbund.

Spallacci.

Cinghioli.

Moschettoni.

Harness.

Ogni configurazione è diversa.

Nel corso di una normale immersione non rappresenta un problema.

Durante un’emergenza, invece, non è il momento migliore per iniziare a capire come funziona l’equipaggiamento dell’altra persona.

Un buon controllo reciproco può richiedere pochi secondi:

“Le mie tasche pesi si sganciano così.”

“Il mio GAV si apre qui.”

“Questo moschettone non è parte dello sgancio.”

Pochi secondi prima dell’immersione possono evitare molta confusione dopo.

A — Air: non basta guardare un manometro che segna 200 bar

Probabilmente è la verifica più importante.

Controllare il gas significa innanzitutto sapere:

  • quale gas stiamo respirando;
  • quanta pressione abbiamo;
  • se la bombola è aperta;
  • se entrambi gli erogatori funzionano;
  • se l’erogazione rimane stabile sotto richiesta.

DAN suggerisce di respirare dall’erogatore osservando contemporaneamente il manometro: variazioni anomale dell’indicazione possono segnalare una valvola chiusa o non completamente aperta.

Nitrox: attenzione al computer

Con nitrox c’è una verifica ulteriore:

la percentuale impostata sul computer corrisponde al gas realmente analizzato?

Un computer è molto preciso.

Ma calcola precisamente sulla base dei dati che gli forniamo.

Se il dato inserito è sbagliato, il risultato può essere perfettamente calcolato e completamente inappropriato.

F — Final check: tutto ciò che resta

Prima dell’ingresso è utile un controllo dalla testa ai piedi.

Maschera

Presente?

In posizione?

Pinne

Pronte?

Computer

Acceso?

Gas corretto?

Batteria adeguata?

Strumenti di segnalazione

DSMB?

Fischietto?

Eventuali altri sistemi richiesti dal tipo di immersione?

Cutting device

Presente e raggiungibile?

Attrezzatura penzolante

Fruste e accessori sono assicurati?

Fotocamera o scooter

Sono configurati in maniera tale da non interferire con le funzioni essenziali?

PADI sintetizza questa fase nel “Final Check”, includendo computer, configurazione del gas, equipaggiamento mancante o danneggiato, segnali e accordo tra i compagni sul fatto che chiunque possa terminare l’immersione in qualsiasi momento.

Il controllo dell’attrezzatura non è sufficiente

Una checklist moderna non dovrebbe limitarsi all’hardware.

Dovremmo verificare anche il piano.

Profondità massima

Qual è?

Tempo o limite decompressivo

Come lo gestiamo?

Pressione di turnaround

Quando si torna indietro?

Pressione minima di risalita

Quanto gas vogliamo avere quando iniziamo la risalita?

Separazione

Cosa facciamo se ci perdiamo?

DSMB

Chi lo lancia?

Risalita

In quale punto?

Corrente

Come potrebbe influenzare percorso e recupero?

Emergenza

Dove sono ossigeno e primo soccorso?

Chi contatta i soccorsi?

DAN include nella propria guida alle pratiche sicure la necessità di pianificare con il buddy come e quando terminare l’immersione, predisporre un Emergency Action Plan e monitorare regolarmente il gas.

Controllare anche il subacqueo

Possiamo avere l’attrezzatura perfettamente funzionante ed essere comunque il componente più debole del sistema.

Prima di immergersi vale la pena chiedersi:

  • ho dormito?
  • sono idratato?
  • ho freddo prima ancora di entrare?
  • sono agitato?
  • sono stanco?
  • sto facendo questa immersione perché voglio farla o perché non voglio deludere qualcuno?
  • ho realmente le capacità necessarie per queste condizioni?

Il controllo pre-dive deve includere l’essere umano, non soltanto l’equipaggiamento.

La checklist deve essere fatta, non recitata

Esiste una grande differenza.

Una persona può pronunciare:

“BCD, weights, releases, air, final.”

E non avere controllato nulla.

Il rischio delle routine è trasformarle in rituali.

Una checklist funziona quando ogni voce corrisponde a un’azione osservabile.

Non:

“Air?”

“Sì.”

Ma:

pressione verificata, valvola verificata, respiro verificato, alternate verificato.

Non:

“BCD?”

“Sì.”

Ma:

gonfio, scarico, controllo collegamento, verifica fascia.

Interruption management: quando qualcuno ci interrompe

Una delle situazioni più insidiose si verifica durante la preparazione.

Stiamo assemblando l’attrezzatura.

Qualcuno ci parla.

Rispondiamo.

Poi riprendiamo dal punto in cui pensiamo di essere arrivati.

È esattamente qui che possono nascere omissioni.

Se una sequenza critica viene interrotta, la soluzione più semplice è:

riprenderla da un punto inequivocabile oppure ricominciare il controllo.

Un minuto perso in superficie è irrilevante.

Un passaggio dimenticato sott’acqua può non esserlo.

“Uso questa attrezzatura da vent’anni”

È probabilmente uno degli argomenti peggiori contro una checklist.

La familiarità riduce certamente alcuni tipi di errore.

Ma ne favorisce altri, in particolare quelli legati all’automatismo e alla compiacenza.

DAN sottolinea che il buddy check resta utile indipendentemente dal numero di immersioni effettuate con la propria attrezzatura o con lo stesso compagno.

La domanda quindi non è:

“Conosco bene la mia attrezzatura?”

La domanda è:

“Ho verificato che oggi sia configurata correttamente?”

Un minuto può cambiare un’immersione

Un buon controllo pre-immersione non dovrebbe trasformarsi in una cerimonia interminabile.

Deve essere:

  • sistematico;
  • semplice;
  • ripetibile;
  • reciproco;
  • adeguato alla complessità dell’immersione.

PADI indica che una verifica pre-dive completa può richiedere appena uno o due minuti.

Il punto non è controllare tutto ciò che potrebbe teoricamente esistere.

Il punto è identificare gli errori più probabili nel momento in cui costano meno.

Il concetto della “porta”

Esiste una distinzione mentale utile.

Prima dell’ingresso in acqua siamo nella fase nella quale un problema può essere risolto quasi sempre facilmente.

Frusta scollegata?

La colleghiamo.

Computer sbagliato?

Lo correggiamo.

Peso mancante?

Lo aggiungiamo.

Bombola chiusa?

La apriamo.

Dopo l’ingresso abbiamo attraversato una sorta di porta.

Lo stesso problema può richiedere:

  • interrompere l’immersione;
  • tornare alla barca;
  • gestire stress;
  • risalire;
  • chiedere assistenza.

La checklist serve quindi a intercettare il maggior numero possibile di problemi prima di attraversare quella porta.

Conclusione

La sicurezza subacquea non dipende soltanto dalla capacità di risolvere emergenze.

La forma più evoluta di sicurezza consiste nel fare in modo che l’emergenza non inizi.

Una bombola controllata non diventa una valvola dimenticata.

Una tasca pesi verificata non cade perché inserita male.

Un computer controllato non rimane impostato per errore sulla miscela precedente.

Un buddy che conosce il nostro equipaggiamento non deve imparare a usarlo nel momento peggiore possibile.

Il controllo pre-immersione non è una pratica da principianti.

È esattamente il contrario.

È il riconoscimento, tipico di chi opera seriamente in un ambiente complesso, che anche una persona esperta può dimenticare qualcosa.

E che il momento migliore per scoprire un errore sott’acqua è sempre lo stesso:

prima di andarci.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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