Task loading sott’acqua: quando fare troppe cose contemporaneamente diventa pericoloso.

Una fotocamera in mano, una corrente laterale da contrastare, il computer che segnala l’avvicinarsi del limite di non decompressione, il compagno qualche metro più indietro, una profondità che cambia continuamente e magari anche una boa da preparare per la risalita.

Presi singolarmente, sono tutti elementi che un subacqueo esperto può gestire senza particolare difficoltà.

Il problema nasce quando devono essere gestiti contemporaneamente.

È qui che entra in gioco il concetto di task loading, letteralmente “carico di compiti”: una situazione nella quale la quantità di informazioni, decisioni e attività richieste al subacqueo supera, o si avvicina pericolosamente, alla sua capacità di elaborarle mantenendo un’adeguata consapevolezza della situazione.

Non è necessario arrivare al panico perché il task loading diventi pericoloso.

Molto prima possono comparire piccoli segnali:

  • ci dimentichiamo di controllare la pressione della bombola;
  • perdiamo alcuni metri di profondità senza accorgercene;
  • smettiamo di sapere esattamente dove si trovi il compagno;
  • ci concentriamo sul soggetto da fotografare ignorando corrente e assetto;
  • aumentiamo inconsapevolmente il consumo di gas;
  • iniziamo a compiere movimenti meno precisi;
  • ci accorgiamo in ritardo di un problema che normalmente avremmo individuato immediatamente.

DAN descrive il task loading come una possibile causa di distrazione e perdita di situational awareness e ha documentato incidenti nei quali l’aggiunta di attività come la videografia ha contribuito a perdita del controllo della profondità e separazione dal compagno.

Il cervello del subacqueo non è un computer multitasking

Parliamo spesso di “multitasking”, ma la mente umana non esegue realmente numerosi compiti complessi in parallelo con la stessa efficienza.

Piuttosto, sposta rapidamente l’attenzione da un’attività all’altra.

In superficie questo può semplicemente significare essere meno efficienti.

Sott’acqua può significare dimenticarsi di respirare normalmente mentre si fotografa, non accorgersi che la profondità aumenta oppure non vedere il compagno allontanarsi.

Durante un’immersione dobbiamo già elaborare continuamente numerose informazioni di base:

  • profondità;
  • tempo;
  • pressione della bombola;
  • assetto;
  • velocità di discesa o risalita;
  • posizione del compagno;
  • orientamento;
  • corrente;
  • temperatura;
  • stato del computer;
  • eventuale carico decompressivo;
  • respirazione;
  • comfort psicologico;
  • stato dell’attrezzatura.

Queste attività costituiscono quello che potremmo chiamare carico mentale di base dell’immersione.

Ogni compito aggiuntivo consuma una parte ulteriore delle nostre capacità attentive.

Il problema non è l’attività, ma il margine che rimane

Un fotografo subacqueo esperto può utilizzare una configurazione complessa mantenendo un assetto perfetto.

Un altro subacqueo, alla cinquantesima immersione, potrebbe invece perdere completamente il controllo della profondità mentre cerca semplicemente di impostare il flash.

La differenza non risiede necessariamente nell’intelligenza o nella bravura.

Risiede nell’automatizzazione delle competenze di base.

Quando assetto, respirazione, pinneggiata, gestione del gas e controllo della profondità diventano quasi automatici, richiedono meno risorse cognitive.

È lo stesso motivo per cui un automobilista esperto può conversare mentre cambia marcia, mentre chi sta imparando deve concentrarsi su ogni singolo movimento.

Sott’acqua, però, il margine di errore è inferiore.

La capacità mentale disponibile cambia durante l’immersione

Un altro errore consiste nel considerare la propria capacità di gestione come una costante.

Non lo è.

Lo stesso subacqueo può avere un’enorme capacità residua durante un’immersione tranquilla a 15 metri e trovarsi vicino alla saturazione mentale durante una discesa nel blu a 40 metri con corrente.

Il carico cognitivo aumenta con:

Profondità

La maggiore densità del gas, la necessità di monitorare più attentamente gas e decompressione e, con miscele contenenti azoto, gli effetti della narcosi possono rendere meno efficiente il processo decisionale.

Scarsa visibilità

Quando vengono meno i riferimenti visivi dobbiamo dedicare più attenzione all’orientamento, all’assetto e alla posizione del compagno.

Corrente

Contrastare una corrente richiede energia fisica e mentale.

L’aumento dello sforzo determina anche un incremento della ventilazione e del consumo di gas.

Freddo

Il disagio termico è una forma di carico mentale.

Il subacqueo che ha freddo dedica inevitabilmente una parte della propria attenzione alla sensazione di disagio.

Attrezzatura nuova

Una nuova muta stagna, un nuovo computer, una configurazione sidemount, una fotocamera o uno scooter richiedono inizialmente molta più attenzione.

Stress

Una piccola infiltrazione nella maschera può essere irrilevante per un subacqueo e molto fastidiosa per un altro.

Ciò che conta non è soltanto la gravità oggettiva del problema, ma quanta attenzione ci sottrae.

Fotografia subacquea: il classico esempio

La fotografia rappresenta probabilmente uno degli esempi più comuni di task loading nella subacquea ricreativa.

Il fotografo deve contemporaneamente:

  • individuare il soggetto;
  • comporre l’immagine;
  • regolare esposizione e flash;
  • controllare l’assetto;
  • evitare di toccare il fondale;
  • monitorare la profondità;
  • controllare il gas;
  • seguire il gruppo;
  • mantenere il contatto con il buddy.

Il problema più insidioso è la fissazione sul compito.

Un soggetto interessante appare davanti all’obiettivo e improvvisamente tutto il resto passa in secondo piano.

Il subacqueo non percepisce di aver iniziato a scendere.

Cinque metri possono diventare dieci senza che se ne accorga.

Oppure il gruppo continua l’immersione mentre il fotografo rimane indietro.

DAN ha documentato proprio un caso nel quale l’attività video sembrerebbe avere contribuito a superare la capacità del subacqueo di controllare simultaneamente profondità e posizione rispetto al buddy.

Scooter, torcia, reel, fotocamera: quando le mani non bastano

Anche la gestione fisica degli oggetti contribuisce al task loading.

Immaginiamo un’immersione nella quale un subacqueo utilizzi contemporaneamente:

  • DPV;
  • torcia;
  • computer;
  • reel;
  • DSMB;
  • eventuale macchina fotografica.

Non significa che tale configurazione sia necessariamente sbagliata.

Significa che deve essere gestita attraverso:

  1. addestramento;
  2. standardizzazione;
  3. ordine;
  4. procedure;
  5. pratica progressiva.

Ogni elemento dovrebbe avere una posizione definita.

Il subacqueo non dovrebbe dover “cercare” continuamente l’attrezzatura.

Task loading e perdita della situational awareness

La situational awareness è la capacità di comprendere:

  1. cosa sta accadendo;
  2. cosa significa;
  3. cosa potrebbe accadere nei prossimi istanti.

Nel diving potremmo tradurla con domande molto semplici:

Dove sono?

A quale profondità?

Quanto gas ho?

Dov’è il mio compagno?

Qual è il mio stato decompressivo?

Dove si trova l’uscita?

Come stanno cambiando le condizioni?

Un subacqueo sovraccarico tende invece a sviluppare una sorta di visione a tunnel.

La sua attenzione si restringe.

Vede molto bene ciò che sta cercando di fare e sempre meno tutto il resto.

I primi segnali del sovraccarico

Riconoscere precocemente il task loading è molto più utile che gestire la situazione quando è ormai degenerata.

Tra i segnali possibili troviamo:

  • respirazione più rapida;
  • movimenti meno coordinati;
  • difficoltà a mantenere quota;
  • aumento del consumo;
  • ripetizione inutile di azioni;
  • difficoltà nell’uso di attrezzature normalmente familiari;
  • dimenticanza della pressione;
  • perdita dell’orientamento;
  • fissazione su un singolo problema;
  • irritazione;
  • sensazione di essere “in ritardo” rispetto agli eventi;
  • difficoltà a comunicare con il buddy.

Quando compaiono più segnali insieme, la scelta migliore può essere semplicemente ridurre il numero di attività.

La regola fondamentale: aviate, navigate, communicate… sott’acqua

In aviazione esiste una gerarchia molto chiara in caso di elevato carico di lavoro:

Aviate – Navigate – Communicate.

Prima si continua a pilotare l’aereo.

Poi si stabilisce dove si sta andando.

Solo successivamente ci si occupa del resto.

Il concetto può essere adattato molto bene alla subacquea.

1. Mantieni il controllo dell’immersione

Respira.

Controlla l’assetto.

Controlla profondità e velocità.

2. Verifica le risorse essenziali

Gas.

Computer.

Posizione.

Buddy.

3. Soltanto dopo torna al compito secondario

Fotografia.

Video.

Ricerca di un oggetto.

Reel.

Scooter.

Qualunque attività non sia essenziale.

Se per fotografare un nudibranco perdi il controllo dell’assetto, la fotografia deve essere abbandonata, non l’assetto.

Il task shedding: imparare ad abbandonare i compiti

Una delle strategie più efficaci contro il sovraccarico consiste nel cosiddetto task shedding, cioè nell’eliminare temporaneamente le attività non necessarie.

Esempio.

Stai fotografando.

La corrente aumenta.

Il buddy si allontana.

Il consumo cresce.

La soluzione non consiste nel cercare di fare tutto più velocemente.

Consiste nel togliere un’attività dall’equazione:

smettere di fotografare.

Riporre o mettere in sicurezza la fotocamera.

Ristabilire assetto, posizione, respirazione e contatto con il compagno.

Solo dopo decidere se riprendere.

Una cosa nuova alla volta

Il metodo più intelligente per introdurre nuove abilità consiste nel farlo progressivamente.

Nuova muta stagna?

Usala inizialmente in un’immersione semplice.

Nuova fotocamera?

Non inaugurarla durante una profonda con corrente.

Nuovo DPV?

Prima esercitazioni in condizioni semplici.

Nuova configurazione?

Impararla prima di aggiungervi altre attività.

DAN raccomanda che l’aumento del task loading avvenga gradualmente, in modo che la nuova attività venga padroneggiata senza compromettere le competenze fondamentali di sicurezza.

Il valore delle procedure standard

Le procedure non servono soltanto ai principianti.

Servono soprattutto quando il carico di lavoro aumenta.

Sapere automaticamente:

  • dove si trova il DSMB;
  • dove si trova il cutting device;
  • quale segnale usare;
  • quando controllare il gas;
  • come terminare l’immersione;

riduce il numero di decisioni necessarie.

Ed è proprio questo il principio alla base delle SOP professionali: spostare parte del lavoro dalla mente alla procedura.

Anche il buddy può diventare una risorsa cognitiva

Una coppia ben organizzata non è composta da due subacquei che semplicemente nuotano uno accanto all’altro.

È un piccolo sistema.

Se uno fotografa, l’altro può aumentare temporaneamente l’attenzione su:

  • profondità;
  • navigazione;
  • ambiente;
  • traffico nautico;
  • posizione del gruppo.

Questo non significa delegare la propria sicurezza.

Significa utilizzare correttamente il concetto di squadra.

Il paradosso dell’esperienza

Il subacqueo molto esperto è meno vulnerabile al task loading perché molte attività sono automatizzate.

Ma può diventare più vulnerabile per un’altra ragione:

la fiducia eccessiva.

Più siamo abituati a gestire situazioni complesse, più tendiamo ad aggiungere attività.

Fotocamera.

Scooter.

Profondità.

Corrente.

Relitto.

Penetrazione.

Decompressione.

A un certo punto anche il margine dell’esperto può esaurirsi.

L’esperienza aumenta la capacità.

Non la rende infinita.

Una domanda utile prima di ogni immersione

Prima di entrare in acqua chiediamoci:

Quanto margine mentale avrò durante questa immersione?

Non:

Sono capace di farla?

Ma:

Se qualcosa andasse storto mentre faccio ciò che ho pianificato, avrei ancora capacità sufficiente per gestirlo?

È una domanda molto diversa.

Ed è probabilmente una delle migliori definizioni pratiche di gestione del rischio.

Conclusione

Molti incidenti subacquei non iniziano con una catastrofe.

Iniziano con un dettaglio.

Poi ne arriva un altro.

Poi un altro ancora.

Una fotocamera.

Una corrente.

Una maschera che entra acqua.

Il buddy che si allontana.

Il computer che suona.

Una riserva di gas inferiore al previsto.

Ogni elemento, preso singolarmente, sarebbe probabilmente gestibile.

La sicurezza dipende dalla capacità di evitare che tutti questi elementi superino contemporaneamente la nostra capacità di gestione.

Essere un subacqueo esperto non significa riuscire a fare dieci cose contemporaneamente.

Significa soprattutto sapere quali nove smettere di fare quando la decima diventa davvero importante.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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