Perché molti subacquei sopravvalutano la propria esperienza?

Quando la sicurezza percepita supera quella reale

La subacquea è un’attività nella quale è relativamente facile sentirsi più preparati di quanto si sia realmente.

Dopo aver ottenuto alcuni brevetti, acquistato una buona attrezzatura e completato decine di immersioni senza incidenti, il subacqueo può convincersi di essere pronto per affrontare profondità, corrente, relitti o condizioni molto diverse da quelle abituali.

Il problema è che l’assenza di incidenti non dimostra necessariamente che ogni decisione sia stata corretta.

Un’immersione può terminare bene perché:

  • le condizioni sono rimaste favorevoli;
  • il problema non si è presentato;
  • la guida ha compensato gli errori;
  • il compagno ha gestito la situazione;
  • il consumo non è aumentato;
  • la corrente non è cambiata;
  • l’attrezzatura non si è guastata;
  • la fortuna ha impedito che una scelta debole producesse conseguenze.

DAN osserva che l’esperienza può ridurre il rischio quando porta ad apprendimento, disciplina e riconoscimento dei pericoli, ma può anche aumentarlo quando genera eccessiva familiarità, accettazione delle deviazioni e fiducia ingiustificata. a non si misura soltanto contando le immersioni completate. Si misura osservando come il subacqueo pianifica, reagisce, comunica e modifica il proprio comportamento quando qualcosa non procede come previsto.

Esperienza, addestramento e competenza non sono sinonimi

I tre concetti sono collegati, ma non identici.

Addestramento

È ciò che viene appreso durante:

  • corsi;
  • lezioni teoriche;
  • esercizi;
  • simulazioni;
  • immersioni con un istruttore.

L’addestramento introduce procedure e abilità, ma non garantisce che rimangano disponibili dopo anni senza pratica.

Esperienza

È l’esposizione accumulata attraverso immersioni reali.

Può comprendere:

  • diversi ambienti;
  • differenti configurazioni;
  • problemi gestiti;
  • condizioni meteorologiche;
  • compagni;
  • barche;
  • corrente;
  • profondità;
  • freddo.

L’esperienza, però, può anche essere ripetitiva e poco formativa.

Competenza

È la capacità di applicare correttamente conoscenze e abilità nella situazione reale.

Una persona competente sa:

  • riconoscere il problema;
  • selezionare la risposta appropriata;
  • eseguire la procedura;
  • mantenere il controllo;
  • decidere quando interrompere.

Il possesso di un brevetto dimostra il completamento di un percorso. Il numero di immersioni dimostra esposizione. Nessuno dei due elementi, considerato isolatamente, certifica la competenza in qualsiasi condizione.

Cento immersioni o la stessa immersione cento volte?

Il numero registrato nel logbook è utile, ma non racconta tutta la storia.

Cento immersioni possono significare:

  • cento visite allo stesso sito facile;
  • cento immersioni tropicali guidate;
  • cento discese lungo una cima con visibilità eccellente;
  • cento esperienze in ambienti, profondità e condizioni differenti.

Il subacqueo che ha sempre seguito una guida può aver accumulato molte ore sott’acqua senza aver realmente praticato:

  • pianificazione;
  • navigazione;
  • gestione della coppia;
  • scelta del punto di ritorno;
  • lancio autonomo del DSMB;
  • valutazione della corrente;
  • decisione di annullare;
  • gestione di un’emergenza.

Non c’è nulla di sbagliato nell’immergersi con una guida. L’errore consiste nel confondere il numero di immersioni guidate con la capacità di condurre autonomamente lo stesso profilo.

La fortuna può sembrare esperienza

Un comportamento rischioso può essere ripetuto molte volte senza produrre immediatamente un incidente.

Esempi comuni sono:

  • iniziare la risalita con pochissimo gas;
  • saltare il controllo di coppia;
  • entrare senza un piano;
  • superare leggermente la profondità prevista;
  • ignorare una piccola perdita;
  • effettuare una penetrazione non pianificata;
  • allontanarsi dal compagno;
  • utilizzare tutta la riserva perché “tanto la barca è vicina”.

Se nulla accade, il subacqueo può concludere che il comportamento fosse accettabile.

In realtà, ogni risultato positivo rafforza una decisione che potrebbe essere intrinsecamente debole. DAN descrive questo fenomeno attraverso la normalizzazione della deviazione: una violazione inizialmente riconosciuta come anomala diventa progressivamente normale perché non ha ancora prodotto conseguenze. ipica è:

  1. una regola viene ignorata;
  2. l’immersione termina bene;
  3. la deviazione viene ripetuta;
  4. aumenta la fiducia;
  5. la regola appare eccessivamente prudente;
  6. il margine viene ridotto ancora;
  7. una condizione imprevista rende insufficiente il margine rimasto.

Non è stata acquisita esperienza utile. È stata acquisita familiarità con una pratica rischiosa.

L’esperienza può produrre compiacimento

Un principiante tende spesso a essere prudente perché sa di non conoscere ancora l’ambiente.

Il subacqueo esperto può invece cadere nella routine:

  • non controlla completamente l’attrezzatura;
  • ascolta distrattamente il briefing;
  • presume di conoscere il sito;
  • non verifica la miscela;
  • segue automaticamente il gruppo;
  • considera improbabile il guasto;
  • attribuisce un problema al subacqueo meno esperto.

Il compiacimento nasce quando un’attività familiare viene percepita come priva di elementi nuovi.

Ma ogni immersione contiene variabili:

  • stato fisico;
  • stanchezza;
  • mare;
  • temperatura;
  • attrezzatura;
  • compagno;
  • gas;
  • traffico nautico;
  • corrente;
  • visibilità.

Una persona può conoscere perfettamente il sito e trovarsi comunque impreparata alla combinazione specifica di quel giorno.

La profondità come misura del valore

In alcuni ambienti subacquei la profondità viene utilizzata come indicatore informale di competenza.

Si sente dire:

  • “Sono stato a 50 metri”;
  • “Ho già fatto quel relitto”;
  • “Io con l’aria scendo molto più giù”;
  • “Non ho mai avuto narcosi”;
  • “Il computer non è mai entrato in deco”.

Raggiungere una profondità non dimostra che l’immersione sia stata ben pianificata.

Bisogna chiedersi:

  • Il gas era sufficiente per due persone?
  • La miscela era adeguata?
  • La densità respiratoria era accettabile?
  • Il subacqueo era realmente lucido?
  • Esisteva un piano per la perdita del gas?
  • La riserva è stata rispettata?
  • La risalita è stata controllata?
  • Il compagno avrebbe potuto ricevere assistenza?

La profondità descrive un luogo. Non descrive la qualità delle decisioni prese per raggiungerlo e lasciarlo.

“Non sono mai stato narcotizzato”

La narcosi può ridurre giudizio, attenzione e memoria senza produrre una sensazione evidente di ubriachezza.

Il subacqueo può completare azioni semplici e abituali, ma diventare meno efficace quando deve:

  • risolvere un problema nuovo;
  • interpretare più informazioni;
  • aiutare il compagno;
  • modificare il piano;
  • controllare contemporaneamente gas e assetto.

Affermare di non essere mai stati narcotizzati può significare semplicemente non aver riconosciuto la compromissione.

La sicurezza soggettivamente percepita non è una misura affidabile della prestazione.

Il consumo basso come simbolo di bravura

Un consumo contenuto può derivare da:

  • buona tecnica;
  • rilassamento;
  • corretta idrodinamica;
  • metabolismo;
  • corporatura;
  • ridotto lavoro.

Non è però una misura assoluta dell’esperienza.

Un consumo apparentemente basso può anche derivare da:

  • respirazione troppo superficiale;
  • skip breathing;
  • attività minima;
  • dipendenza dalla guida;
  • profilo meno impegnativo.

Confrontare i bar rimasti senza considerare volume della bombola, profondità, corporatura e lavoro non ha grande significato.

Un subacqueo competente non cerca di “vincere” la gara del manometro. Pianifica in base al componente con il consumo maggiore e non lo mette sotto pressione.

L’attrezzatura costosa non sostituisce la preparazione

L’acquisto di:

  • computer evoluti;
  • erogatori di fascia alta;
  • bibombola;
  • sidemount;
  • piastra e ala;
  • muta stagna;
  • scooter;
  • rebreather;

può migliorare le capacità operative soltanto se accompagnato da formazione e pratica.

Una configurazione complessa introduce:

  • più componenti;
  • più controlli;
  • più procedure;
  • nuovi guasti possibili;
  • maggiore carico mentale.

Il possesso di attrezzatura tecnica non rende tecnico il subacqueo.

BSAC raccomanda che le nuove attrezzature vengano accompagnate da controlli di pesata, trim e familiarizzazione, perché una configurazione non conosciuta può introdurre problemi anziché risolverli. possono creare un’illusione di progressione lineare

La formazione subacquea è organizzata in livelli, ma la crescita personale non procede sempre in modo lineare.

Un subacqueo può possedere:

  • brevetto avanzato;
  • nitrox;
  • deep;
  • relitti;
  • muta stagna;

e avere ancora difficoltà nel:

  • mantenere una sosta;
  • controllare il gas;
  • navigare;
  • raggiungere l’erogatore alternativo;
  • restare vicino al compagno;
  • lanciare il DSMB.

La certificazione dimostra che le abilità sono state introdotte e valutate nel contesto del corso. Non garantisce che siano state successivamente mantenute.

Anche riconoscimenti più elevati, basati su specialità e numero di immersioni, rappresentano requisiti formali. La reale maturità emerge dal comportamento.

L’eccessiva dipendenza dalla guida

La guida professionale può aumentare notevolmente sicurezza e qualità dell’esperienza, soprattutto in un sito sconosciuto.

La dipendenza diventa problematica quando il subacqueo presume che la guida:

  • controlli sempre il suo gas;
  • sappia dove si trova;
  • risolva ogni problema;
  • decida il momento della risalita;
  • lo riporti automaticamente alla barca;
  • disponga di gas sufficiente per tutti;
  • noti immediatamente il suo disagio.

Ogni subacqueo certificato dovrebbe continuare a controllare:

  • profondità;
  • tempo;
  • gas;
  • compagno;
  • decompressione;
  • percorso.

DAN ricorda che la sicurezza personale non può essere delegata completamente all’operatore. Il subacqueo deve arrivare preparato, controllare la propria attrezzatura e assumersi la responsabilità delle decisioni. alutazione del compagno

A volte non sopravvalutiamo noi stessi, ma il nostro buddy.

Frasi come:

  • “Ha tantissime immersioni”;
  • “È istruttore”;
  • “Fa tecnica”;
  • “Conosce bene il sito”;

possono indurre a rinunciare alla propria valutazione.

Anche un subacqueo esperto può:

  • ammalarsi;
  • essere stanco;
  • commettere un errore;
  • avere un guasto;
  • perdere l’orientamento;
  • soffrire di narcosi;
  • consumare più del previsto.

DAN sottolinea che incidenti e difficoltà possono interessare subacquei di ogni livello e che anche un compagno molto esperto può trovarsi davanti a un problema che non riesce a risolvere da solo. coppia funziona quando entrambi rimangono attivi, non quando uno si limita a seguire l’altro.

Il comportamento del gruppo

Le persone tendono ad adattare il proprio comportamento a quello degli altri.

Un subacqueo può accettare un’immersione perché:

  • tutti gli altri entrano;
  • nessuno vuole annullare;
  • il gruppo appare più esperto;
  • la guida sembra tranquilla;
  • il viaggio è costato molto;
  • teme di essere giudicato.

Questa dinamica può portare a ignorare:

  • malessere;
  • freddo;
  • consumo elevato;
  • attrezzatura dubbia;
  • condizioni superiori alle proprie capacità.

La decisione più difficile non è sempre risolvere un guasto sott’acqua. Talvolta è restare sulla barca mentre gli altri si immergono.

Il costo già sostenuto

Viaggio, barca, noleggio e corso possono creare una forte pressione psicologica.

Il subacqueo pensa:

  • “Ho pagato, quindi devo entrare”;
  • “È l’unica occasione”;
  • “Sono venuto fin qui per questo relitto”;
  • “Non posso perdere l’immersione”.

Il denaro già speso non modifica:

  • corrente;
  • malessere;
  • gas;
  • idoneità;
  • esperienza.

Una decisione diventa pericolosa quando il valore economico dell’immersione supera mentalmente il valore della possibilità di interromperla.

Confondere calma e competenza

Alcune persone appaiono calme anche quando non comprendono completamente il rischio.

Altre, pur molto competenti, pongono numerose domande e controllano ripetutamente il piano.

La sicurezza non deve essere valutata in base a:

  • voce sicura;
  • attrezzatura appariscente;
  • racconti;
  • anzianità;
  • numero di tessere;
  • profondità dichiarate.

Deve essere osservata attraverso:

  • preparazione;
  • precisione;
  • comunicazione;
  • rispetto del compagno;
  • gestione del gas;
  • capacità di modificare il piano.

Confondere ansia e incompetenza

Anche l’errore opposto è possibile.

Un subacqueo prudente può esprimere un dubbio perché ha riconosciuto correttamente un pericolo.

Domandare:

  • quanta corrente ci sarà;
  • dove si trova l’uscita;
  • quale gas conservare;
  • cosa fare in caso di separazione;

non dimostra necessariamente insicurezza. Può dimostrare consapevolezza.

La persona più pericolosa non è sempre quella che ha paura. Può essere quella che ritiene di non avere nulla da temere.

La memoria selettiva

Tendiamo a ricordare:

  • le immersioni spettacolari;
  • le profondità raggiunte;
  • i problemi risolti;
  • i complimenti ricevuti.

Possiamo invece dimenticare o minimizzare:

  • la guida che ci ha riportato alla cima;
  • il compagno che ha segnalato il gas;
  • la risalita leggermente rapida;
  • la sosta mantenuta pinneggiando;
  • l’errore corretto dall’istruttore;
  • la corrente arrivata soltanto dopo l’uscita.

Un logbook utile non dovrebbe contenere soltanto profondità e durata. Dovrebbe registrare anche:

  • errori;
  • difficoltà;
  • consumo;
  • decisioni;
  • abilità da migliorare;
  • modifiche alla configurazione.

Quando la fiducia è positiva

La fiducia non è il nemico.

Un subacqueo deve essere sufficientemente sicuro da:

  • entrare in acqua;
  • applicare le procedure;
  • assistere il compagno;
  • prendere decisioni;
  • terminare l’immersione.

La fiducia diventa problematica quando non viene aggiornata dalle evidenze.

Una fiducia sana dice:

“Ho addestramento e risorse per questa immersione, ma controllerò continuamente se le condizioni restano compatibili.”

La sopravvalutazione dice:

“L’ho già fatto, quindi non può succedermi nulla.”

La normalizzazione delle piccole violazioni

Alcune deviazioni sembrano insignificanti:

  • nessun controllo pre-immersione;
  • bombola non completamente aperta;
  • nitrox non analizzato personalmente;
  • computer impostato in fretta;
  • compagno lasciato indietro;
  • 10 bar in meno di riserva;
  • qualche metro oltre il limite;
  • sosta leggermente abbreviata.

Ogni deviazione isolata può non produrre un incidente. La combinazione di più deviazioni può invece eliminare tutti i margini.

La subacquea utilizza numerose barriere:

  • piano;
  • buddy check;
  • riserva;
  • strumenti;
  • addestramento;
  • compagno;
  • supporto di superficie.

Ignorarne una non causa sempre l’incidente. Significa però affidarsi maggiormente alle altre.

Il panico non riguarda soltanto i principianti

Il panico può derivare dalla combinazione di stress fisico e psicologico.

Può colpire anche una persona esperta quando:

  • il problema è nuovo;
  • lo sforzo è elevato;
  • la visibilità scompare;
  • si verifica una perdita di gas;
  • il subacqueo rimane intrappolato;
  • la risposta prevista non funziona.

La letteratura descrive il panico come un importante fattore di escalation negli incidenti subacquei, perché altera percezione, ragionamento e comportamento e può condurre a risposte incompatibili con l’ambiente, come una fuga rapida verso la superficie. utile non consiste nel credersi immuni al panico, ma nel riconoscere precocemente stress e carico eccessivo.

Come riconoscere la sopravvalutazione

Possibili segnali sono:

  • non ascoltare il briefing perché si conosce già tutto;
  • considerare inutili i controlli;
  • vantarsi della profondità;
  • deridere chi interrompe;
  • ignorare i limiti del brevetto;
  • utilizzare gas e configurazioni non conosciute;
  • affidarsi completamente alla guida;
  • non avere mai nulla da imparare;
  • attribuire ogni problema agli altri;
  • confondere l’assenza d’incidenti con la correttezza;
  • rifiutare esercizi di base;
  • non accettare osservazioni sull’assetto;
  • cercare continuamente condizioni più difficili.

Un singolo comportamento non definisce una persona. La presenza ricorrente di molti di questi segnali dovrebbe però invitare a una valutazione più onesta.

Come misurare meglio la propria competenza

Assetto

Riesco a mantenere una profondità senza pinneggiare o usare le mani?

Trim

Posso mantenere una posizione efficiente senza combattere contro l’attrezzatura?

Gas

So determinare una pressione di ritorno e una riserva adatta alla coppia?

Navigazione

Riesco a tornare al punto previsto senza seguire ciecamente la guida?

Compagno

So dove si trova, quanto gas possiede e come dona il suo erogatore?

DSMB

Posso lanciarlo mantenendo assetto e profondità?

Emergenze

Riesco a donare gas senza perdere il controllo?

Decisioni

Sono disposto a interrompere prima che il computer o la guida me lo impongano?

Preparazione

Conosco condizioni, entrata, uscita e procedure?

Debriefing

Riesco a riconoscere un errore senza cercare immediatamente un colpevole?

Come trasformare l’esperienza in competenza

Pratica deliberata

Non limitarsi a immergersi. Scegliere un obiettivo specifico:

  • pesata;
  • assetto;
  • navigazione;
  • DSMB;
  • donazione;
  • consumo;
  • comunicazione.

Ripetere le abilità di base

Le procedure semplici sono quelle che servono durante un’emergenza.

Chiedere una valutazione esterna

Un istruttore o compagno competente può notare problemi che il subacqueo non percepisce.

Filmarsi

Un breve video dell’assetto può essere più utile di una lunga discussione.

Effettuare un debriefing

Dopo l’immersione chiedersi:

  • cosa è andato bene;
  • cosa è stato difficile;
  • quale margine è stato utilizzato;
  • cosa cambiare.

Frequentare Rescue

La formazione al soccorso migliora la capacità di riconoscere stress, prevenire problemi e gestire situazioni complesse. DAN osserva che comprendere il soccorso può aiutare anche il subacqueo a salvare sé stesso, riconoscendo il problema e continuando a respirare e ragionare. n refresh

Dopo un lungo periodo di inattività, un ripasso è una dimostrazione di responsabilità, non un’ammissione di incapacità.

Cambiare ambiente gradualmente

Non passare direttamente da acqua tropicale limpida a:

  • freddo;
  • profondità;
  • corrente;
  • scarsa visibilità;
  • relitto.

Ogni nuova variabile richiede adattamento.

Le qualità del subacqueo realmente esperto

Un subacqueo maturo:

  • prepara l’attrezzatura con attenzione;
  • ascolta anche briefing già conosciuti;
  • valuta il compagno;
  • stabilisce limiti conservativi;
  • non compete sul consumo;
  • mantiene la coppia;
  • rispetta il gas;
  • osserva il proprio stato;
  • accetta di cambiare sito;
  • interrompe senza vergogna;
  • riconosce gli errori;
  • continua ad allenarsi.

La caratteristica più evidente non è quanto profondamente si immerge.

È quanto raramente ha bisogno di utilizzare tutte le proprie risorse, perché riconosce il problema mentre è ancora piccolo.

Conclusione

La sopravvalutazione nasce quando:

  • i brevetti vengono confusi con la padronanza;
  • il numero di immersioni viene confuso con la qualità;
  • la fortuna viene confusa con la competenza;
  • la familiarità viene confusa con la sicurezza;
  • la profondità viene confusa con il valore;
  • l’attrezzatura viene confusa con la preparazione.

L’esperienza autentica dovrebbe renderci più consapevoli dei limiti, non meno.

Il subacqueo realmente esperto non dice:

“A me non può succedere.”

Dice:

“Può succedere anche a me, quindi preparo il piano, mantengo il margine e controllo continuamente che l’immersione resti compatibile con le mie capacità.”

L’umiltà non riduce il livello di un subacqueo. È uno dei segnali più affidabili che quel livello è stato realmente raggiunto.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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