Chi si immerge in mare prima o poi pronuncia una frase come:
“Oggi c’era una corrente pazzesca.”
Ma che cosa stava realmente accadendo?
Il subacqueo veniva trasportato costantemente lungo la costa?
Oscillava avanti e indietro di alcuni metri?
Veniva spinto verso il largo entrando dalla spiaggia?
Oppure si trovava semplicemente nella zona di frangimento, dove l’acqua avanzava e ritornava violentemente a ogni onda?
Nel linguaggio comune tutti questi fenomeni finiscono spesso sotto la stessa etichetta: corrente.
Dal punto di vista fisico e, soprattutto, dal punto di vista della sicurezza subacquea, non sono però la stessa cosa.
Capire se stiamo affrontando una corrente, una risacca, un surge, una rip current o un movimento verticale dell’acqua cambia completamente il modo in cui dobbiamo pianificare e condurre l’immersione.
Partiamo dalla corrente
Una corrente è, semplificando, un movimento relativamente persistente di una massa d’acqua in una determinata direzione.
Se lasciassimo un oggetto neutro in acqua, questo tenderebbe a essere trasportato dalla corrente.
La caratteristica fondamentale è quindi il trasporto netto.
Se per cinque minuti l’acqua ci porta verso est, alla fine dei cinque minuti ci troveremo effettivamente più a est.
DAN definisce la corrente proprio come un movimento dell’acqua attraverso il corpo d’acqua circostante e ricorda che può avere componenti orizzontali o verticali e intensità molto differenti.
Le correnti possono dipendere da molti fenomeni:
- maree;
- vento;
- differenze di temperatura;
- differenze di salinità;
- conformazione della costa;
- canali;
- stretti;
- promontori;
- fondali;
- grandi sistemi di circolazione oceanica.
Per il subacqueo ciò che conta maggiormente è conoscere:
- direzione;
- velocità;
- eventuali variazioni con la profondità;
- eventuali variazioni durante l’immersione.
Una corrente non deve essere necessariamente un problema.
Può essere addirittura il motore dell’immersione.
È il principio del drift diving.
Drift diving: quando non combattiamo il mare
In un’immersione in corrente pianificata, l’obiettivo non è necessariamente rimanere nello stesso punto.
Al contrario, il gruppo entra in acqua, raggiunge la profondità prevista e si lascia trasportare.
Si pinneggia principalmente per:
- mantenere quota;
- modificare leggermente la traiettoria;
- avvicinarsi o allontanarsi da un punto;
- mantenere la formazione del gruppo.
DAN osserva che una drift dive ben condotta può persino richiedere meno sforzo e quindi meno gas rispetto a un’immersione equivalente nella quale si pinneggi continuamente.
Il problema nasce quando cerchiamo di trasformare una drift dive in una gara contro il mare.
Combattere una corrente: una battaglia quasi sempre costosa
Immaginiamo una corrente costante.
Il subacqueo decide di avanzare contro di essa.
Per mantenere la stessa velocità sul fondo deve aumentare la velocità di pinneggiata.
Aumenta quindi:
- lavoro muscolare;
- produzione di CO₂;
- ventilazione;
- consumo di gas;
- affaticamento;
- stress termico.
Più la corrente aumenta, più lo sforzo richiesto cresce.
Ed esiste un momento nel quale il subacqueo pinneggia intensamente ma, rispetto al fondale, non avanza più.
In quel momento una parte enorme delle sue risorse viene utilizzata soltanto per restare fermo.
Se continua a forzare può entrare in una spirale:
sforzo → maggiore produzione di CO₂ → respirazione più intensa → maggiore consumo → maggiore percezione di difficoltà → ulteriore sforzo.
Per questo la strategia migliore non è quasi mai “pinneggiare più forte”.
È capire come utilizzare il movimento dell’acqua.
Perché spesso si inizia contro corrente
In una classica immersione dalla costa o da una barca ancorata, quando possibile, si tende spesso a iniziare la parte di andata contro corrente.
Il motivo è intuitivo.
All’inizio abbiamo:
- più gas;
- più energia;
- più margine.
Al ritorno possiamo invece sfruttare la corrente.
Se facessimo il contrario potremmo trascorrere la prima metà dell’immersione lasciandoci comodamente trasportare per poi scoprire che il ritorno verso l’uscita richiede uno sforzo enorme.
DAN suggerisce, nei profili in cui si procede inizialmente controcorrente per poi rientrare a favore, una pianificazione del gas sufficientemente conservativa da mantenere una vera riserva.
La quantità esatta deve naturalmente dipendere dal tipo di immersione, dalla configurazione, dalle procedure adottate e dall’addestramento.
La corrente non è necessariamente uguale a tutte le profondità
Questo punto viene spesso sottovalutato.
Vediamo la superficie correre velocemente e immaginiamo che a 20 metri accada esattamente la stessa cosa.
Non è necessariamente vero.
La corrente può:
- ridursi;
- aumentare;
- cambiare direzione;
- essere quasi assente vicino al fondo;
- presentare strati differenti.
DAN ricorda che le correnti superficiali e di mezz’acqua possono essere più intense di quelle vicino al fondale e che strutture quali relitti, pareti e rilievi possono creare zone riparate. Inoltre, direzione e intensità possono variare durante la stessa immersione.
È il motivo per cui una corrente apparentemente proibitiva all’ormeggio può essere molto più gestibile sul fondo.
E viceversa.
L’effetto “ombra” del fondale
Un grande ostacolo modifica il flusso dell’acqua.
Una parete, una roccia, un relitto o una secca possono creare una zona relativamente protetta.
Il principio è simile a quello di stare dietro un edificio durante una giornata ventosa.
Ma attenzione.
Dietro l’ostacolo possono esistere:
- vortici;
- turbolenze;
- accelerazioni laterali;
- variazioni improvvise.
Il fatto che il flusso sia più lento non significa necessariamente che sia perfettamente uniforme.
Un subacqueo esperto impara quindi a leggere il fondale.
E allora che cos’è il surge?
Arriviamo al fenomeno che viene più spesso chiamato impropriamente corrente.
Il surge è il movimento oscillatorio dell’acqua provocato principalmente dall’energia delle onde.
Immaginiamo di essere sopra una parete rocciosa a pochi metri di profondità.
Improvvisamente veniamo spinti due metri in avanti.
Pochi secondi dopo veniamo riportati quasi esattamente dove eravamo.
Poi di nuovo avanti.
Poi indietro.
Questa è la caratteristica fondamentale:
il movimento è prevalentemente oscillatorio.
Non esiste necessariamente un trasporto netto significativo in una sola direzione.
L’onda non trasporta semplicemente un muro d’acqua
Quando osserviamo un’onda avanzare verso la costa sembra che una grande massa d’acqua stia viaggiando orizzontalmente insieme all’onda.
In realtà il fenomeno è più interessante.
Le particelle d’acqua descrivono movimenti approssimativamente orbitali o oscillatori.
L’energia dell’onda si propaga.
L’acqua compie movimenti avanti-indietro e alto-basso.
Quando l’onda arriva in acque poco profonde, l’interazione con il fondale modifica queste orbite e il movimento può diventare molto evidente per un subacqueo.
Ecco il surge.
Come si percepisce sott’acqua
Il subacqueo può osservare:
- alghe che oscillano;
- pesci che modificano continuamente posizione;
- particelle sospese che vanno avanti e indietro;
- il proprio corpo che viene spostato ciclicamente;
- variazioni ritmiche della posizione rispetto al fondale.
Questa periodicità è un ottimo indizio.
Se vieni spinto costantemente nella stessa direzione, probabilmente stai sperimentando una corrente.
Se vieni spinto avanti e successivamente riportato indietro, probabilmente stai sperimentando surge.
Perché combattere il surge serve a poco
Il primo istinto è pinneggiare per mantenere esattamente la posizione.
Ma questo può significare sprecare una grande quantità di energia.
Se il movimento ci porta:
due metri avanti
e poi:
due metri indietro,
tentare di annullare ogni oscillazione significa lavorare continuamente contro qualcosa che, pochi secondi dopo, si invertirà spontaneamente.
Quando ambiente e sicurezza lo permettono, può essere molto più efficiente assecondare il movimento.
La domanda importante è:
dove mi porterà il prossimo ciclo?
Quando il surge diventa pericoloso
Un surge moderato in acqua libera può essere semplicemente fastidioso.
Vicino a:
- rocce;
- pareti;
- relitti;
- sporgenze;
- ricci;
- corallo;
- grotte;
- passaggi stretti;
può diventare molto più serio.
Un movimento di due metri in acqua libera è irrilevante.
Lo stesso movimento a cinquanta centimetri da una parete può significare essere proiettati contro la roccia.
La priorità diventa quindi aumentare la distanza dagli ostacoli e scegliere una zona nella quale l’oscillazione possa avvenire senza contatto.
Risacca: un termine utilizzato in modi differenti
La parola italiana risacca merita attenzione perché viene usata in maniera piuttosto elastica.
Nel linguaggio comune può indicare l’intero movimento dell’acqua nella zona costiera prodotto dalle onde.
Più precisamente si può distinguere fra:
Swash
L’acqua della frangente che avanza sulla spiaggia.
Backwash o backrush
L’acqua che ritorna verso il mare dopo essere salita sulla battigia.
Questo movimento di ritorno è spesso ciò che in italiano viene percepito come “risacca”.
Il fenomeno interessa prevalentemente la fascia immediatamente costiera.
Non deve però essere confuso automaticamente con una rip current.
Risacca non significa “corrente che ti trascina sul fondo verso il largo”
Esiste ancora un mito molto diffuso secondo il quale sotto una spiaggia agirebbe una specie di gigantesca aspirazione che trascina il bagnante verso il largo e verso il fondo.
Il fenomeno viene spesso indicato come “undertow”.
Le dinamiche reali sono più complesse.
Il materiale tecnico NOAA distingue il normale ritorno dell’acqua della zona di battigia dalle vere rip currents e osserva che l’idea di una misteriosa corrente di fondo che “risucchia” sistematicamente le persone verso il largo è una rappresentazione errata del fenomeno.
La rip current: la vera corrente verso il largo
Una rip current, spesso tradotta come corrente di ritorno, è invece una corrente relativamente concentrata che trasporta acqua dalla zona costiera verso il largo.
Qui abbiamo un vero trasporto netto.
Le onde accumulano acqua verso la costa.
Quell’acqua deve ritornare al largo.
La morfologia della spiaggia, le barre sabbiose, i canali e le strutture possono concentrare il ritorno in una zona relativamente stretta.
Nasce così una rip current.
NOAA descrive queste correnti come flussi stretti e talvolta potenti diretti verso il largo e sottolinea che non “tirano sotto”: trasportano invece lontano dalla costa.
Perché è pericolosa
Non perché ci risucchia in profondità.
Il problema principale è la distanza.
Una persona può accorgersi di essere molto più lontana dalla costa rispetto a pochi minuti prima.
La reazione istintiva è:
nuotare direttamente verso riva.
Ma significa esattamente nuotare contro la corrente.
E questo può provocare rapidamente:
- affaticamento;
- iperventilazione;
- panico;
- esaurimento.
Cosa fare con una rip current
La strategia generalmente raccomandata consiste nell’uscire lateralmente dalla zona di flusso invece di combatterla frontalmente.
DAN, parlando specificamente di shore diving, raccomanda di mantenere la calma e muoversi parallelamente alla corrente per uscirne prima di continuare o interrompere l’immersione.
La logica è semplice.
Una rip current può essere molto più stretta della distanza che bisognerebbe percorrere per tornare direttamente a riva contro il flusso.
Uscire lateralmente significa smettere di combattere il “nastro trasportatore”.
Correnti verticali: quando non veniamo spinti lateralmente
Non tutte le correnti sono orizzontali.
In particolari ambienti possono esistere movimenti verticali:
- upwelling;
- downwelling;
- correnti generate dalla morfologia del reef;
- flussi intorno a pinnacoli e pareti.
Queste situazioni meritano particolare rispetto perché possono influire direttamente sulla profondità.
DAN sottolinea che, in zone note per upwelling o downwelling, il subacqueo deve essere preparato a contrastare rapidamente variazioni inattese di quota.
Una corrente che ci sposta lateralmente cambia la nostra posizione.
Una corrente che ci sposta verticalmente può cambiare:
- pressione ambiente;
- decompressione;
- consumo;
- esposizione alla PO₂;
- velocità di risalita.
Il secondo caso può quindi avere conseguenze più immediate.
Il computer non sa che sei nella corrente
Un concetto importante.
Il computer subacqueo conosce principalmente:
- profondità;
- tempo;
- profilo;
- eventuali dati gas;
- parametri decompressivi.
Non conosce necessariamente:
- quanto stai faticando;
- se stai combattendo una corrente;
- quanto CO₂ stai producendo;
- quanto sei stressato;
- quanto sei lontano dalla barca.
Due subacquei possono quindi avere profili decompressivi identici ma vivere due immersioni fisiologicamente molto differenti.
Corrente e consumo
Un forte aumento dello sforzo porta normalmente a un aumento della ventilazione.
E quindi del consumo.
Questo ha conseguenze particolarmente importanti in profondità perché il gas respirato è più denso e ogni inspirazione corrisponde a un maggior numero di molecole.
Una corrente contro la quale riusciamo tranquillamente a pinneggiare a 8 metri può diventare estremamente costosa a 35 metri.
Per questo il controllo del manometro deve diventare più frequente quando aumenta lo sforzo.
Il buddy in corrente
Una coppia di subacquei separata lateralmente anche soltanto di pochi metri può sperimentare condizioni differenti.
Uno può essere dietro una roccia.
L’altro nel pieno del flusso.
Poi il primo esce dalla zona protetta e viene accelerato improvvisamente.
In corrente la distanza fra compagni dovrebbe quindi essere gestita con particolare attenzione.
Un buddy a 15 metri di distanza può diventare in pochi secondi un buddy impossibile da raggiungere.
Separarsi in corrente è diverso dal separarsi in acqua ferma
In assenza di corrente, se perdiamo il compagno e entrambi restiamo approssimativamente nella stessa area esiste una buona probabilità di ritrovarsi.
In drift dive la massa d’acqua continua a muoversi.
Se due persone entrano in flussi differenti o una si ferma dietro una struttura mentre l’altra continua, la distanza può aumentare rapidamente.
Per questo le procedure di separazione devono essere stabilite nel briefing prima dell’immersione.
DSMB e corrente
Il DSMB assume un’importanza particolare.
Permette di indicare alla superficie:
noi siamo qui.
In una drift dive la barca può seguire la posizione del gruppo e organizzare il recupero.
DAN considera il DSMB uno strumento particolarmente utile nelle immersioni in corrente proprio perché consente all’equipaggio di mantenere la posizione dei subacquei durante la risalita e la sosta di sicurezza.
Naturalmente il deployment deve essere un’abilità già consolidata.
Una forte corrente non è il posto ideale per imparare a lanciare per la prima volta un pedagno.
Corrente superficiale e recupero
Un’immersione può essere tranquilla sul fondo e complicata in superficie.
È possibile emergere e scoprire una corrente sensibilmente più forte rispetto a quella presente in profondità.
A quel punto abbiamo:
- GAV;
- bombola;
- onde;
- eventualmente vento;
- barca in avvicinamento.
Inseguire una barca a nuoto contro corrente è quasi sempre una pessima strategia.
Il recupero deve essere organizzato dalla barca secondo procedure concordate.
Un principio importantissimo: conoscere il punto di non ritorno
Durante un’immersione dalla costa dobbiamo continuamente chiederci:
Se mi girassi adesso, riuscirei a tornare?
La risposta dipende da:
- gas;
- corrente;
- profondità;
- distanza;
- stato fisico;
- condizioni di superficie.
Il momento corretto per invertire la rotta non è quello in cui cominciamo a essere stanchi.
È quello nel quale abbiamo ancora margine sufficiente.
Osservare il mare prima di entrare
Una parte della gestione della corrente avviene quando siamo ancora asciutti.
Dalla costa possiamo osservare:
- direzione delle onde;
- schiuma;
- oggetti galleggianti;
- boe;
- imbarcazioni all’ancora;
- zone nelle quali le onde sembrano interrompersi;
- canali;
- movimento parallelo alla spiaggia;
- cambiamenti della superficie.
Da una barca possiamo osservare:
- angolo della cima dell’ancora;
- boe;
- altre imbarcazioni;
- detriti galleggianti;
- comportamento dei subacquei già in acqua.
Queste informazioni non sostituiscono una valutazione sul posto.
Ma iniziano a costruire il quadro.
Il mare può cambiare durante l’immersione
Uno degli errori classici consiste nel pensare:
“Quando siamo entrati era tranquillo.”
Questo descrive il passato.
Una marea può modificare la corrente.
Il vento può aumentare.
Le onde possono crescere.
Una zona riparata può diventare meno gestibile.
DAN, nelle raccomandazioni per lo shore diving, invita proprio a valutare nuovamente il surf all’uscita e, se necessario, scegliere un punto alternativo con onde più gestibili.
Quando annullare l’immersione
Esiste un punto oltre il quale la discussione tecnica diventa irrilevante.
Se:
- non riusciamo a controllare la direzione;
- non possiamo mantenere il buddy;
- consumiamo gas troppo rapidamente;
- il recupero diventa incerto;
- il punto di uscita non è più sicuro;
l’immersione deve essere modificata o terminata.
Una vecchia ma efficace indicazione operativa per attività subacquee nella surf zone sintetizza il concetto molto bene: quando il subacqueo ha poco o nessun controllo sulla propria direzione di movimento, è arrivato il momento di uscire.
Corrente, surge e risacca: riassumiamo
Corrente
Movimento relativamente persistente dell’acqua.
Effetto principale: trasporto netto.
Surge
Movimento principalmente oscillatorio prodotto dall’energia delle onde.
Effetto principale: avanti-indietro, spesso ritmico.
Risacca / backwash
Ritorno verso mare dell’acqua dopo il moto verso la costa, particolarmente evidente nella zona di battigia e frangimento.
Effetto principale: movimento costiero legato alle onde.
Rip current
Flusso relativamente concentrato diretto dalla costa verso il largo.
Effetto principale: allontanamento dalla costa.
Non è una misteriosa aspirazione verso il fondo.
Conclusione
Il subacqueo non deve soltanto imparare a muoversi nell’acqua.
Deve imparare a capire come si sta muovendo l’acqua intorno a lui.
Una corrente va pianificata.
Un surge va spesso assecondato.
Una zona di risacca va attraversata con tecnica e attenzione.
Una rip current non va combattuta frontalmente.
Una corrente verticale richiede un’immediata consapevolezza della profondità.
Chiamare tutto semplicemente “corrente” significa perdere informazioni importanti.
Perché il mare può spostarci in molti modi diversi.
E la sicurezza inizia quando impariamo a riconoscere quale di questi sta accadendo.
