Perché immergersi con una muta stagna
La muta stagna permette di immergersi in acque fredde limitando il contatto diretto dell’acqua con il corpo. A differenza della muta umida, non basa principalmente l’isolamento su uno strato d’acqua riscaldato dalla pelle: crea invece un involucro impermeabile, all’interno del quale il sottomuta trattiene aria nelle proprie fibre e fornisce gran parte dell’isolamento termico. a consente di affrontare con maggiore comfort:
- immersioni invernali;
- laghi e cave;
- acque profonde;
- immersioni tecniche;
- lunghe soste decompressive;
- attività professionali o scientifiche;
- più immersioni nella stessa giornata.
La muta stagna non rende però automaticamente immuni dal freddo. La protezione reale dipende da:
- temperatura dell’acqua;
- durata dell’immersione;
- materiale della muta;
- sottomuta;
- guanti e cappuccio;
- quantità d’aria intrappolata;
- attività fisica;
- circolazione individuale;
- eventuali infiltrazioni.
Imparare a utilizzarla non significa soltanto indossare un nuovo capo. La muta contiene un volume di gas che cambia con la profondità e deve essere gestito mediante valvole e corretta posizione del corpo. Per questo le principali didattiche prevedono addestramento specifico su controllo dell’aria, galleggiabilità, procedure di sicurezza, manutenzione e riparazioni di base. finalità divulgative. Le prime immersioni con la muta stagna devono essere effettuate con un istruttore qualificato, iniziando in acqua confinata o in condizioni semplici e controllate.
Muta umida e muta stagna: qual è la differenza?
Muta umida
La muta umida lascia entrare una quantità limitata d’acqua. Il neoprene riduce lo scambio termico e il corpo riscalda lo strato d’acqua rimasto tra pelle e materiale.
Con l’aumento della profondità, le bolle del neoprene vengono compresse. La muta:
- perde spessore;
- perde parte dell’isolamento;
- diventa meno positiva;
- richiede compensazione con il GAV.
Muta stagna
La muta stagna impedisce, in condizioni normali, l’ingresso dell’acqua attraverso:
- materiale impermeabile;
- cuciture sigillate;
- cerniera stagna;
- collo e polsini;
- calzari o stivaletti integrati;
- valvole.
L’isolamento viene fornito soprattutto dal sottomuta e dall’aria che esso riesce a trattenere.
Durante la discesa, l’aria all’interno si comprime. Il subacqueo deve immetterne una piccola quantità per evitare lo schiacciamento della muta e mantenere libertà di movimento.
Durante la risalita, l’aria si espande e deve essere scaricata in modo controllato. Se rimane intrappolata o viene scaricata troppo lentamente, può contribuire a una risalita accelerata. tagna resta davvero completamente asciutta?
Una muta stagna in buone condizioni dovrebbe impedire l’ingresso significativo dell’acqua. Questo non significa che il subacqueo uscirà sempre perfettamente asciutto.
L’umidità interna può derivare da:
- sudorazione;
- condensa;
- sottomuta troppo caldo;
- guarnizioni non perfette;
- capelli sotto il collo;
- pieghe nei polsini;
- piccole infiltrazioni;
- acqua entrata durante la vestizione.
È quindi importante distinguere tra una lieve umidità da condensa e una vera perdita.
Una perdita localizzata può bagnare soltanto un polso o una spalla. Una cerniera aperta, un collo mal posizionato o un danno importante possono invece produrre un allagamento significativo.
I principali tipi di muta stagna
Le mute stagne possono essere suddivise in tre grandi categorie.
Mute in trilaminato o a membrana
Sono realizzate con più strati di materiale sottile, spesso costituiti da tessuto esterno, membrana impermeabile e rivestimento interno.
Il materiale offre poca protezione termica propria. L’isolamento viene quasi completamente affidato al sottomuta.
Vantaggi
- spessore relativamente costante con la profondità;
- asciugatura rapida;
- buona mobilità, se il taglio è corretto;
- possibilità di variare molto il sottomuta;
- adatte a viaggi e immersioni tecniche;
- minore variazione di galleggiabilità del materiale.
Svantaggi
- isolamento intrinseco limitato;
- necessità di scegliere accuratamente il sottomuta;
- sensazione iniziale più ampia o “svolazzante”;
- possibile vulnerabilità a tagli e abrasioni, secondo il tessuto;
- costo elevato nei modelli su misura.
Il trilaminato è spesso scelto da chi desidera una piattaforma versatile, utilizzabile in stagioni differenti cambiando l’isolamento interno.
Mute in neoprene
Utilizzano neoprene simile, almeno concettualmente, a quello delle mute umide.
Vantaggi
- isolamento proprio maggiore;
- vestibilità relativamente aderente;
- sensazione familiare per chi proviene dalla muta umida;
- galleggiabilità positiva in caso di infiltrazione moderata;
- buona protezione contro piccoli urti.
Svantaggi
- compressione del neoprene con la profondità;
- variazione della galleggiabilità;
- asciugatura più lenta;
- maggiore ingombro;
- necessità di più zavorra in alcuni allestimenti.
Neoprene compresso o precompresso
Il materiale viene trattato per ridurre la variazione di volume con la profondità.
Cerca di combinare:
- robustezza;
- discreto isolamento;
- vestibilità aderente;
- minore compressione rispetto al neoprene tradizionale.
Può però risultare più pesante e meno facilmente trasportabile di una muta a membrana.
Quale materiale scegliere?
Non esiste una risposta valida per tutti.
Il trilaminato può essere preferibile per:
- immersioni tecniche;
- viaggi;
- variazioni stagionali;
- necessità di asciugatura rapida;
- utilizzo di sottomuta diversi.
Il neoprene può essere apprezzato per:
- semplicità;
- vestibilità aderente;
- protezione termica aggiuntiva;
- immersioni prevalentemente ricreative;
- ambienti abrasivi.
La scelta deve considerare l’intero sistema, non soltanto il materiale. Una muta eccellente ma abbinata a un sottomuta inadeguato, a una misura sbagliata o a scarponi troppo stretti può risultare meno confortevole di un modello più semplice ma correttamente configurato.
La vestibilità
Una muta stagna deve permettere al subacqueo di:
- alzare entrambe le braccia;
- raggiungere i rubinetti, quando richiesto;
- piegare le gambe;
- accovacciarsi;
- indossare il sottomuta previsto;
- muovere testa e spalle;
- utilizzare correttamente le valvole;
- entrare e uscire dall’attrezzatura.
Una muta troppo stretta può:
- comprimere il sottomuta;
- ridurre l’isolamento;
- limitare il movimento;
- rendere difficili le procedure;
- comprimere polsi, collo e piedi.
Una muta troppo larga può:
- trattenere grandi volumi d’aria;
- creare pieghe;
- aumentare la resistenza;
- favorire la migrazione del gas;
- rendere più difficile l’assetto.
La prova deve essere eseguita indossando il sottomuta che verrà realmente utilizzato, non sopra abiti leggeri.
Muta standard o su misura?
Una taglia standard può essere sufficiente quando le proporzioni corporee rientrano bene nella tabella del produttore.
La realizzazione su misura diventa interessante quando:
- altezza e corporatura non corrispondono alle taglie;
- braccia o gambe sono particolarmente lunghe;
- il collo richiede una misura specifica;
- serve una configurazione tecnica;
- si desiderano tasche e rinforzi personalizzati;
- la muta sarà utilizzata molto frequentemente.
La personalizzazione non deve tuttavia rendere la muta così aderente da impedire l’uso di sottomuta più pesanti.
La cerniera stagna
La cerniera rappresenta uno dei componenti più delicati e costosi.
Può essere:
- metallica;
- plastica;
- posteriore;
- anteriore diagonale;
- posizionata sulla vita nei sistemi separabili.
Cerniera posteriore
È una configurazione tradizionale. Può offrire una linea semplice, ma normalmente richiede l’aiuto di un’altra persona per apertura e chiusura.
Cerniera anteriore
Permette spesso di vestirsi autonomamente. Deve però essere posizionata e protetta in modo da non creare pieghe eccessive durante il movimento.
Buone pratiche
La cerniera deve essere:
- completamente aperta durante la vestizione;
- libera da tessuto e sottomuta;
- chiusa con un movimento regolare;
- controllata prima dell’ingresso;
- pulita secondo le indicazioni del produttore;
- lubrificata soltanto con prodotti appropriati;
- conservata nella posizione raccomandata.
Non bisogna forzarla quando oppone resistenza. Tirare con forza può deformare denti, cursore o zona di incollaggio.
Collo e polsini
Le guarnizioni impediscono all’acqua di entrare.
I materiali più comuni sono:
- lattice;
- silicone;
- neoprene.
Lattice
È elastico, relativamente sottile e aderente.
Può però:
- deteriorarsi con ozono e raggi UV;
- strapparsi;
- provocare reazioni nelle persone allergiche;
- richiedere sostituzione periodica.
Silicone
È morbido e confortevole, non contiene lattice e può essere facilmente sostituito nei sistemi modulari.
È generalmente più vulnerabile a tagli e non può essere incollato come il lattice tradizionale.
Neoprene
È robusto e offre isolamento. Può però risultare più ingombrante e la tenuta dipende molto dalla forma del collo o del polso.
La guarnizione del collo deve essere molto stretta?
Deve essere sufficientemente aderente da impedire l’ingresso dell’acqua, ma non tanto stretta da:
- causare dolore;
- ostacolare la respirazione;
- produrre capogiri;
- lasciare segni eccessivi;
- comprimere in modo importante il collo.
Le guarnizioni in lattice vengono talvolta rifilate, ma l’operazione deve essere graduale e conforme alle indicazioni del produttore. Tagliare troppo materiale può rendere impossibile ripristinare la tenuta senza sostituire il collo.
Calzini e stivaletti
La muta può terminare con:
- calzini stagni morbidi;
- stivaletti integrati;
- sistemi ibridi.
I calzini richiedono normalmente uno scarponcino esterno. Offrono buona flessibilità e facilitano il trasporto.
Gli stivaletti integrati sono più immediati, ma devono essere della misura corretta.
Una calzatura troppo stretta può comprimere:
- calzino termico;
- piede;
- circolazione;
- strato d’aria isolante.
Il risultato può essere avere i piedi freddi nonostante un sottomuta molto caldo.
Le valvole
Una muta stagna dispone normalmente di:
- valvola di carico;
- valvola di scarico.
Valvola di carico
È generalmente collocata sul torace e collegata a una frusta di bassa pressione.
Serve per introdurre gas nella muta durante la discesa e compensare la compressione.
La valvola non deve essere premuta a lungo. Sono preferibili piccole immissioni, sufficienti a eliminare lo schiacciamento e mantenere la mobilità.
Valvola di scarico
È normalmente collocata sulla parte alta del braccio sinistro o sulla spalla.
Può essere:
- automatica regolabile;
- manuale;
- combinata.
Per scaricare efficacemente il gas, la valvola deve trovarsi nel punto più alto del volume d’aria. Questo richiede una corretta posizione del corpo e, in alcuni casi, il sollevamento del gomito sinistro.
Collegare e scollegare la frusta
Il subacqueo deve esercitarsi a:
- collegare la frusta prima dell’ingresso;
- verificarne l’innesto;
- scollegarla rapidamente;
- riconoscerla al tatto;
- distinguerla da altre fruste.
La capacità di scollegamento è particolarmente importante in caso di valvola di carico bloccata.
Il sottomuta: il vero elemento isolante
La muta impedisce all’acqua di entrare, ma è il sottomuta che fornisce gran parte della protezione termica.
I sottomuta possono utilizzare:
- fibre sintetiche;
- pile;
- Thinsulate;
- lana o miscele;
- materiali compressibili o poco comprimibili;
- sistemi multistrato.
Il modello deve continuare a trattenere aria anche quando viene compresso dalla muta e dall’aumento di pressione.
Un comune abbigliamento sportivo può risultare:
- troppo compressibile;
- poco traspirante;
- incapace di isolare da bagnato;
- dotato di cuciture fastidiose;
- inadatto alla libertà di movimento.
Come scegliere il sottomuta
La scelta dipende da:
- temperatura minima;
- durata;
- profondità;
- tipo di muta;
- sensibilità individuale;
- attività fisica;
- numero di immersioni;
- possibilità di riscaldarsi tra le immersioni.
Un sottomuta più spesso richiede:
- più spazio;
- maggiore quantità d’aria;
- possibile modifica della zavorra;
- calzature adeguate;
- maggiore attenzione alla mobilità.
Un sottomuta eccessivamente caldo può far sudare prima dell’ingresso. L’umidità interna riduce il comfort e può aumentare la sensazione di freddo durante le fasi meno attive.
Intimo di base
Lo strato a contatto con la pelle dovrebbe favorire il trasferimento dell’umidità.
Sono generalmente preferibili materiali tecnici o lana merino. Il cotone assorbe l’umidità e asciuga lentamente, risultando spesso poco adatto alle attività in ambiente freddo.
Sottomuta riscaldato
Esistono gilet, guanti e sottomuta elettrici.
Possono aumentare il comfort, ma richiedono una pianificazione specifica. Il sistema può:
- scaricarsi;
- guastarsi;
- interrompersi;
- creare un improvviso aumento della percezione di freddo;
- richiedere batterie e passaggi stagni.
La pianificazione termica non dovrebbe dipendere completamente da un riscaldamento attivo. Il subacqueo deve poter completare l’uscita e le soste anche in caso di guasto. DAN raccomanda di considerare attentamente autonomia, posizionamento della batteria, rischio di surriscaldamento e perdita improvvisa della fonte di calore. utilizzare per gonfiare la muta
Nelle normali immersioni ricreative la muta viene collegata alla bombola principale.
Nelle immersioni tecniche con miscele ricche di elio può essere utilizzata una bombola separata, spesso contenente aria o argon, perché l’elio conduce il calore in modo sfavorevole e può ridurre il comfort termico.
L’uso di una bombola di gonfiaggio separata richiede:
- configurazione specifica;
- controllo della pressione;
- corretta apertura;
- pianificazione;
- addestramento.
Non deve essere aggiunta senza comprenderne gli effetti sulla configurazione e sulle procedure di emergenza.
Muta stagna e controllo della galleggiabilità
Questo è uno degli argomenti più discussi.
Alcune didattiche insegnano a utilizzare la muta come sistema primario di regolazione durante l’immersione, mantenendo il GAV quasi vuoto fino alla superficie. La logica è che l’aria deve comunque essere introdotta nella muta per evitare lo squeeze e che gestire un solo volume riduce il carico operativo. ori e procedure preferiscono:
- mantenere nella muta soltanto il gas necessario al comfort;
- utilizzare il GAV come sistema principale;
- evitare grandi volumi mobili nelle gambe.
DAN, analizzando una risalita incontrollata, ha raccomandato proprio l’uso del GAV come principale strumento di galleggiabilità e una muta minimamente gonfia. BSAC ammette l’impiego della muta o del GAV come controllo principale sott’acqua, ma raccomanda di non gestire entrambi simultaneamente come se fossero due sistemi equivalenti e di utilizzare sempre un GAV per la galleggiabilità in superficie. e pratica è:
- seguire il metodo insegnato nella propria formazione;
- non passare continuamente da un sistema all’altro;
- mantenere nella muta soltanto un volume controllabile;
- utilizzare sempre un GAV idoneo;
- sapere scaricare entrambi;
- evitare una pesata eccessiva.
Lo squeeze
Durante la discesa, il gas nella muta si comprime e il tessuto può aderire al corpo.
Uno squeeze moderato provoca:
- disagio;
- riduzione della mobilità;
- pieghe dolorose;
- compressione localizzata.
Nei casi più evidenti possono comparire piccoli ematomi o segni sulla pelle.
La soluzione consiste nell’aggiungere piccole quantità di gas durante la discesa, senza attendere che la muta diventi completamente aderente.
La muta non deve essere gonfiata come un pallone. Occorre aggiungere soltanto il gas necessario per:
- eliminare lo schiacciamento;
- mantenere libertà di movimento;
- contribuire al controllo previsto dalla tecnica insegnata.
La pesata
Una muta stagna richiede spesso più zavorra di una configurazione estiva perché:
- il sottomuta trattiene gas;
- la muta contiene un volume interno;
- gli stivaletti possono essere positivi;
- il materiale può avere galleggiabilità propria.
La quantità corretta deve essere verificata in acqua considerando:
- bombola vicina alla pressione di riserva;
- muta e sottomuta reali;
- acqua dolce o salata;
- bombola in alluminio o acciaio;
- configurazione completa.
La zavorra deve permettere di mantenere la sosta finale con poco gas residuo, non far affondare il subacqueo come una pietra. DAN ricorda che la quantità corretta deve consentire la discesa senza provocare un assetto eccessivamente negativo. pesata eccessiva è pericolosa
Un subacqueo troppo zavorrato deve compensare con una maggiore quantità di gas.
Questo comporta:
- più aria nel GAV o nella muta;
- maggiore espansione durante la risalita;
- assetto meno stabile;
- maggiore resistenza;
- più lavoro;
- maggiore rischio di risalita incontrollata;
- difficoltà in superficie in caso di guasto.
Una corretta pesata permette invece di utilizzare piccoli volumi e riduce la migrazione dell’aria.
Distribuzione della zavorra
La zavorra può essere collocata in:
- cintura;
- tasche integrate;
- schienalino;
- piastra;
- trim pocket;
- cavigliere, oggi meno apprezzate in molte configurazioni;
- sistemi V-weight o P-weight.
Non tutta la zavorra dovrebbe essere necessariamente concentrata sulla vita.
La distribuzione deve favorire:
- posizione orizzontale;
- facilità di rilascio della parte prevista;
- comfort;
- assenza di ostacoli alle valvole;
- equilibrio tra torace e gambe.
Una parte della zavorra può essere utilizzata per correggere il trim, ma non deve mascherare una muta troppo grande, uno stivaletto sovradimensionato o una tecnica insufficiente.
L’assetto
L’obiettivo è mantenere una posizione stabile, preferibilmente orizzontale, senza aria eccessiva nei piedi.
Un buon assetto facilita:
- navigazione;
- pinneggiata;
- scarico della valvola;
- controllo della profondità;
- rispetto del fondale;
- gestione delle emergenze.
La posizione verticale tende a favorire la migrazione del gas verso le spalle in risalita o verso i piedi in caso di inversione.
Aria nei piedi
Una certa migrazione del gas è normale, perché l’aria si sposta verso il punto più alto.
Il problema diventa significativo quando:
- la muta è troppo larga;
- gli stivaletti sono grandi;
- viene immessa troppa aria;
- il subacqueo assume una posizione con i piedi alti;
- la distribuzione della zavorra è sbagliata;
- manca esperienza.
Il subacqueo può percepire:
- stivaletti che si gonfiano;
- pinne instabili;
- difficoltà ad abbassare le gambe;
- tendenza a ruotare;
- risalita con i piedi verso l’alto.
Fasce e ghette
Ghette e fasce possono limitare il volume disponibile nella zona inferiore delle gambe.
Possono essere utili con alcune mute, ma non sostituiscono:
- taglia corretta;
- quantità d’aria contenuta;
- assetto;
- tecnica;
- distribuzione della zavorra.
Stringerle eccessivamente può ridurre comfort e circolazione.
Inversione: piedi verso l’alto
L’inversione avviene quando il gas migra nelle gambe e il subacqueo si trova con i piedi più alti della testa.
Se l’aria continua a espandersi, può iniziare una risalita incontrollata con la valvola di scarico in posizione sfavorevole. DAN indica corretta pesata, quantità minima di gas e controllo dell’assetto come principali misure preventive. di recupero viene insegnata durante il corso e generalmente comprende:
- mantenere la calma e continuare a respirare;
- raccogliere il corpo;
- eseguire una rotazione o capovolta controllata;
- riportare la valvola di scarico nel punto alto;
- eliminare il gas in eccesso;
- ripristinare l’assetto.
La manovra deve essere provata in acqua confinata con un istruttore. Non è sufficiente conoscerla teoricamente.
Valvola di carico bloccata aperta
Una valvola può raramente rimanere aperta e continuare a introdurre gas.
I segnali sono:
- gonfiaggio continuo;
- aumento della galleggiabilità;
- rumore o flusso persistente;
- difficoltà a scaricare abbastanza rapidamente.
La risposta comprende, secondo l’addestramento:
- scollegare immediatamente la frusta;
- aprire lo scarico;
- assumere la posizione corretta;
- utilizzare anche il GAV quando necessario;
- interrompere l’immersione;
- effettuare una risalita controllata.
La capacità di raggiungere e scollegare la frusta con guanti spessi deve essere esercitata.
Valvola di scarico bloccata o inefficiente
Lo scarico può essere ostacolato da:
- sottomuta;
- sporco;
- posizione sbagliata;
- regolazione troppo chiusa;
- guasto;
- pieghe della muta.
Il subacqueo deve prima verificare:
- posizione del braccio;
- punto più alto;
- apertura della valvola;
- presenza di tessuto.
In caso di necessità, alcune configurazioni permettono di scaricare gas:
- aprendo leggermente il collo;
- inserendo un dito sotto il polsino;
- utilizzando altre procedure previste dal corso.
Queste manovre possono provocare ingresso d’acqua e devono essere addestrate, non improvvisate.
Allagamento della muta
Una piccola infiltrazione non provoca necessariamente un’emergenza immediata.
Un allagamento esteso può invece causare:
- perdita di isolamento;
- freddo rapido;
- aumento del peso apparente;
- difficoltà nei movimenti;
- acqua che si sposta all’interno;
- alterazione dell’assetto.
L’acqua entrata nella muta non rende automaticamente il subacqueo pesantissimo sott’acqua, perché si trova già immerso. Può però modificare distribuzione, resistenza, isolamento e galleggiabilità complessiva.
La risposta deve essere:
- comunicare al compagno;
- utilizzare il GAV;
- interrompere l’immersione;
- risalire in modo controllato;
- ottenere galleggiabilità positiva;
- uscire dall’acqua;
- prevenire e trattare il raffreddamento.
Un’infiltrazione in acqua molto fredda o durante una lunga decompressione è un problema più grave rispetto a una perdita vicino alla superficie.
Perdita completa del gas di gonfiaggio
Il guasto alla frusta, alla bombola o alla valvola può impedire di aggiungere gas durante la discesa.
Se la muta si comprime e la mobilità diminuisce, il subacqueo deve interrompere la discesa e risalire.
Nelle immersioni tecniche può essere prevista una fonte separata di gonfiaggio o una procedura di squadra. La soluzione deve far parte del piano e non essere improvvisata.
Controllo pre-immersione
Prima di ogni ingresso occorre verificare:
- cerniera completamente chiusa;
- collo correttamente posizionato;
- polsini senza pieghe;
- frusta collegata;
- valvola di carico funzionante;
- scarico regolato;
- sottomuta non intrappolato;
- tasche chiuse;
- calzature e pinne corrette;
- GAV operativo;
- sistema di zavorra accessibile;
- mobilità sufficiente;
- assenza di danni evidenti.
Il controllo reciproco è importante perché la cerniera, soprattutto posteriore, può apparire chiusa senza esserlo completamente.
Entrata in acqua
Prima dell’ingresso bisogna:
- gonfiare adeguatamente il GAV;
- evitare di gonfiare eccessivamente la muta;
- controllare frusta e cerniera;
- proteggere il collo da movimenti bruschi;
- adattare il metodo di ingresso alla barca.
Una muta molto gonfia può modificare la posizione in superficie e rendere più difficile lo svuotamento prima della discesa.
Discesa
Una buona discesa inizia con:
- GAV e muta correttamente scaricati;
- posizione verticale o controllata;
- compensazione precoce;
- piccole aggiunte d’aria alla muta;
- verifica del compagno;
- arresto immediato in caso di difficoltà.
Scendere rapidamente e aggiungere grandi quantità di gas all’ultimo momento produce una gestione meno precisa.
Risalita
Durante la risalita:
- l’aria si espande;
- la velocità tende ad aumentare;
- la valvola deve rimanere in posizione utile;
- il subacqueo deve scaricare prima che l’espansione diventi eccessiva.
È consigliabile:
- iniziare lo scarico con anticipo;
- mantenere il braccio sinistro in posizione;
- usare piccoli movimenti;
- controllare il computer;
- evitare variazioni brusche;
- mantenere il contatto con il compagno.
DAN ricorda che l’espansione del gas nel GAV e nella muta può autoalimentare una risalita accelerata se non viene gestita tempestivamente. i sicurezza
Mantenere la quota con una muta stagna richiede precisione, soprattutto quando la bombola è vicina alla riserva e l’attrezzatura è più positiva.
Il subacqueo dovrebbe essere in grado di mantenere la sosta:
- senza pinneggiare continuamente;
- con piccoli volumi;
- in posizione stabile;
- potendo scaricare facilmente;
- con sufficiente gas residuo.
La sosta rappresenta anche un buon momento per valutare se la pesata è adeguata.
Galleggiabilità in superficie
La muta non dovrebbe essere considerata il principale sistema di galleggiabilità in superficie. BSAC raccomanda di indossare un GAV in ogni immersione e sottolinea che la muta non è un mezzo ideale per mantenere una posizione positiva e stabile in superficie. one occorre:
- gonfiare il GAV;
- mantenere l’erogatore o snorkel finché necessario;
- non riempire eccessivamente la muta;
- segnalare la posizione;
- prepararsi al recupero.
Manutenzione dopo l’immersione
Dopo l’uso:
- sciacquare esterno, valvole e cerniera con acqua dolce;
- risciacquare l’interno se contaminato o molto sudato;
- asciugare completamente;
- evitare sole diretto e fonti di calore;
- pulire e trattare la cerniera secondo il produttore;
- controllare guarnizioni e cuciture;
- conservare senza pieghe dannose;
- non lasciare la muta bagnata in una borsa chiusa.
Le valvole devono essere revisionate secondo le indicazioni del fabbricante.
Talco e lubrificanti
Per facilitare la vestizione vengono utilizzati prodotti compatibili con il materiale.
Non tutti i lubrificanti sono adatti. Prodotti a base di petrolio o sostanze aggressive possono danneggiare lattice, silicone, adesivi o cerniere.
Bisogna utilizzare soltanto ciò che viene approvato dal produttore.
Piccole riparazioni
Un subacqueo può imparare a eseguire interventi limitati, come:
- individuare un piccolo foro;
- applicare una toppa;
- sostituire una guarnizione modulare;
- pulire una valvola esternamente;
- effettuare un test d’infiltrazione.
Riparazioni a:
- cerniera;
- cuciture principali;
- valvole;
- collo incollato;
- stivaletti;
dovrebbero essere affidate a un centro qualificato, salvo possedere formazione e materiali specifici.
Come individuare una perdita
Un metodo comune consiste nel:
- chiudere collo e polsini con oggetti adeguati;
- gonfiare moderatamente la muta;
- applicare acqua saponata;
- cercare la formazione di bolle;
- segnare il punto.
La muta non deve essere sovragonfiata e la procedura deve rispettare le istruzioni del produttore.
Prime immersioni
Il percorso ideale comprende:
Acqua confinata
Per imparare:
- carico e scarico;
- posizione;
- recupero dall’inversione;
- scollegamento della frusta;
- uso del GAV;
- gestione della valvola;
- galleggiamento.
Acqua libera semplice
Con:
- profondità limitata;
- buona visibilità;
- assenza di corrente;
- accesso facile;
- istruttore vicino;
- sottomuta adeguato;
- nessun obbligo decompressivo.
Progressione graduale
Aumentare successivamente:
- profondità;
- durata;
- corrente;
- carico di attrezzatura;
- complessità.
DAN raccomanda ai nuovi utilizzatori di acquisire confidenza in un ambiente sicuro e di rimanere in acque basse quando qualcosa nella configurazione non appare corretto. uni dei principianti
Usare troppa aria
Aumenta migrazione, instabilità e rischio di risalita.
Essere troppo zavorrati
Costringe a compensare con grandi volumi.
Utilizzare contemporaneamente GAV e muta
Può rendere difficile capire da quale sistema provenga la variazione.
Tenere la valvola troppo chiusa
Rende lo scarico lento durante la risalita.
Aspettare lo squeeze
È meglio aggiungere piccole quantità durante la discesa.
Trascurare il sottomuta
Una muta stagna senza isolamento adeguato non protegge dal freddo.
Usare pinne troppo piccole
Stivaletti e sottomuta possono richiedere una misura differente.
Improvvisare senza corso
La gestione delle emergenze deve essere esercitata.
Cosa portare nel kit di riparazione
Un kit da viaggio può comprendere:
- guarnizione sostitutiva, se modulare;
- lubrificante approvato;
- talco appropriato;
- nastro o toppa temporanea compatibile;
- adesivo previsto dal produttore;
- utensili specifici;
- ricambio per il sistema di guanti;
- protezione per la cerniera;
- panno pulito.
Le riparazioni temporanee non devono essere utilizzate per giustificare un’immersione quando la tenuta o la sicurezza rimangono dubbie.
La muta stagna è adatta a tutti?
È particolarmente utile a chi:
- si immerge tutto l’anno;
- soffre il freddo;
- effettua immersioni lunghe;
- frequenta laghi;
- affronta decompressione;
- vuole estendere la stagione.
Può essere meno necessaria per chi:
- si immerge soltanto in acqua tropicale;
- effettua immersioni brevi;
- non vuole occuparsi di manutenzione;
- viaggia con limiti di peso molto restrittivi.
Non è un’attrezzatura esclusivamente tecnica. Può essere utilizzata anche da un subacqueo ricreativo, purché adeguatamente formato.
Conclusione
La muta stagna può trasformare l’esperienza in acqua fredda, permettendo immersioni più confortevoli e una stagione molto più lunga.
La sicurezza dipende però dall’intero sistema:
- muta correttamente dimensionata;
- sottomuta appropriato;
- valvole efficienti;
- pesata precisa;
- GAV operativo;
- assetto;
- controllo dell’aria;
- procedure di emergenza;
- manutenzione;
- progressione graduale.
La regola più importante è utilizzare il minor volume di gas compatibile con comfort e tecnica insegnata.
Una muta stagna ben gestita quasi scompare durante l’immersione. Una muta troppo gonfia, troppo grande o associata a una pesata eccessiva diventa invece un sistema difficile da controllare.
Prima di pensare a profondità, relitti o lunghe immersioni invernali, il nuovo utilizzatore dovrebbe riuscire a:
- fermarsi a qualsiasi quota;
- risalire lentamente;
- recuperare un’inversione;
- scollegare la frusta;
- utilizzare il GAV;
- mantenere una sosta senza pinneggiare;
- uscire dall’acqua senza freddo significativo.
Solo quando queste abilità diventano familiari la muta stagna smette di essere un’attrezzatura aggiuntiva e diventa una parte naturale della configurazione.
