I relitti dei Dardanelli: il Lundy

Siamo nel periodo storico della Prima Guerra Mondiale. L’esercito russo è impegnato sul fronte caucasico contro la Turchia in una lunga guerra di logoramento che non porta risultati. Anzi, le forze russe sono provate e in difficoltà per la mancanza di rifornimenti.

Per alleggerire questa pressione, i russi chiedono a Winston Churchill di aprire un nuovo fronte contro la Turchia a sud, così da disimpegnare le numerose truppe turche dai territori a nord.

Churchill decide così di aprire un nuovo fronte di battaglia nei Dardanelli, che – dando per scontata la capitolazione dell’esercito ottomano – avrebbe in seguito premiato i vincitori con il possesso dello stretto passaggio tra il Mar Mediterraneo e il Mar di Marmara e poi, attraverso il Bosforo, con il Mar Nero. Questo passaggio risulta strategicamente importante sia in tempo di guerra che di pace per via dei commerci con l’oriente e della geopolitica di allora.  Anche oggi ci siamo resi conto della sua valenza strategica con le ultime vicende della guerra in Ucraina. Una volta sconfitto l’esercito turco, agli inglesi sarebbe andato lo Stretto, ai francesi – alleati degli inglesi – sarebbero andate parti delle terre dell’Impero turco in Medio Oriente e in Africa, mentre i russi avrebbero avuto le vie aperte per il rifornimento attraverso i porti di Odessa e Sebastopoli.

Ma per gli Alleati non tutto andò come previsto. Le scelte sbagliate, gli errori di calcolo temporale nelle azioni di bombardamento e attacco, l’inadeguata preparazione dell’esercito, la mancata conoscenza dei luoghi, ma soprattutto una resistenza caparbia e tenace da parte dei turchi, che sacrificarono anche se stessi nelle tormentate trincee pur di respingerli, furono fatali. L’operazione di conquista della penisola di Gallipoli fallì, trasformandosi in una grossa sconfitta per l’esercito dell’Intesa.

Una sconfitta che fu sicuramente dovuta anche all’aiuto militare da parte tedesca, già impegnata in quegli anni sul fronte europeo contro le stesse nazioni. Un impegno che si concretizzò, in loco, con la fornitura di armi e comandanti che conoscevano bene la strategia militare degli attaccanti.
La guerra si trasformò così in uno scontro epico, con un numero di morti altissimo da entrambe le parti: circa 500.000 uomini, ben 250.000 per parte, morti tutti in quell’unico, ridotto spazio geografico: la stretta e lunga penisola di Gallipoli.

Oggi in questi luoghi, tutto ciò è ricordato, con mausolei, cimiteri e musei di guerra. Di quello scontro, lungo il profilo della costa, restano le fortezze a vegliare ancora il transito delle grosse navi commerciali.

Dal 2021 tutta questa zona è considerata un museo sopra e sotto il mare. Sul suolo sono ancora evidenti gli ampi solchi delle trincee, sott’acqua i relitti delle navi affondate sono muti testimoni della terribile battaglia che vi si è consumata.

I cannoni dei forti turchi, le decine di mine posizionate a difesa dello Stretto e i micidiali siluri del sommergibile tedesco U-boot 21 hanno permesso di affondare del naviglio importante: corazzate, incrociatori, navi da trasporto, sommergibili, torpediniere, bettoline, pontoni da sbarco. Chi ama i relitti troverà sicuramente materiale a sufficienza per pianificare un viaggio in questi luoghi.

Ovunque, lungo la penisola, si ricorda la data del 18 marzo 1915: una giornata gloriosa per i turchi, che resistettero all’attacco dal mare da parte della flotta giunta dall’Europa per sfondare, senza successo, lo sbarramento dei Dardanelli. Lo si rammenta con tante bandiere rosse con la stella e la mezzaluna, la bandiera della Turchia, che sventola con orgoglio nel vento, ovunque.

In mare restano le evidenze di questa terribile battaglia. Il fondale è costellato di relitti di ogni tipo di nave, tutte affondate durante questo terribile scontro. Ben più di venti relitti sono noti e visitabili già da ora, altri sono a profondità più impegnative.

Ecco perché, quando mi è stato proposto questo viaggio “esplorativo” da parte di Turkish Airlines, ho accettato con entusiasmo, data la mia passione per la “lamiera sommersa”.
Insieme ad altri undici subacquei, abbiamo usufruito dell’ospitalità delle strutture alberghiere, di tutta l’organizzazione turistica e dei transfer per gli spostamenti da e per il diving.

Tutto si è svolto con un ritmo fitto di appuntamenti e di impegni per vedere il più possibile di quanto offre questa terra ricca di storia in pochi giorni.

Il relitto del HMS Lundy

Tra i relitti visitati durante il nostro viaggio, il relitto del dragamine Lundy è stato particolarmente interessante.
L’HMS Lundy, costruito nel 1908 a Beverley, in Inghilterra, era originariamente un peschereccio di proprietà della Hull Steam Fishing & Ice Company.
Questa nave di 188 tonnellate, con un motore del marchio Smith, era stata precedentemente utilizzata in lavori non militari e, allo lo scoppio della campagna dei Dardanelli, fu requisita dalla Marina britannica, cominciando a operare come dragamine sotto il comando del Comandante Henry Charls Taylor.
II 16 agosto 1915 affondò per collisione con un’altra imbarcazione, la SS Kalyan, una nave di linea di 9.118 tonnellate, anch’essa convertita per la guerra, e utilizzata per il trasporto di truppe e merci.
Questa stava tentando di sottrarsi ai colpi dell’artiglieria nemica, durante un cannoneggiamento delle batterie terrestri turche quando si verificò la collisione.

Nello scontro tra le due navi, di diverso tonnellaggio, l’HMS Lundy, che era più piccola, ebbe la peggio. La collisione, e il conseguente affondamento, causarono la morte di un marinaio.

Lo storico Gordon Smith descrive così l’incidente:
“L’HMS Lundy era posizionato al fianco della SS Kalyan, di fronte alla spiaggia di Suvla, per lo scambio del carico di munizioni. Improvvisamente, le due navi vennero inquadrate dall’artiglieria turca e fatte bersaglio di numerosi colpi.
Il comandante della nave SS Kalyan decise di spostare la nave, per cercare di posizionarsi al di fuori del tiro degli obici ottomani.
Quando uno dei colpi giunse molto in prossimità dello scafo, il Commandante del Kalyan diede ordine di forzare le macchine, aumentando la velocità e virando. L’equipaggio del SS Lundy non udì gli avvertimenti e le urla, e fu così che, durante tale manovra, la sua poppa fu trascinata sotto la poppa della nave più grande, e lo scafo del SS Lundy venne forato dall’elica della SS Kalyan, che lo danneggiò irrimediabilmente.”

Oggi la nave è appoggiata sul fondo in linea di navigazione. La sua sagoma scura è già visibile mentre scendiamo lungo la cima. A differenza di altri relitti, questa nave è ben conservata. Pare quasi intatta, nonostante i più di cento anni di permanenza sott’acqua. Per chi ama i relitti, è uno spettacolo: siamo a poco più di venti metri di profondità, ed essendo lunga solo 33 metri, la si può percorrere e visitare molto bene. Assolutamente da non perdersi è la visione della prua che, come in ogni relitto, è un segno di riconoscimento della nave. Il grosso argano posizionato a centro nave è un altro punto su cui soffermarsi e dedicare qualche minuto di attenzione. Le stive sono tutte aperte, erano infatti ricoperte da assi di legno che, al momento dell’affondamento, sono state portate via dalle prime onde che hanno sommerso il ponte. Da notare, infine, la poppa con la struttura che alloggiava le macchine per la propulsione e, subito dopo, ecco il timone e l’elica, parzialmente infossati nella sabbia. Impossibile non scendere sul fondo e illuminare entrambi, per osservare i particolari che si accendono di colori sgargianti, per le numerose spugne incrostanti, e gli esseri che hanno colonizzato il relitto. Sono sicuramente un sigillo finale per terminare l’immersione sul relitto del Lundy.

Bibliografia: Claudio Grazioli – scubaportal.it

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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