Il KT-12 a Orosei: un relitto che sorprende sempre

Ci sono immersioni che, fatte e rifatte, sorprendono sempre, capita che appena usciti dall’acqua si abbia la voglia di ritornarci e con maggior entusiasmo: il relitto del KT-12 di Orosei, in Sardegna è una di queste. Per chi ama i relitti come me, le lamiere del KT-12 ogni volta che vi faccio visita, mi sorprendono, per la quantità di cose nuove che ci sono da vedere, scoprire, cercare, ricercare, scovare: è fantastico!

KT è l’acronimo di Kriegs-Transporter che significa nave da trasporto militare. I piani di costruzione di queste navi, denominati semplicemente KT, erano un progetto della Deutsche Werft di Amburgo. 

Il KT-12 era una nave da guerra tedesca adibita al trasporto, e commissionata dalla Kriegsmarine, la Marina da Guerra Tedesca, alle officine O.T.O. di Livorno, insieme alla nave gemella KT-11.  Il 19 maggio 1943, la nave fu consegnata nel porto di Livorno. Si trattava di una nave militare da carico con fondo piatto, lunga 68 metri, larga 11 metri, con un dislocamento di circa 700 tonnellate e un apparato motore di 3 caldaie e 2 motrici alternative. Era anche ben armata con due cannoncini da 75/40mm, una mitraglia da 37/54mm, due da 20/65mm AA, e due MG-34 da 7,62mm. Nello specifico la nave KT-12, quando venne affondata, era stata adibita al trasporto di veicoli, carburante, munizione derrate per le truppe. Si può tranquillamente affermare che questo progetto di imbarcazione era ottimo, la nave era rapida da assemblare, molto versatile, spaziosa, e proprio per la bontà del progetto, un KT navigò e venne utilizzato dopo la guerra sino agli anni settanta.

I KriegsTransporter furono realizzati da diversi cantieri italiani: l’Ansaldo di Sestri Levante, i Cantieri del Tirreno di Riva Trigoso, i Cantieri Navali Riuniti di Ancona; e venne realizzato anche all’estero da differenti cantieri oltre a quelli tedeschi, vennero costruiti anche in Francia, Ungheria e nella Russia occupata dall’esercito tedesco.

KT-12: la storia

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La nostra nave parte il 10 giugno 1943 da Livorno, per il suo primo viaggio, carica di vettovagliamenti, di mezzi, di munizioni, e di fusti di carburante alla volta della Maddalena. Nel porto dell’isola, i militari caricano ulteriori equipaggiamenti completando le stive. Dopodiché la nave parte in direzione Cagliari, ma la destinazione finale è un porto dell’Africa del nord: è il primo viaggio del KT-12, ma sarà anche l’ultimo. Poco dopo mezzogiorno, la nave si trova di fronte al centro abitato di Orosei, è una giornata limpida e con un bel sole caldo. I marinai a bordo del KT-12 si stanno avvicendando nei turni della mensa. Anche il Secondo Ufficiale Jurgen Weinberg a quell’ora è in mensa. Ad un certo punto, si ode un forte boato che fa sussultare violentemente l’intero scafo, gettando a terra uomini e materiali. Jurgen che allora aveva 21 anni, capisce immediatamente cosa è accaduto: un siluro ha colpito la nave.

Sfortunatamente per il KT-12, nella stessa zona di transito, sostava in agguato il sommergibile inglese HMS Safari, una unità della Marina Inglese che durante la guerra, ha arrecato parecchi danni e lutti, alle forze dell’Asse.

Jurgen Weinberg si alza immediatamente e si proietta fuori dalla mensa, a stento apre la porta del corridoio che porta all’esterno, le strutture sono piegate e deformate dall’esplosione. Quando riesce ad uscire all’aperto, volge lo sguardo verso prua, da dove proviene il fumo. Nell’aria un forte odore acre lasciato dall’esplosione. Vede che la nave sta navigando priva della prua, e che la stessa prua staccatasi, sta affondando tra alti sbuffi d’acqua sulla sinistra. Dove una volta c’era la prua della nave, ora c’è uno squarcio enorme e si vede l’orizzonte del mare. Li ora stanno entrando grosse onde di acqua salata, che fanno piegare il ponte leggermente verso il basso: la nave sta iniziando ad inabissarsi. Proprio per il peso dell’acqua di mare che violentemente sta invadendo le stive, alcuni mezzi scivolano fuori bordo dallo squarcio, ed affondano immediatamente e tutt’intorno, sulla superficie del mare, si stanno alzando le fiamme.

Questa scena apocalittica venne narrata da Weinberg, qualche anno fa ad Egidio Trainito, durante un incontro organizzato. Mentre Jurgen raccontava questi accadimenti, aveva gli occhi lucidi. Ciò che vide e che visse, se lo portò dentro per tutto il resto della sua esistenza.

Weinberg disse che doveva salva la propria vita alla sua reazione immediata: la sua prontezza di spirito, gli fece guadagnare rapidamente la murata. Si salvò gettandosi in mare, prima che il disastroso rogo prendesse possesso della superficie marina, tutto intorno alla nave. Mentre il KT-12 continuava a navigare, Jurgen galleggiava in mare, al di fuori dell’incendio, sorretto dal giubbotto salvagente che i marinai obbligatoriamente indossavano durante la navigazione. Ben presto le fiamme si impossessarono delle strutture, dello scafo, e … di tutto ciò che vi era intorno. L’abbondante carburante trasportato, dopo l’esplosione era fuoriuscito dai fusti squarciati, e galleggiava sulla superficie del mare in fiamme. Il grande rogo era cosi alimentato dal carburante, che veniva sversato dai fusti ancora all’interno della stiva: ora il fuoco circondava la nave.

L’ultima immagine di quei terribili momenti che il Sottoufficiale Jurgen Weinberg ha negli occhi, e ci racconta, interrompendosi più volte per l’emozione è qualcosa di terribile.

 -“ … Lentamente la poppa si alzò in verticale, facendo emergere le eliche, che ancora giravano vorticosamente, schiaffeggiando l’acqua, e provocando tutt’intorno sbuffi e vortici infuocati. Le fiamme sollevate dall’acqua, volteggiavano in aria per ricadere in mare, e ricordo una figura nera, in piedi sulla poppa della nave che affonda, era un mio camerata, …intorno a lui un mare di fiamme.” –

L’inferno sul mare uccise e provocò gravi ustioni a chi vi si gettava per cercare scampo a nuoto.  Molti marinai che giunsero a riva, erano coperti da olio con terribili ustioni, le grandi piaghe facevano staccare la pelle dal corpo. Per alcuni giorni sulla spiaggia, gli abitanti di Orosei trovarono giovani marinai tedeschi morti, restituiti dal mare. Accanto ai corpi diversi fusti si spiaggiarono, colmi di preziosissimo carburante per quel triste periodo della guerra. I fusti che giunsero a riva furono così numerosi che il KT-12 fu denominato dagli abitanti di Orosei: “la petroliera”.  Fu ritrovato anche un siluro sulla lunga spiaggia, che venne fatto brillare in seguito, e solo dopo che i ragazzi del paese, incauti lo cavalcarono per gioco.

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L’immersione

Oggi il relitto è appoggiato sul fondale di 35metri, in posizione di navigazione. La prua è staccata dal relitto ed è a circa 800 metri dal resto della nave. Sott’acqua lungo il percorso che ha fatto navigando il KT-12 prima di affondare, si possono ritrovare i resti di un camion, di un carrello che portava un generatore, di diversi fusti del carburante ormai vuoti, ed un cannone. Quest’arma era posizionata sulla prua della nave, proprio a difesa da eventuali attacchi, ma quando esplose il siluro venne sbalzato in mare.

Ho già visitato altre volte questo relitto, che lo ritengo uno dei più belli della Sardegna, ed ogni volta mi racconta qualche cosa di nuovo. Anche questa volta il KT-12 non mi ha deluso, anzi mi ha raccontato un nuovo pezzo della sua storia.

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Bruce Luche proprietario dell’Orosei Diving Center preavvisato del mio arrivo con una telefonata, mi ha riservato due immersioni fantastiche sul relitto. Il primo tuffo sarà un regalo per me, perché navigheremo sul fondo alla ricerca dei pezzi caduti in mare, al momento dell’esplosione: saremo solo in tre, un numero perfetto: io, Bruce Luche e Marco D’Alessio, divemaster e guida del diving. La giovane Sara, la seconda guida del diving, ci assisterà in gommone sulla verticale, pronta in caso di bisogno. L’immersione inizierà proprio là nel punto dove il siluro ha spezzato la nave. Scenderemo sul fondo a caccia dei mezzi sbalzati e scivolati dalla nave in mare durante l’ultimo breve tratto percorso prima di affondare. Sono alcuni mezzi di trasporto: un camion o comunque quello che ne resta, un carrello, un generatore, molti fusti di combustibile. Tutti distanti tra loro, sono scivolati fuori bordo proprio dallo squarcio aperto dal siluro, e ora sono sul fondo tra la sabbia bianca e nella foresta di posidonia.

Bruce ha le mire di ciascun pezzo, e dopo aver controllato con un’occhiata in direzione della costa, ci tuffiamo. Ed ecco apparire sotto di noi quel che resta di un camion: riconosco il motore, posizionato anteriormente agli assi con le ruote, quelle anteriori e le ruote posteriori doppie, e in mezzo il differenziale. Il tutto ormai ricoperto dalla vegetazione marina, da spugne e animali che vi hanno eretto la loro casa, nel tempo. Scatto qualche foto per documentare ciò che ne resta. Siamo a 34 metri, e non possiamo dilungarci troppo perché questa non sarà la sola sosta, per poter continuare il percorso sul fondo e trovare il resto del carico. Ci alziamo leggermente e ripartiamo pinneggiando. Una seconda tappa la facciamo al carrello, che portava sicuramente quel che resta del generatore.  Anche di questo mezzo resta ben poco, ovviamente, vuoi per la pochezza dei pezzi che lo componevano, vuoi perché il tempo ed il mare implacabilmente hanno deteriorato i materiali. Ecco là il generatore, probabilmente serviva a dare energia a quelle che per anni, si è pensato fossero delle “gruette”, affondate proprio di fianco alla poppa del KT-12. Questi strani mezzi, si sono rivelati solo recentemente dei prototipi di antenne radar, che i tedeschi costruirono per ostacolare gli attacchi degli aerei inglesi sul suolo africano. Tutto ciò lo si è saputo solo dopo l’intervista al marinaio Jurgen Weinberg che era a bordo durante l’affondamento.  Tutti questi inediti particolari sono stati raccontati, durante l’intervista a Egidio Trainito che anni fa lo incontrò appositamente, in Germania.

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Eseguo qualche altro scatto fotografico, e poi getto un veloce sguardo al computer e uno al manometro, e via pinneggiando alla ricerca di altro. Bruce osserva la bussola e dopo qualche pinneggiata rintracciamo qualche fusto di carburante. I fusti vuoti posizionati lungo il percorso, sono ormai semi affondati nella sabbia e sono ricoperti di alghe, ma sono ancora ben riconoscibili.

Ci mancherebbe di ritrovare e fotografare il cannone, che era posizionato proprio sulla prua, e che al momento dello scoppio del siluro, è stato violentemente strappato dal ponte e sbalzato in mare. Inizialmente fu ritrovato negli anni novanta da Franco Luche, padre di Bruce, ed esperto conoscitore di questi fondali. Lo cerchiamo a lungo sul fondo, tra i lunghi nastri delle foglie di posidonia, ma senza successo. Bruce guarda e riguarda la bussola, e poi si guarda intorno, conosce ogni angolo di questo fondale percorso negli anni con suo padre, che fondò nel 1994 l’Orosei Diving Center sicuramente il primo diving da queste parti della Sardegna. Ben presto, Franco inserì nelle immersioni che il suo centro aveva a catalogo, anche il relitto il KT-12, e fu così proprio lui, il promotore per la divulgazione, di questo bellissimo relitto.

Immediatamente penso: – “…E se qualcuno si è portato via il cannone?”-

 Permettetemi di aprire e chiudere una parentesi su questa malsana ipotesi.

Purtroppo non sarebbe stata, questa una possibilità da scartare. Nonostante la legge punisca questi personaggi, ancora troppi predoni si divertono a collezionare parti di relitti, che non possono neppure esporre e che perciò si vedono costretti a nascondere in qualche scantinato, o dietro qualche saracinesca di garage senza capire, che lasciare ciò che si trova, li sul posto, si permette a tutti di goderne ogni volta che vi ci si reca, in immersione.

Bruce è alquanto deluso, non gli è mai capitato di non ritrovare qualche cosa che cercava quaggiù sul fondo. Anche perché ritiene questo luogo, un po’ come se fosse, “la cantina di casa sua”.

Tuttavia per ogni cosa c’è una spiegazione e solo dopo qualche giorno, sarà chiarito il mistero. Una rete a strascico ha spostato di parecchio il cannoncino da dove era originariamente posizionato. Quando scrivo, Bruce mi ha già telefonato e rassicurato: il cannone è ancora là sul fondo, per fortuna. In questi casi, forse una soluzione, potrebbe essere quella di portare il cannone più vicino alle strutture più grosse del relitto, anche se non si deve fare, e non è mai bello spostare armi, pezzi e oggetti dalla posizione originale. Tuttavia non essendo un relitto antico, questo potrebbe salvaguardare meglio il resto dei pezzi sparsi sul fondo, da ulteriori reti a strascico. E’ chiaro che basterebbe non permettere di pescare sotto costa con le reti, … ma questa è un’altra storia.

La seconda immersione è sulle strutture del KT-12, l’acqua limpida mi fa godere della vista integrale del relitto, è fantastico. Posso scorgere con uno sguardo l’intero ponte, da poppa allo squarcio. Sul ponte il cofano di macchina, al lato le gruette salpa scialuppe, ed ecco il secondo cannoncino ancora presente.  Scatto a più riprese entusiasta di poter ammirare in solitario tutto ciò. L’acqua limpida della Sardegna è impagabile per far foto ai relitti. Poi con Bruce decidiamo di scattare qualche foto della sala macchine senza effettuare una vera e propria penetrazione. Ci lasciamo calare in modo verticale nel cofano di macchina, semplicemente scaricando dolcemente il gav, senza spostarci all’interno. Due scatti, solo due scatti e via, non possiamo andare a spasso all’interno. Lo dico sempre agli amici relittari, sconsiglio di penetrare le strutture, che da oltre 75 anni sono sul fondo. E’ pericoloso! Quindi anche io mi attengo a questa regola. Il relitto è qui sotto dal 1943, è passato tanto tempo. Le correnti galvaniche, il sale, le forti mareggiate, hanno lesionato irrimediabilmente la struttura del relitto. Il KT-12 è già collassato una volta, complice sicuramente anche il peso di una grossa ancora di una nave, gettata imprudentemente sul ponte. Ora l’ancora è ancora là sulla struttura, con la sua grossa catena. Quello che è certo è che il ponte si è accartocciato sul resto della struttura in modo definitivo. Dobbiamo rassegnarci, è il destino di tutti i relitti, pertanto, se non lo avete ancora visto, vi consiglio di non perdervelo e di organizzare assolutamente un tuffo su questo relitto, facendovi accompagnare da Bruce Luche, che è sicuramente il maggior esperto del KT-12.

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Chi era il sommergibile HMS Safari

Due parole sull’altro protagonista di questa storia: il sommergibile inglese HMS Safari. Varato nel novembre del 1941, operò a lungo nel Mediterraneo, riuscendo ad affondare molte navi italiane e tedesche. Una curiosità storica è che fu costruito grazie al contributo personale dei cittadini di Dereham, un piccolo centro della contea del Norfolk, durante una Warship Week, cioè una raccolta fondi locale per finanziare la costruzione di una nave da guerra. Il Safari riuscì a sopravvivere alla guerra, e venne affondato nel Canale della Manica nel 1946, alla profondità di 44 metri, diventando così un sito popolare per le immersioni.

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Diario di bordo del sommergibile HMS SAFARI che riporta gli eventi durante l’attacco al Kt-12.

La mattina del 10 giugno, ore 11:55 leggiamo: “Avvistato un piccolo mercantile”.

Poco dopo, alle 12:19: “Lanciati 3 siluri […] uno colpisce la nave”.

Sul diario alle 12:26 viene riportata la seguente scena:

 “La sala motori e la poppa della nave bruciano furiosamente. Il carico sembra essere costituito da automezzi e fusti di petrolio. Rottami della barca a galla. Molte piccole deflagrazioni sulla superficie dell’acqua fino a 4 cables di distanza, nel mezzo si può vedere l’E-boot (motosilurante N.d.A.) che recupera sopravvissuti coperti d’olio”.

In realtà non era un E-boot (cioè una motozattera da guerra veloce ed armata, della Kriegsmarine ma una lancia di salvataggio. L’equipaggio del Safari se ne accorge (“decidiamo di lasciarla al suo compito umanitario”) e attende, osservando la scena da distanza. Poi alle 13.00 in punto segnano sul diario di bordo: “La nave affonda nel punto 40.21 N e 09.45 E.”, esattamente 41 minuti dopo il lancio dei siluri, l’affondamento è completato.”

(i testi del diario di bordo del Safari sono tratti dal libro – “Relitti in Sardegna” di Egidio Trainito, Ed. Taphros)

KT-12: le date significative

  • 19-05-1943 il KT-12 viene consegnato alla Kriegsmarine (la Marina tedesca);
  • 10-06-1943 primo viaggio del KT-12: Livorno – la Maddalena;
  • 10-06-1943 a mezzogiorno e mezzo, il KT-12 viene affondato dal sommergibile britannico HMS Safari, proprio di fronte al centro abitato di Orosei;
  • 1994 Franco Luche dell’Orosei Diving Center, il primo centro immersioni di Orosei e dintorni, inizia a guidare i clienti al relitto del KT-12. 
  • 19-05-2018 anniversario del 75° anno dell’affondamento del KT-12, Bruce Luche organizza una commemorazione dell’avvenimento, in memoria dei marinai periti.
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Bibliografia: Claudio Grazioli – Scubaportal.it

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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