Autocontrollo e gestione della paura aiutano lo speleosub a seguire il filo d’Arianna

Il fascino dell’ignoto, il silenzio, la scoperta, il compiacimento per essere arrivato fino lì, la ricerca di un certo senso di perfezione, l’amore per la natura, il senso di libertà, il piacere di essere soli, sono tra i fattori che spingono gli speleosub ad immergersi in grotta.

La speleologia subacquea è un’attività che coniuga la passione, l’impegno, l’amore per la natura e il piacere di fare qualcosa di esclusivo.
Le immersioni in grotte sommerse avvengono ai vari angoli del globo e hanno portato a scoperte di estremo interesse: dalle ossa del più antico essere umano vissuto negli Stati Uniti, ai reperti archeologici, alla scoperta di batteri che si nutrono di metano, al ritrovamento dei resti di animali estinti, solo per citarne alcune.
Per non parlare dell’importanza che le esplorazioni speleosub hanno sul piano della geologia e dell’idrografia.

Foto di Adriano Penco dall’archivio Scubaportal

Dal punto di vista psicologico si aggiunge il piacere dello speleologo subacqueo nell’andare in un posto quieto, vergine, in cui non ci siano le fatiche, le criticità e le brutture che, a volte, fanno parte della quotidianità. Si cerca una situazione che offra una pagina bianca da riempire di esperienze, di sensazioni e di emozioni vitali.
L’immersione in grotta procede per il meglio quando lo speleologo subacqueo agisce in modo fluido e preciso, pienamente focalizzato su quello che sta facendo e vivendo. Pertanto, l’attività speleosubacquea regala a chi la pratica un particolare senso di perfezione.

foto di Massimo Boyer

Complessità della speleologia subacquea

La speleologia subacquea richiede e combina insieme le competenze speleologiche e subacquee, entrambe imprescindibili per la progressione in sicurezza in una grotta allagata.
Vale la pena ricordare che, trattandosi di un ambiente chiuso, per riemergere da un’immersione in grotta bisogna ripercorrere tutto il tragitto fatto fin dall’inizio. Questo implica che lo speleosub non può riemergere quando vuole o quando si verifica un problema. Lo speleologo subacqueo può riemergere soltanto quando avrà percorso a ritroso lo stesso tratto di grotta e sopra di lui (o sopra di lei) ci sarà nuovamente aria e non più roccia.
La complessità della speleologia subacquea richiede, oltre alle competenze tecniche e all’impegno fisico, anche un atteggiamento mentale corretto.

Aspetti psicologici da gestire durante l’immersione in grotta

Dal punto di vista psicologico immergersi in una grotta significa, tra le altre cose, entrare in acqua con la consapevolezza di poter riemergere solo quando l’acqua non sfiorerà più la roccia, superando l’idea di essere in trappola.
Affrontare l’immersione in ambiente ipogeo con la paura di essere intrappolati, infatti, renderebbe ansioso lo spelosub al suo ingresso in acqua. Con un atteggiamento mentale spaventato, lo speleologo subacqueo correrebbe un maggior rischio di avere un attacco di panico.
L’ansia in sé non è pericolosa, né lo è un attacco di panico ma, oltre a causare l’iperventilazione e un’eccessiva emissione di anidride carbonica, ansia e panico fanno perdere la concentrazione. In tali condizioni lo speleosub, anziché agire lucidamente, potrebbe diventare impulsivo e commettere errori che, in quella situazione, possono rivelarsi fatali.
Affrontare un’immersione in grotta significa, oltre che pianificare meticolosamente l’attività e predisporre le opportune sicurezze in caso d’imprevisto, vuol dire anche avere un atteggiamento lucido e calmo. E’ fondamentale inoltre che lo speleologo subacqueo, pur consapevole delle difficoltà e dei rischi di quanto sta facendo, non si focalizzi su di essi. E’ bene invece che il suo focus sia su quanto sta facendo, momento per momento, senza che i timori lo deconcentrino.
La torbidità delle acque, soprattutto a ritorno o nel caso in cui un altro speleologo subacqueo sia appena passato, è un altro fattore critico da tenere presente durante l’immersione in ambiente ipogeo.
In un ambiente subacqueo buio, chiuso, con diramazioni, talvolta stretto e talaltra molto ampio, con una visibilità prossima allo zero, l’importanza del filo d’Arianna è paragonabile a quella delle bombole.
La sagola che lo speleosub posiziona dall’inizio dell’immersione è il filo d’Arianna che lo riporterà indietro, laddove l’acqua in cui è immerso non sfiora più la roccia.
La buona concentrazione, la lucidità e l’autocontrollo aiutano lo speleologo subacqueo a posizionare la sagola nel modo migliore e a utilizzarla correttamente tornando indietro.
Viceversa, in caso di eccessiva ansia o di panico il subacqueo può perdere la sagola, spostarla, danneggiarla o renderla comunque inservibile. Tale condotta può avere esiti infausti o, in uno scenario roseo, può intrappolare lo speleosub in una zona asciutta con una sacca d’aria. In tal condizioni, bagnato in un ambiente mediamente freddo, con limitate scorte di acqua potabile e di cibo, lo speleologo subacqueo potrà solo attendere i soccorsi.
In questa circostanza, oltre ai problemi legati alla scarsità o alla mancanza di cibo e di acqua, uno dei rischi che corre lo speleosub è l’ipotermia. Questo rende necessario un soccorso rapido.

foto di Massimo Boyer

Complessità del soccorso spelosubacqueo

In caso di incidente in grotta e ancor più in una grotta con zone allagate, le operazioni di salvataggio sono difficili, richiedono personale altamente specializzato e comportano tempi lunghi.
Infatti, se un salvataggio in grotta è difficile di per sé, un salvataggio in una grotta allagata è particolarmente complesso, come ha dimostrato anche lo spiegamento di forze in occasione del salvataggio dei ragazzi bloccati in una grotta in Tailandia nel 2018.
I ragazzi rimasero intrappolati in una zona con una sacca d’aria. Si trattava di una grotta allagatasi velocemente a causa delle piogge monsoniche e fu necessario l’intervento di esperti, speleologi e speleosub giunti da varie parti del mondo per trarli in salvo.
Un intervento ben pianificato e ben gestito, la lucidità dei soccorritori e le cautele adottate per scongiurare crisi di panico nei ragazzi da soccorrere, in particolare, hanno permesso che la vicenda avesse un lieto fine.

foto di Davide Corengia, dall’archivio Scubazone

Preparazione psicologica all’immersione in ambiente ipogeo

Oltre alla preparazione tecnica e fisica e all’allenamento costante, prima di affrontare l’immersione in grotta si raccomanda una sincera attenzione agli aspetti psicologici.
E’ di vitale importanza infatti valutare la propria condizione psicologica prima di entrare in acqua e in grotta. Se non c’è una totale capacità di rimanere focalizzati su quanto si sta facendo è meglio rinunciare e rinviare l’immersione a un’altra occasione.
Ad esempio, è bene che lo speleologo subacqueo, quando si immerge, lasci ogni preoccupazione ed entri in acqua libero dai pensieri, timori e responsabilità della sua vita ‘terrena’. In tal modo, quando entra in acqua, lo speleologo subacqueo può concentrarsi su quanto sta facendo e sull’ambiente in cui si trova. Se così non fosse lo speleosub rischierebbe di distrarsi preoccupandosi dei problemi del mondo esterno per i quali, in quel momento, non potrebbe comunque fare nulla.
Sul piano psicologico occorre inoltre una preparazione ‘a secco’ che permetta allo speleosub di sentirsi in grado di gestire eventuali inconvenienti che dovessero verificarsi durante l’immersione.

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speleologia subacquea

Autocontrollo e gestione della paura aiutano lo speleosub a seguire il filo d’Arianna

Beatrice Corsale10/08/2021Medicina e tecnica0

Il fascino dell’ignoto, il silenzio, la scoperta, il compiacimento per essere arrivato fino lì, la ricerca di un certo senso di perfezione, l’amore per la natura, il senso di libertà, il piacere di essere soli, sono tra i fattori che spingono gli speleosub ad immergersi in grotta.

La speleologia subacquea è un’attività che coniuga la passione, l’impegno, l’amore per la natura e il piacere di fare qualcosa di esclusivo.
Le immersioni in grotte sommerse avvengono ai vari angoli del globo e hanno portato a scoperte di estremo interesse: dalle ossa del più antico essere umano vissuto negli Stati Uniti, ai reperti archeologici, alla scoperta di batteri che si nutrono di metano, al ritrovamento dei resti di animali estinti, solo per citarne alcune.
Per non parlare dell’importanza che le esplorazioni speleosub hanno sul piano della geologia e dell’idrografia.speleologia subacquea

Foto di Adriano Penco dall’archivio Scubaportal

Dal punto di vista psicologico si aggiunge il piacere dello speleologo subacqueo nell’andare in un posto quieto, vergine, in cui non ci siano le fatiche, le criticità e le brutture che, a volte, fanno parte della quotidianità.  Si cerca una situazione che offra una pagina bianca da riempire di esperienze, di sensazioni e di emozioni vitali.
L’immersione in grotta procede per il meglio quando lo speleologo subacqueo agisce in modo fluido e preciso, pienamente focalizzato su quello che sta facendo e vivendo. Pertanto, l’attività speleosubacquea regala a chi la pratica un particolare senso di perfezione.speleologia subacquea

foto di Massimo Boyer

Complessità della speleologia subacquea

La speleologia subacquea richiede e combina insieme le competenze speleologiche e subacquee, entrambe imprescindibili per la progressione in sicurezza in una grotta allagata.
Vale la pena ricordare che, trattandosi di un ambiente chiuso, per riemergere da un’immersione in grotta bisogna ripercorrere tutto il tragitto fatto fin dall’inizio. Questo implica che lo speleosub non può riemergere quando vuole o quando si verifica un problema. Lo speleologo subacqueo può riemergere soltanto quando avrà percorso a ritroso lo stesso tratto di grotta e sopra di lui (o sopra di lei) ci sarà nuovamente aria e non più roccia.
La complessità della speleologia subacquea richiede, oltre alle competenze tecniche e all’impegno fisico, anche un atteggiamento mentale corretto.

Aspetti psicologici da gestire durante l’immersione in grotta

Dal punto di vista psicologico immergersi in una grotta significa, tra le altre cose, entrare in acqua con la consapevolezza di poter riemergere solo quando l’acqua non sfiorerà più la roccia, superando l’idea di essere in trappola.
Affrontare l’immersione in ambiente ipogeo con la paura di essere intrappolati, infatti, renderebbe ansioso lo spelosub al suo ingresso in acqua. Con un atteggiamento mentale spaventato, lo speleologo subacqueo correrebbe un maggior rischio di avere un attacco di panico.
L’ansia in sé non è pericolosa, né lo è un attacco di panico ma, oltre a causare l’iperventilazione e un’eccessiva emissione di anidride carbonica, ansia e panico fanno perdere la concentrazione. In tali condizioni lo speleosub, anziché agire lucidamente, potrebbe diventare impulsivo e commettere errori che, in quella situazione, possono rivelarsi fatali.
Affrontare un’immersione in grotta significa, oltre che pianificare meticolosamente l’attività e predisporre le opportune sicurezze in caso d’imprevisto, vuol dire anche avere un atteggiamento lucido e calmo. E’ fondamentale inoltre che lo speleologo subacqueo, pur consapevole delle difficoltà e dei rischi di quanto sta facendo, non si focalizzi su di essi. E’ bene invece che il suo focus sia su quanto sta facendo, momento per momento, senza che i timori lo deconcentrino.
La torbidità delle acque, soprattutto a ritorno o nel caso in cui un altro speleologo subacqueo sia appena passato, è un altro fattore critico da tenere presente durante l’immersione in ambiente ipogeo.
In un ambiente subacqueo buio, chiuso, con diramazioni, talvolta stretto e talaltra molto ampio, con una visibilità prossima allo zero, l’importanza del filo d’Arianna è paragonabile a quella delle bombole.
La sagola che lo speleosub posiziona dall’inizio dell’immersione è il filo d’Arianna che lo riporterà indietro, laddove l’acqua in cui è immerso non sfiora più la roccia.
La buona concentrazione, la lucidità e l’autocontrollo aiutano lo speleologo subacqueo a posizionare la sagola nel modo migliore e a utilizzarla correttamente tornando indietro.
Viceversa, in caso di eccessiva ansia o di panico il subacqueo può perdere la sagola, spostarla, danneggiarla o renderla comunque inservibile. Tale condotta può avere esiti infausti o, in uno scenario roseo, può intrappolare lo speleosub in una zona asciutta con una sacca d’aria. In tal condizioni, bagnato in un ambiente mediamente freddo, con limitate scorte di acqua potabile e di cibo, lo speleologo subacqueo potrà solo attendere i soccorsi.
In questa circostanza, oltre ai problemi legati alla scarsità o alla mancanza di cibo e di acqua, uno dei rischi che corre lo speleosub è l’ipotermia. Questo rende necessario un soccorso rapido.speleologia subacquea

foto di Massimo Boyer

Complessità del soccorso spelosubacqueo

In caso di incidente in grotta e ancor più in una grotta con zone allagate, le operazioni di salvataggio sono difficili, richiedono personale altamente specializzato e comportano tempi lunghi.
Infatti, se un salvataggio in grotta è difficile di per sé, un salvataggio in una grotta allagata è particolarmente complesso, come ha dimostrato anche lo spiegamento di forze in occasione del salvataggio dei ragazzi bloccati in una grotta in Tailandia nel 2018.
I ragazzi rimasero intrappolati in una zona con una sacca d’aria. Si trattava di una grotta allagatasi velocemente a causa delle piogge monsoniche e fu necessario l’intervento di esperti, speleologi e speleosub giunti da varie parti del mondo per trarli in salvo.
Un intervento ben pianificato e ben gestito, la lucidità dei soccorritori e le cautele adottate per scongiurare crisi di panico nei ragazzi da soccorrere, in particolare, hanno permesso che la vicenda avesse un lieto fine.speleologia subacquea

foto di Davide Corengia, dall’archivio Scubazone

Preparazione psicologica all’immersione in ambiente ipogeo

Oltre alla preparazione tecnica e fisica e all’allenamento costante, prima di affrontare l’immersione in grotta si raccomanda una sincera attenzione agli aspetti psicologici.
E’ di vitale importanza infatti valutare la propria condizione psicologica prima di entrare in acqua e in grotta. Se non c’è una totale capacità di rimanere focalizzati su quanto si sta facendo è meglio rinunciare e rinviare l’immersione a un’altra occasione.
Ad esempio, è bene che lo speleologo subacqueo, quando si immerge, lasci ogni preoccupazione ed entri in acqua libero dai pensieri, timori e responsabilità della sua vita ‘terrena’. In tal modo, quando entra in acqua, lo speleologo subacqueo può concentrarsi su quanto sta facendo e sull’ambiente in cui si trova. Se così non fosse lo speleosub rischierebbe di distrarsi preoccupandosi dei problemi del mondo esterno per i quali, in quel momento, non potrebbe comunque fare nulla.
Sul piano psicologico occorre inoltre una preparazione ‘a secco’ che permetta allo speleosub di sentirsi in grado di gestire eventuali inconvenienti che dovessero verificarsi durante l’immersione.

Autocontrollo e gestione della paura

Gli speleosub sottolineano quanto sia fondamentale l’aspetto psicologico nell’attività speleosubacquea.
Infatti i protagonisti dell’immersione in grotta, precisano che, nell’immersione speleosubacquea, uno dei fattori di rischio è la perdita del controllo emotivo perché nelle grotte sommerse le sensazioni e le paure si moltiplicano.
In un ambiente chiuso, spesso molto stretto, con acqua fredda e con visibilità ridotta a zero è alto il rischio di innervosirsi, di produrre sempre più anidride carbonica e di perdere ancora più lucidità, con il rischio di commettere errori fatali.
In situazioni simili occorre avere un buon autocontrollo per calmarsi e pensare a quello che si sta facendo.
Jim Wjatt, Istruttore e Direttore dei training speleosub della National Speleolog Society americana (NSS-CDS), precisa che l’attività speleosubacquea in sicurezza dipende al 70% da abilità mentali.
L’immersione in grotta richiede pertanto una preparazione specifica che comprende anche gli aspetti psicologici.
Una regola da tenere presente, in caso di imprevisto o di incertezza sul da farsi è:

  1. fermati
  2. calmati
  3. pensa/studia la situazione
  4. agisci

Come in ogni attività complessa e rischiosa è infatti importante valutare al meglio la situazione ed evitare di agire di impulso.
Chi non è allenato all’ambiente ipogeo può innervosirsi e andare in panico, per cui la familiarità con l’ambiente ipogeo e la buona capacità di gestire le emozioni sono un requisito non meno importante delle competenze strettamente tecniche.
Prima di affrontare un’immersione in ambiente ipogeo (ma analoghe considerazioni valgono per ogni tipo d’immersione) è fondamentale essere onesti rispetto alle proprie capacità e affrontare solo le situazioni che si è realmente in grado di gestire, acquisendo esperienza gradualmente e affinando, di conseguenza, competenze tecniche e psicologiche.
Anche la stanchezza, o la tensione psicologica, deve costituire un segnale importante per valutare se immergersi o no.

foto di Davide Corengia dall’archivio Scubazone

Benefici psicologici dell’attività speleosubacquea

Sebbene non vi siano studi specifici relativi ai benefici psichici della speleologia subacquea, si ritiene plausibile che i benefici psicologici osservati in chi pratica altri sport estremi con caratteristiche simili siano gli stessi anche per chi pratica la speleologia subacquea.
E’ stato osservato, ad esempio, che la contemplazione di scenari naturali sia benefica per l’organismo ed è stato rilevato un alto livello di benessere psicologico in chi pratica speleologia.
La capacità di avere un buon autocontrollo sott’acqua è un risvolto positivo che può essere esteso alle situazioni quotidiane, così come l’attitudine a risolvere i problemi ingegnandosi nel trovare soluzioni originali.
Chi pratica tale disciplina riferisce spesso di sentirsi appagato dall’attività e di vivere una vita piena anche grazie all’attività speleosubacquea.
Lo speleologo subacqueo ben preparato, che riconosce i propri limiti psicofisici e che sa quando rinunciare a un’immersione, continuerà a gustare il piacere dell’esplorazione delle cavità sommerse e ne porterà i benefici nella vita di tutti i giorni.

Bibliografia: Beatrice Corsale – scubaportal.it

Gus

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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