Lo Junkers Ju 88 di Santa Caterina: immersione sul relitto sommerso del Salento

Nelle acque della costa ionica pugliese riposa uno dei relitti aeronautici più affascinanti del Mediterraneo: uno Junkers Ju 88 della Seconda guerra mondiale, oggi trasformato in una straordinaria meta per gli appassionati di immersioni, storia e archeologia subacquea.

Un bombardiere tedesco nel mare del Salento

Al largo della costa ionica della Puglia, nelle acque comprese tra Gallipoli e Porto Cesareo, riposa uno dei relitti aeronautici più interessanti del Mediterraneo.

Si tratta di uno Junkers Ju 88, bombardiere bimotore tedesco utilizzato dalla Luftwaffe durante la Seconda guerra mondiale, adagiato sul fondale sabbioso davanti a Santa Caterina di Nardò, in provincia di Lecce.

Per molti anni l’esistenza dell’aereo fu tramandata principalmente attraverso i racconti degli abitanti e dei pescatori della zona. Si parlava di un grosso velivolo visto volare a bassa quota lungo la costa salentina prima di scomparire in mare.

In assenza di coordinate precise e di documenti capaci di indicare il punto esatto dell’inabissamento, la vicenda assunse progressivamente i contorni di una leggenda. Una leggenda che, tuttavia, era destinata a diventare realtà.

Il ritrovamento dello Junkers Ju 88

Nel 2009, dopo una serie di ricerche condotte sulla base delle testimonianze locali e delle indicazioni fornite dai pescatori, un gruppo di subacquei coordinato da Andrea Costantini riuscì a individuare il relitto a circa due miglia dalla costa di Santa Caterina di Nardò.

L’aereo si trova su un fondale prevalentemente sabbioso, a una profondità indicativa compresa tra 33 e 35 metri.

La fusoliera principale è ancora chiaramente riconoscibile e si presenta in un assetto quasi naturale, come se il velivolo fosse semplicemente atterrato sul fondo del mare. Il muso sarebbe orientato approssimativamente verso sud-ovest, mentre il troncone di coda e il ruotino si trovano separati dal corpo principale.

La disposizione relativamente ordinata delle parti e lo stato generale del relitto hanno fatto ipotizzare che l’aereo possa avere effettuato un ammaraggio controllato, anziché essere esploso o essersi disintegrato durante la caduta.

Che cos’era lo Junkers Ju 88

Lo Junkers Ju 88 fu uno degli aerei più versatili e importanti impiegati dalla Luftwaffe durante la Seconda guerra mondiale.

Progettato inizialmente come bombardiere veloce, venne successivamente adattato a numerosi ruoli operativi:

  • bombardiere medio;
  • ricognitore;
  • caccia pesante;
  • caccia notturno;
  • aerosilurante;
  • aereo da attacco al suolo.

Il velivolo aveva una configurazione bimotore ad ala bassa, una lunghezza di circa 14,4 metri e un’apertura alare superiore ai 20 metri. L’equipaggio variava in funzione della versione e della missione, ma normalmente era composto da quattro aviatori.

Il relitto pugliese presenta caratteristiche compatibili con uno Junkers Ju 88 A-4, una delle varianti da bombardamento maggiormente prodotte. L’identificazione esatta della versione e del singolo aeromobile non può però essere considerata definitiva, poiché non sarebbe stato ancora individuato con certezza un numero di costruzione completo.

L’immersione sul relitto

L’immersione sullo Junkers Ju 88 avviene generalmente seguendo una cima predisposta dal diving center. La discesa si svolge nel blu fino a quando, superata la quota dei trenta metri, la sagoma dell’aereo comincia a comparire sul fondale sabbioso.

Per un subacqueo appassionato di aviazione e storia militare, l’impatto visivo è particolarmente suggestivo. Non ci si trova davanti a un semplice insieme di lamiere, ma alla forma ancora riconoscibile di una macchina che un tempo volava sopra il Mediterraneo.

La cabina di pilotaggio

Avvicinandosi alla parte anteriore si distingue la zona della cabina di pilotaggio. La copertura trasparente è in gran parte scomparsa o danneggiata, ma all’interno sarebbero ancora riconoscibili il sedile del pilota e alcuni elementi appartenenti alla strumentazione.

Sopra la cabina è inoltre visibile il supporto dell’antenna radio, particolare che contribuisce a rendere immediatamente riconoscibile la struttura del velivolo.

Le ali e i motori

Le ali si estendono sulla sabbia e conducono verso i due motori, oggi parzialmente interrati e ricoperti da concrezioni marine.

I mozzi delle eliche risultano ancora visibili, mentre le pale non sono più presenti. Una delle ipotesi formulate è che l’aereo potesse montare eliche con componenti in legno, spezzatesi durante l’ammaraggio e successivamente degradate nell’ambiente marino.

La fusoliera e la coda

La fusoliera risulta interrotta nella zona posteriore. A una certa distanza dal corpo principale si incontra il troncone di coda, separato probabilmente durante l’impatto con la superficie marina o nella successiva discesa verso il fondale.

Sulle superfici metalliche sarebbero state osservate anche alcune tracce delle colorazioni e delle insegne originali, oggi parzialmente nascoste dalla corrosione e dalla colonizzazione biologica.

Immergersi sullo Junkers Ju 88 significa osservare contemporaneamente un relitto aeronautico, una testimonianza storica e un ecosistema marino sviluppatosi nel corso di oltre ottant’anni.

Da macchina da guerra a barriera artificiale

Dopo decenni trascorsi sott’acqua, lo Junkers di Santa Caterina non è più soltanto un reperto militare. Il relitto è diventato anche una vera e propria barriera artificiale.

Spugne, alghe, briozoi e altri organismi marini hanno colonizzato la fusoliera, le ali e le parti dei motori. Le aperture e le cavità offrono rifugio a piccoli pesci, crostacei e numerose altre forme di vita.

La struttura metallica interrompe l’uniformità del fondale sabbioso, creando zone d’ombra, ripari e punti di aggregazione per la fauna marina.

Proprio questo contrasto tra tecnologia e natura rappresenta uno degli aspetti più affascinanti dell’immersione. Un velivolo progettato per scopi bellici è stato lentamente trasformato dal mare in un habitat ricco di vita.

La spedizione JU-88 Expedition

Nell’ottobre del 2017 il relitto fu oggetto di una spedizione specifica denominata JU-88 Expedition, organizzata con lo scopo di documentare l’aereo e ricercare elementi che potessero contribuire alla sua identificazione.

Durante le immersioni vennero effettuate riprese fotografiche e video, ricognizioni sul fondale e osservazioni dettagliate delle superfici del velivolo.

Una parte del lavoro si concentrò sulla ricerca di targhette, numeri di costruzione e sigle militari. Sugli aerei della Luftwaffe, infatti, questi elementi permettevano di identificare il reparto, la versione e, in alcuni casi, il singolo aeromobile.

Vennero individuate alcune targhette riconducibili ai produttori dei componenti, ma non un numero di matricola completo. Sulla fusoliera fu inoltre osservata una traccia di colore giallo, forse appartenente a una lettera o a una parte delle insegne originarie.

L’ipotesi sull’identità dell’aereo

Le ricerche storiche hanno permesso di individuare un episodio che potrebbe essere collegato al relitto di Santa Caterina.

Secondo la documentazione citata dagli studiosi, il 10 luglio 1943 uno Junkers Ju 88 A-4 con numero di costruzione WNr 5909, appartenente all’11ª Staffel del Kampfgeschwader 1, sarebbe stato costretto ad ammarare a ovest di Gallipoli in seguito a un incendio o a un problema ai motori.

Il pilota, Kurt Köneke, sarebbe rimasto ferito, mentre gli altri componenti dell’equipaggio sarebbero stati indicati come caduti.

La zona riportata nei documenti risulta compatibile con la posizione del relitto. Anche il tipo di aeromobile e la possibile dinamica dell’incidente potrebbero spiegare l’assetto relativamente integro dell’aereo sul fondo.

Tuttavia, in assenza di un numero di costruzione rinvenuto direttamente sul relitto, questa ricostruzione deve essere considerata una ipotesi storica plausibile, ma non ancora un’identificazione archeologica definitiva.

Un’immersione profonda da pianificare attentamente

La profondità di circa 35 metri colloca il relitto nella fascia delle immersioni profonde. Il sito non è quindi adatto a subacquei inesperti o privi dell’addestramento necessario.

A questa quota il consumo di gas aumenta sensibilmente, mentre il tempo di permanenza entro i limiti di non decompressione può essere relativamente breve. Devono inoltre essere considerati gli effetti della narcosi da azoto, che possono ridurre lucidità, attenzione e capacità decisionale.

La pianificazione deve tenere conto di diversi fattori:

  • profondità massima prevista;
  • tempo di fondo;
  • consumo individuale di gas;
  • riserva minima necessaria;
  • eventuali obblighi decompressivi;
  • corrente e visibilità;
  • condizioni meteorologiche e marine;
  • gestione dell’eventuale perdita della cima.

L’utilizzo di una miscela Nitrox può consentire una migliore gestione dell’esposizione all’azoto, ma richiede un brevetto specifico, l’analisi della miscela e il rispetto della massima profondità operativa determinata dalla percentuale di ossigeno.

Attenzione alla penetrazione

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La penetrazione all’interno della fusoliera non deve essere improvvisata. Il relitto presenta aperture, lamiere, possibili restringimenti e strutture indebolite dalla corrosione.

Entrare senza un addestramento specifico per le immersioni in ambienti ostruiti può esporre al rischio di intrappolamento, perdita della visibilità, impigliamento o danneggiamento dell’attrezzatura.

Per la maggior parte dei subacquei, l’esplorazione esterna consente già di osservare tutti gli elementi più interessanti del velivolo senza affrontare i rischi aggiuntivi della penetrazione.

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Rispettare il relitto e la sua storia

Un relitto storico non deve essere considerato un deposito di souvenir. Ogni targhetta, strumento o frammento rimosso dal sito perde gran parte del proprio valore storico e priva i ricercatori di informazioni potenzialmente fondamentali.

Anche appoggiarsi sulla fusoliera o introdurre le mani nelle aperture può danneggiare strutture ormai fragili e indebolite dalla corrosione.

Un buon controllo dell’assetto e della pinneggiata è essenziale per evitare di urtare le lamiere, danneggiare gli organismi marini o sollevare il sedimento presente sul fondale.

La regola da seguire è semplice:

Osservare, fotografare e lasciare ogni elemento esattamente nel luogo in cui si trova.

Una capsula del tempo nel mare della Puglia

Lo Junkers Ju 88 di Santa Caterina è molto più di una semplice destinazione subacquea. È una capsula del tempo che unisce storia militare, aviazione, ricerca documentale, archeologia subacquea e biologia marina.

La sua sagoma conserva la memoria di un’epoca drammatica, ma testimonia anche la straordinaria capacità del mare di trasformare una macchina costruita per la guerra in un luogo capace di ospitare nuova vita.

Numerosi interrogativi rimangono ancora aperti: quale fosse la missione dell’aereo, quale fosse la sua esatta matricola e chi fossero con certezza gli uomini presenti a bordo.

Nuove ricerche archivistiche o l’individuazione di una sigla ancora nascosta sotto le concrezioni potrebbero, un giorno, consentire di attribuire un’identità definitiva al velivolo.

Fino ad allora, lo Junkers continuerà a riposare sul fondale del Salento, silenzioso e immobile, con le ali distese sulla sabbia e i suoi segreti custoditi dal mare.


Informazioni utili sull’immersione

  • Località: Santa Caterina di Nardò, provincia di Lecce
  • Tipologia: relitto aeronautico della Seconda guerra mondiale
  • Aeromobile: Junkers Ju 88, probabilmente versione A-4
  • Profondità: circa 33-35 metri
  • Fondale: prevalentemente sabbioso
  • Livello consigliato: subacquei esperti con addestramento per immersioni profonde
  • Principali rischi: profondità, narcosi, consumo di gas, possibile corrente e presenza di lamiere

Fonti e approfondimenti

Nota di sicurezza: le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la formazione subacquea, la pianificazione dell’immersione e le indicazioni fornite da guide e diving center qualificati.

Pier Paolo "Gus" Liuzzo

Mi chiamo Pier Paolo Liuzzo. Vivo a Tortona, una piccola città in provincia di Alessandria, a metà strada tra Milano e Genova. Pilota di linea ed amante del mare; di quello che conserva e racchiude fra le sue acque.

https://www.gusdiver.com

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